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Spariti 400 mila euro dalla banca, imputato condannato in appello

processo

E’ stata in parte confermata in corte d’appello a Brescia la sentenza di primo grado a 2 anni e 6 mesi emessa l’11 luglio del 2011 a Cremona nei confronti di Concetto Provenza, 57 anni, catanese, residente a Soresina, accusato di appropriazione indebita. Il giudice Enrico Fischetti ha condannato l’imputato a 2 anni e 4 mesi, due mesi in meno rispetto alla decisione del tribunale di Cremona. Provenza, ex responsabile del caveau dell’ex Banca di Roma, è stato ritenuto responsabile dell’ammanco di 400.000 euro spariti dall’istituto di credito. Il 57enne ha sempre sostenuto di aver appoggiato la busta contenente il denaro sul cestino della carta e di essersela dimenticata. L’uomo è stato anche condannato a risarcire l’istituto di credito, costituitosi parte civile attraverso l’avvocato Alessandro Piacentini, della somma scomparsa. Provenza, addetto operativo presso la filiale della banca, si era giustificato dicendo che i 400.000 euro erano finiti per errore nel cestino della carta, successivamente smaltita nell’inceneritore. Secondo la versione della difesa, il primo settembre del 2005 l’imputato stava effettuando la fascettatura della somma in banconote da 500 euro, quando era stato chiamato per svolgere un altro servizio. Aveva quindi appoggiato la busta contenente le banconote sul cestino della carta, dimenticandoselo per l’intera giornata. Solo quattro giorni dopo, il 5 settembre, si era reso conto della mancanza del contante nel caveau, ed aveva segnalato il fatto alla direzione. Una tesi “non credibile”, secondo il giudice di primo grado, che nelle motivazioni aveva scritto: “non appare concepibile che un’operazione di fascettatura di una considerevole somma di denaro, pari a 400.000 euro in banconote da 500, venisse così facilmente interrotta dal Provenza per dedicarsi ad un altro servizio senza che lo stesso non si assicurasse di depositarla in un luogo sicuro”. “Ancora più incredibile”, era commentato nelle motivazioni, “è che tale somma venisse momentaneamente posizionata nel cestino della carta destinato a reale smaltimento, e che il Provenza si dimenticasse di tale importante operazione. Non solo, ma questa dimenticanza si sarebbe reiterata anche alla sera e il giorno successivo per ben due volte, e solo dopo il week end si sarebbe accorto, o ricordato, dell’interrotta operazione del primo settembre”. “L’ultimo controllo dei responsabili della filiale sulle effettive giacenze del caveau”, aveva scritto il magistrato, “risaliva al febbraio del 2005: di fatto il Provenza era stato l’unico da tale data ad attestare la presenza del contante”.

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