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Badante peruviana accusata di circonvenzione di incapace, a processo

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Una badante peruviana è accusata di circonvenzione di incapace per aver abusato  dello stato di infermità di una maestra elementare di cui l’imputata si era presa cura, inducendola a farsi nominare procuratore generale per poter disporre dell’eredità della sorella dell’anziana. Dell’accusa, Silvia, l’imputata, sposata e madre di tre bambini, dovrà difendersi a processo davanti al giudice Pio Massa. Silvia aveva accudito le due anziane sorelle Angela e Carla, entrambe nubili. Le due donne abitavano a Melzo, ma poi erano state ricoverate nella casa di riposo di Casalbuttano. Prima era morta Angela, poi Carla, malata di Alzheimer, che per ricompensare Silva l’aveva nominata erede di oltre 46mila euro. A denunciare la badante per circonvenzione di incapace era stato un cugino di Carla, in seguito deceduto. Secondo la consulenza tecnica del dottor Franco Spinogatti, lo psichiatra incaricato dalla procura di accertare “se e di quale patologia era affetta” l’anziana maestra nel 2005, Carla “presentava segni e sintomi di demenza di Alzheimer, ma l quadro clinico era tale da non compromettere totalmente le capacità intellettive, comportando una limitazione della memoria e del vocabolario, ma non delle capacità di comprendere il valore e il disvalore delle proprie azioni e quindi delle capacità volitive e di autodeterminarsi”. Una imputazione coatta ha portato la badante peruviana davanti al giudice, perché la stessa procura aveva chiesto l’archiviazione, ma gli eredi si sono opposti. Per l’accusa, Silvia si sarebbe fatta nominare procuratore generale e si sarebbe fatta concedere il potere di firma sul proprio conto corrente aperto alla Banca Popolare di Lodi, agenzia di Melzo. Il processo è stato aggiornato al prossimo 28 febbraio.

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