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Anche a Cremona i 'nuovi poveri' "Incremento di richieste alla Caritas del 40%"

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Sopra, l’ingresso delle cucine benefiche della Caritas

In occasione della Giornata mondiale di lotta alla povertà del 17 ottobre, Caritas Italiana ha presentato il Rapporto 2012 su povertà ed esclusione sociale in Italia, dal titolo “I ripartenti. Povertà croniche e inedite. Percorsi di risalita nella stagione della crisi”. Il documento analizza il fenomeno grazie al campione di 191 centri d’ascolto di 28 Diocesi italiane, tra cui quella di Cremona. Dati da cui emerge come la crisi economico-finanziaria ha determinato l’estensione dei fenomeni di impoverimento ad ampi settori di popolazione, non sempre coincidenti con i “vecchi poveri” del passato. Un quadro in linea con la situazione cremonese dove – spiega il direttore di Caritas Cremonese, don Antonio Pezzetti – “si è registrato un incremento di richieste di quasi il 40%, con la situazione che in queste settimane si è aggravata in modo particolare”.

L’aumentano riguarda soprattutto gli italiani: cresce la multi problematicità delle persone con storie di vita complesse, di non facile risoluzione, e che coinvolgono tutta la famiglia. La fragilità occupazionale è molto evidente e diffusa: rispetto alle tendenze del recente passato, i poveri in Italia sono sempre meno “working” e sempre più “poor”. Aumentano gli anziani e le persone in età matura: la presenza in Caritas di pensionati e casalinghe è ormai una regola, e non più l’eccezione.

“Tante persone italiane che in passato non avrebbero mai pensato di dover venire alla Caritas – spiega don Pezzetti – si sono invece trovate costrette a bussare ai nostri sportelli. Tra questi anche molti anziani con la pensione minima che, di fronte a una certa necessità, fanno davvero fatica ad affrontarla: basta una malattia per rendere difficoltoso far fronte a tutte le spese del mese”.

Non aiuta certo la crisi occupazionale, ancora problematica. “Orami da tre anni si dice che a fronte della crisi economica si inizia a intravedere una piccola ripresa, ma in realtà le cose non sembrano migliorare anche a motivo di una continua perdita di posti di lavoro”.

“E il lavoro – continua il direttore di Caritas Cremonese – è diventato qualcosa di tragico soprattutto per le famiglie straniere, che spesso sono monoreddito, con un contratto non forte e, non potendo vantare reti familiari, di fronte a mesi di cassa integrazione devono rivolgersi a noi, cosa che mai avevano fatto prima. Quando arriva il licenziamento le difficoltà sono tante e non è facile neppure pensare di tornare nel proprio Paese d’origine dopo essere stati sul nostro territorio dieci o quindici anni e con i figli ormai integrati nella nostra realtà”.

Come si impoveriscono ulteriormente le famiglie immigrate, peggiorano le condizioni di vita degli emarginati gravi, esclusi da un welfare pubblico sempre più residuale. “Purtroppo i Servizi sociali stanno vivendo un grave problema e già adesso hanno speso quanto usato nel corso di tutto il 2011. C’è dunque una grande difficoltà di reperimento di risorse: dobbiamo cercare trovare insieme le risposte più vere per uscire da questa crisi”.

A livello nazionale nel primo semestre 2012 le persone transitate nei centri di ascolto Caritas sono state 22.523 (contro le 31.335 registrate in tutto il 2011). Se si mantenesse stabile tale andamento anche nel corso del secondo semestre 2012, l’aumento sarebbe pari al 33,5% per anno. Rispetto al 2011 si evidenziano già alcune linee di tendenza: aumentano gli italiani (+ 15,2%); stabili i disoccupati (59,5%); aumentano i problemi di povertà economica (+10,1%); diminuisce del 10,7% la presenza di persone senza dimora o con gravi problemi abitativi; aumentano gli interventi di erogazione di beni materiali (+44,5%).

Nonostante le tendenze di peggioramento, si registrano segni di speranza: una grande vitalità delle comunità locali, che hanno avviato esperienze di ogni tipo per contrastare le tendenze della marginalità sociale. “Questo segno di speranza è molto importante – afferma don Pezzetti –. Già dal Natale 2008 la Chiesa ha ribadito come questo tempo di crisi dovesse far riflettere su un certo sistema economico: c’è dunque qualcosa da cambiare e non solo aspettare di ritornare come prima. Quindi c’è uno stile di vita che ci richiama tutti a una maggiore sobrietà e della solidarietà nei confronti di chi è nel bisogno”. Le opportunità certo non mancano, a partire dal “Fondo famiglie” al “Prestito della Speranza” o il “Microcredito”. “Queste occasioni di solidarietà – conferma il sacerdote – hanno permesso a tante famiglie di superare questo momento di difficoltà. I numeri di questi mesi, però, stanno mettendo in crisi le nostre disponibilità”.

“Le nostre parrocchie – continua ancora don Pezzetti – sono impegnate in prima linea per dar risposta ai tanti bisogni. È il momento anche per noi di essere ancora più uniti: non solo nel trovare le risorse da reperire in maniera solidale alle persone, ma anche nel coinvolgere persone di buona volontà che sappiano essere vicine a queste persone, con un vero e proprio accompagnamento. Ciò che manca a volte è proprio la vicinanza di qualcuno che possa aiutare a gestire le poche risorse che ci sono, anche con una giusta scala di valori nelle spese da affrontare”.

Attenzioni che saranno al centro della Settimana della Carità che anche quest’anno è promossa in diocesi in prossimità della festa patronale di sant’Omobono e che vedrà, proprio il 13 novembre, la Caritas diocesana festeggiare i propri 40 anni di storia.

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