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Omicidio di Crema, Iori resta in carcere: la lettera dei legali

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No dei giudici del riesame di Brescia alla richiesta di scarcerazione di Maurizio Iori, il primario di oculistica dell’ospedale di Crema accusato di aver ucciso l’ex compagna Claudia Ornesi e la loro figlioletta Livia di due anni. Dunque Iori, difeso dagli avvocati Cesare Gualazzini e Marco Giusto, assisterà al processo in corte d’assise a Cremona, fissato per il 19 ottobre, da detenuto. Il medico, accusato del duplice omicidio dell’ex compagna e della figlia, commesso il 20 luglio dello scorso anno a Crema, è in carcere dall’ottobre dello scorso anno. Già il 2 ottobre, al termine dell’udienza del riesame, i legali della difesa si erano mostrati scettici sulla possibile scarcerazione del loro assistito. “A esaminare il ricorso della Cassazione c’erano gli stessi tre giudici che a suo tempo avevano accolto la decisione del tribunale di Crema sulla carcerazione preventiva di Iori”, ha commentato l’avvocato Gualazzini.

Ecco la lettera dei legali inviata agli organi di stampa:

“Il Tribunale di Brescia nonostante la pronunzia della Cassazione, ha ulteriormente respinto l’appello presentato dal Dr. Iori al fine di essere rimesso in libertà, dimostrando con ciò, se ancora ve ne fosse necessità e al di là del caso specifico, che il cittadino una volta afferrato dall’infernale meccanismo che regola la custodia cautelare, non dispone di alcun rimedio efficace per tutelare la propria libertà personale, perché anche quelli previsti dalla legge come riesami, appelli, ricorsi in Cassazione ecc. di fatto non funzionano. Basti considerare che nel caso specifico il collegio giudicante composto da tre magistrati, che ha emanato l’ultimo provvedimento era costituito dalle stesse persone fisiche le quali avevano emesso il provvedimento annullato dalla Suprema Corte e che, come se non bastasse, due (relatore e presidente) facevano parte anche del collegio che aveva respinto inizialmente la richiesta di riesame.
Nonostante il tutto, secondo la prevalente giurisprudenza della stessa Cassazione, sia dal punto di vista formale perfettamente legittimo, la situazione è tanto palesemente anomala da commentarsi da sé e da dimostrare l’urgenza di una riforma normativa che restituisca al cittadino la sua dignità garantita dalla costituzione, smettendo di trattarlo come un suddito. Ora (e sarebbe il caso di dire finalmente) la vicenda approderà in Corte d’Assise ove non dubitano che, come già era avvenuto in Cassazione, le ragioni del Dr. Iori vengano prese nella dovuta considerazione”.

Il 28 settembre scorso, intanto, sono stati estratti a Cremona dal giudice Pio Massa i nomi dei sei giudici popolari e dei due sostituti che con lo stesso Massa e con il giudice Pierpaolo Beluzzi faranno parte del collegio giudicante nel processo. Si tratta di tre uomini e tre donne e di due sostituti.

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Commenti
  • Pino

    Poverino, dopo aver ucciso compagna e figlia di 2 anni c’e’ sicuramente da stupirsi ed indignarsi che non lo lascino libero…. altro che prigione, lavori forzati x il resto della vita!!!!

  • IL LIBERO CONVINCIMENTO
    Un ingegnere progetta la casa secondo le proprie idee, e le argomenta bene, ma all’inaugurazione la casa crolla: possiamo immaginare le reazioni, da chi voleva abitarci, al giudice obbligato a dare un parere. Un giudice motiva la sentenza in modo personale e, a meno sia l’ultimo, male che vada il giudice di ricorso gliela boccia.
    Lo studio legale Cataldi spedisce gratis a chi ne faccia richiesta le news più interessanti della settimana. La Cassazione, 38762/2012, ha stabilito che non fa reato il sindaco che raccomanda un protetto all’Asl, e riceve un compenso, perché come sindaco non ha potere sull’Asl.
    Stringo sperando di non togliere chiarezza: il Giudice deve essere libero da qualsiasi potere esterno, pena la scomparsa della giurisdizione. Meno peggio, per noi cittadini, ogni tanto un giudice arrogante o sciocco che l’intera categoria soggetta, che so, a un ministro. Però la categoria dovrebbe strillare di meno davanti ai tentativi della politica, e provvedere essa per prima a limare i propri eccessi; come la pubblica opinione, che è sinonimo di libertà, dovrebbe intervenire più spesso e con maggior decisione, non limitarsi a trasformare, quando capita, una sentenza in una barzelletta.
    Quanto sopra per introdurre il mio stupore di fronte al terzo rifiuto dei giudici di Brescia di porre in libertà, in attesa del processo che inizia tra pochi giorni, Maurizio Iori, il medico di Crema accusato di aver ucciso l’ex amante e la figlioletta di due anni. Come ha ben motivato la Cassazione, invitandoli a cambiar parere, non per buonismo naturalmente, ma perché così prevedono la Costituzione e le leggi che ne seguono. Ma i giudici di Brescia insistono e confermano la loro prima decisione.
    Riassumo. Luglio 2011, vengono scoperti i corpi delle poverette, per tre mesi la Procura lo tiene per omicidio suicidio della madre, poi cambia parere e in ottobre incarcera Iori. Che naturalmente non ci sta, e i suoi avvocati si battono con perizie su perizie e memorie dimostrative, ignorate a Brescia ma accolte a Roma: sugli oggetti di morte, bombole e sonniferi, mancano le tracce organiche di Iori mentre ci sono quelle della donna, e a Brescia si son dimenticati di spiegare perché; manca la ragione di considerar pericoloso Iori, motivo per cui lo si tiene in carcere.
    Qui sta la gravità del caso: resta in carcere non per il timore inquini le prove, non perché possa fuggire, ma perché potrebbe ripetere il reato, cioè essendo maschio di successo, come messo in libertà provvisoria e in attesa di processo per l’omicidio di un’amante, potrebbe, da insospettabile com’è per i giudici, cercare di eliminare le altre! Questo è l’unico motivo, ben argomentato immagino, per cui rifiutano di liberarlo!
    Non c’è bisogno d’essere giudici né avvocati, se davvero lo ritengono capace, dopo aver ucciso la donna, la figlia di due anni, di uccidere ancora, e poi dio sa per quali motivi, le altre amanti, perché non l’hanno sottoposto ad un accuratissima visita psichiatrica che altro non poteva concludersi non con la prigione ma in ricovero coatto in casa di cura?
    Ci sarebbe da scrivere ancora, come han fatto i difensori stupefatti che a ogni ricorso a Brescia i giudici siano i medesimi dell’atto contestato, che quanto sostengo non vuol essere una prova dell’innocenza di Iori, non lo so, ci penserà il processo, ma ho già scritto troppo, e concludo con una proposta alla pubblica opinione.
    Stabilito che ciò che capita a Iori, il giudice sostiene “è così perché lo dico io”, domani può succedere a noi, in qualsiasi causa, anche il banale incidente della strada, perché non renderlo noto il più possibile, tipo moviola nel calcio?
    I tifosi ricorderanno Buffon che alla fine dell’ultimo campionato, Juventus – Lecce, passa la palla all’avversario, che segna, e rimette in gioco la corsa allo scudetto. Moviolato in tutta Italia, per giorni e giorni, distratto (per me), incapace, corrotto?
    Bene, si provveda, invece di moviolare i soliti Ingroia o Boccassini, Tribunale per Tribunale, a moviolare provvedimenti alla Iori, che il cittadino sappia con che giudice potrebbe aver a che fare: magari la prossima volta (la nostra?) quel giudice prima di decidere ascolta anche il parere degli altri.

    Cremona 09 10 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info