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Il ciclone Renzi si abbatte sulle primarie

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Renzi a Cremona (foto Francesco Sessa)

Dal 13 settembre, il Sindaco di Firenze ha iniziato da Verona, a bordo di un camper, la sua campagna in giro per l’Italia, per lanciare la sua candidatura nelle elezioni primarie, promosse dal Partito democratico, per scegliere il candidato a Presidente del Consiglio della coalizione di centro-sinistra, nelle prossime elezioni politiche.

La candidatura di Renzi ha avuto, per così dire, l’effetto di uno “tsunami”. Prima del 13 settembre, pareva che le elezioni primarie sarebbero solo servite ad incoronare Bersani, già segretario del PD, a candidato Premier. Dopo qualche settimana, invece, non vi è più nulla di scontato. La  candidatura di Renzi, che prima nessun osservatore aveva preso sul serio, si è prepotentemente affermata e, in ogni città in cui si è recato, il Sindaco di Firenze ha attirato centinaia o migliaia di persone. Anzi, secondo taluni sondaggi, i due candidati, Bersani e Renzi, sono quasi alla pari nelle preferenze dei potenziali partecipanti alle elezioni primarie.

Anche nella sonnacchiosa Cremona, la presenza di Renzi, pur se salutata dall’inspiegabile gelo della carta stampata locale, ha destato vivo interesse. Renzi, non preannunciato da manifesti ma solo dal passaparola, ha riempito Palazzo Cittanova e la piazzetta antistante. Una folla così per una manifestazione politica non si vedeva a Cremona almeno dagli anni settanta, quando riempivano le piazze personaggi come Fanfani, Pajetta, Zaccagnini.

Il successo di Renzi che, fino a qualche mese fa, era conosciuto quasi esclusivamente dai fiorentini e dagli addetti ai lavori, è dovuto, in buona parte, al meccanismo delle elezioni primarie, che gli hanno offerto una formidabile occasione per proporre la sua persona e le sue idee.

Come ormai ben si sa, le elezioni primarie sono una competizione elettorale attraverso la quale gli elettori o i militanti di un partito politico decidono chi sarà il candidato del partito (o dello schieramento politico del quale il partito medesimo fa parte) per una successiva elezione ad una carica pubblica.

La ragione delle elezioni primarie è la promozione della massima partecipazione degli elettori alla scelta dei candidati, in contrapposizione al sistema che vede gli elettori scegliere fra candidati designati dai partiti al loro interno.

Le elezioni primarie sono caratteristiche degli Stati Uniti. La prima elezione primaria fu tenuta dal Partito democratico nello Stato della Pennsylvania nel 1847. Dopo la guerra civile americana, si diffusero soprattutto negli stati del Sud, nei quali la rappresentanza politica era di fatto monopartitica. Il Sud, uscito sconfitto dalla guerra civile, premiò, infatti, per decenni il Partito democratico, in contrapposizione al Nord, schierato in prevalenza con i repubblicani. In quel contesto, le primarie avevano il ruolo di introdurre il pluralismo nel sistema politico degli stati meridionali.

A partire dagli anni settanta del novecento, poi, le elezioni primarie si sono generalizzate come strumento di scelta del candidati alla Presidenza ed alle alte cariche politiche, in particolare quelle di governatore e di senatore.

Negli ultimi anni, lo strumento delle primarie dagli Stati Uniti si è diffuso in altri paesi, fra cui la Francia (Hollande è stato scelto come candidato socialista alla Presidenza attraverso elezioni primarie).

In Italia, le elezioni primarie sono state introdotte dal Partito democratico. Le elezioni primarie a livello nazionale (quelle di Prodi nel 2005, di Veltroni nel 2007 e di Bersani nel 2009) si sono limitate a dare legittimazione popolare a candidature già predeterminate dal gruppo dirigente del partito. In periferia, invece, dove si sono svolte numerose elezioni primarie per le candidature a Sindaco o a Presidente di Regione, le elezioni primarie sono state fortemente combattute ed hanno talora avuto risultati assolutamente imprevisti. Sono stati, infatti, spesso premiati candidati “outsider”, in contrapposizione a candidati appoggiati dall’apparato del partito.

L’intuizione di Renzi (che, a suo tempo, contro le previsioni, aveva vinto le primarie per la candidatura a Sindaco di Firenze) è stata quella di applicare la logica delle elezioni primarie locali alle elezioni primarie per la candidatura a Presidente del Consiglio, impedendo che queste si trasformassero in una marcia trionfale di Bersani. Anzi ha capito che l’elettorato è ormai stanco di una classe dirigente immobile ed ingessata, legata in modo sin troppo evidente ai propri privilegi. Da qui, il fortunato slogan della “rottamazione”. Renzi ha poi tratto dall’esperienza delle primarie per le presidenziali americane la necessità di far conoscere per tempo la sua candidatura. Negli Stati Uniti, infatti, le primarie durano cinque mesi (dai primi di gennaio ai primi di giugno) e le candidature vengono “testate” in numerose consultazioni, in stati diversi, dove diverse sono le condizioni politiche, sociali, economiche. In Italia, invece, le primarie si svolgeranno, come nel passato, in un giorno solo (la data più probabile pare essere quella del 25 novembre), ma Renzi ha cominciato la sua corsa elettorale circa due mesi e mezzo prima della data fissata ed intende visitare, una dopo l’altra, tutte le città italiane, così come, negli Stati Uniti, nei cinque mesi delle primarie, i candidati attraversano il paese da un capo all’altro.

Quanto alla partecipazione alle primarie, l’esperienza degli Stati Uniti insegna che vi sono due tipi di primarie, quelle chiuse e quelle aperte. Le primarie chiuse (come, in altro modo, i “caucus” che sono assemblee di iscritti al partito) sono riservate a coloro che si registrano come aderenti all’uno o all’altro dei due principali partiti. Primarie aperte, invece, sono quelle in cui possono partecipare tutti, a condizione di essere elettori nello Stato.

E’ noto il conflitto di questi giorni: i seguaci di Bersani vorrebbero primarie chiuse, e cioè riservate a coloro che vorranno sottoscrivere una dichiarazione di intenti e che accetteranno di vedere inserito il loro nome in un elenco pubblico. Evidentemente ciò favorirebbe il successo di Bersani che, a quanto si sa, può contare sul compatto sostegno dell’apparato del partito. Renzi, che è estraneo alla “nomenklatura” è ovviamente favorevole a primarie aperte.

La scelta della candidatura è una delle principali funzioni svolte, nei regimi democratici, dai partiti. Con le elezioni primarie le candidature vengono selezionate in modo trasparente. Le elezioni primarie, tuttavia, non sono un meccanismo neutrale: l’elettorato (lo si vede sistematicamente nelle elezioni primarie americane) è attratto da candidati nuovi. Uno scarso numero di elettori partecipa, infatti, alle primarie per votare il Presidente uscente, la cui ricandidatura è scontata: tanto è vero che quest’anno ben pochi elettori democratici hanno votato alle primarie, in cui Obama era l’unico candidato.

I candidati nuovi, attraverso le elezioni primarie, si fanno conoscere e si temprano in un agone politico assai combattuto, mostrando le loro doti anche di carattere.

Come ha scritto il costituzionalista Stefano Ceccanti, via via nel corso della lunghissima campagna elettorale, i candidati imparano a divenire, possibilmente, dei Presidenti.

Bill Clinton, che oggi è riconosciuto come un grande Presidente, carismatico e popolarissimo, nel 1992, quando si candidò per la prima volta era quasi uno sconosciuto. Era governatore dello Stato dell’Arkansas, più piccolo e più povero di diverse regioni italiane. Una personalità dal profilo politico inferiore a quello di Renzi, che è Sindaco di una grande città, conosciuta in tutto il mondo.

Clinton era uno dei tanti candidati (che la stampa malevola aveva soprannominato i “sette nani”), ma, alla fine delle primarie, emerse come il candidato che avrebbe sconfitto il Presidente uscente, il repubblicano Bush sr.

E’ evidente, quindi, che il meccanismo delle primarie, non può che favorire Renzi, a danno di Bersani. Indubbiamente il gruppo dirigente del PD, troppo autoreferenziale, ha sottovalutato questo fenomeno.

Se poi le primarie saranno del tipo aperto, ciò provocherà un ulteriore indebolimento del partito che le ha organizzate. E, in genere, dei partiti.

L’impatto delle primarie sul sistema politico sarà, in conclusione, notevole e ben più significativo che in passato.

Antonino Rizzo

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