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'Iori ha minacciato Claudia e la bimba', il vicino smonta l'alibi

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Sopra, Iori accompagnato in tribunale (foto Francesco Sessa)

Altre testimonianze in aula, in mattinata, durante la quarta udienza del processo a Maurizio Iori, accusato in corte d’assise dell’omicidio dell’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e della figlia di due anni Livia, morte nella notte tra mercoledì 20 e giovedì 21 luglio 2011 nella loro casa di via Dogali, a Crema. Iori avrebbe narcotizzato con del medicinale nascosto del cibo le due, prima di disperdere del gas letale nell’aria.

IL MARITO DELLA SORELLA DI CLAUDIA: “IORI L’HA MINACCIATA INDICANDO LA PANCIA”

Sentito in tribunale il marito della sorella di Claudia: “Eravamo in buoni rapporti. La vedevo abbastanza spesso. Abitavamo vicino. Il rapporto tra Claudia e Livia era buonissimo. Claudia ha fatto il test di gravidanza a casa nostra. E sia Claudia che mia moglie mi hanno raccontato che Iori quando è venuto a conoscenza dell’arrivo della bimba ha detto che non era il momento giusto, che era un problema per la sua reputazione perché aveva procedimenti in ballo con l’ex moglie e che questa gravidanza gli avrebbe portato via i bambini. Insomma, non era d’accordo. Claudia era provata, ma ha deciso di portare avanti comunque la gravidanza. Lei e la sorella si dicevano praticamente tutto e a quanto so Claudia non faceva uso di farmaci”.

Durante il suo racconto il cognato di Claudia (in quei giorni lei era al sesto mese), ha aggiunto: “Claudia si era rivolta ad un avvocato che le aveva detto che era impossibile che la sua gravidanza potesse creare problemi a Iori sull’affidamento degli altri suoi figli”. Ed ha ricordato: “il legale aveva proposto a Claudia di scrivergli una lettera chiedendogli di riconoscere la bambina. Ho saputo che all’atto della consegna della lettera a Iori, lui aveva detto a Claudia: ‘Non creare casini, altrimenti te la faccio pagare a te e a quella lì’, indicando la pancia“.

IL VICINO E LA SUA DOMESTICA: “ABBIAMO SENTITO DEI LITIGI”

Ascoltato pure un vicino di Claudia, un commercialista che abita sopra l’appartamento degli orrori di via Dogali: “Claudia era molto cortese, ogni tanto sentivo la bambina, ma era un’ottima vicina. Ed era sempre di buon umore”. Il professionista ha spiegato che il 20 luglio 2011 (la morte di mamma e figlia risale alla notte tra il 20 e il 21) lui era andato a Pinerolo con un amico e quando era rientrato aveva sentito uno strano odore: “Mi sembrava gas e ho aperto la finestra. Era però un odore che poteva assomigliare alla plastica dei sacchi di spazzatura”. Incongruenze sull’ora di rientro. Davanti alla polizia aveva messo a verbale di essere rincasato alle 21,45, mentre oggi in aula ha detto alle 20,40. Di fronte ai giudici ha affermato che quanto riferito all’epoca è sicuramente più veritiero, visto che è passato oltre un anno. Ha comunque affermato di essere andato a Pinerlo percorrendo l’autostrada: probabilmente verranno effettuati accertamenti sul telepass per gli orari. Ha inoltre aggiunto di aver sentito quella sera, o la sera prima (non si ricordava con precisione), una discussione: “Una persona urlava, tra le 22 e le 22,30. Ho udito una voce di donna”. Su Iori: “Lo conoscevo. Era il mio oculista. L’ho incrociato una volta sulle scale del condominio”.

In aula anche la testimonianza dalla domestica del commercialista, che ha riferito che giovedì 14 luglio 2011, alle 14,15, mentre saliva le scale del palazzo, ha sentito qualcuno che litigava nell’appartamento di Claudia: “Era una voce di donna”.

AGGIORNAMENTO – LE PAROLE DI IORI E LE BOMBOLE DI GAS

Davanti alla corte d’assise anche le dichiarazioni spontanee dell’imputato: “Ho acquistato quattro bombole di gas e tre fornelletti a Carugate e ho portato tutto a casa di Claudia il sabato. Mancava un altro fornelletto, che ho preso il martedì successivo a Pieve Fissiraga perché tornando da Rimini mi sono fermato a Lodi”. Quanto dichiarato da Iori, però, è smentito dagli scontrini rilasciati dai due centri commerciali, secondo cui sabato 16 luglio il medico aveva comprato quattro bombole a Carugate e nella stessa giornata tre fornelli a Pieve Fissiraga. L’acquisto dell’ultimo fornello risale al 19 luglio, sempre a Pieve Fissiraga. L’ex primario di Oculistica di Crema ha aggiustato il tiro anche sulla presunta inappetenza della figlia Livia, così come sempre dichiarato dalla difesa ma finora smentito da tutte le testimonianze sentite in aula. Iori ha sostenuto di aver comprato le bombole non perchè Livia fosse inappetente, ma perché i bambini in vacanza giocano, dormono e non osservano orari fissi per mangiare: era, secondo lui, “la cosa più semplice da fare per garantire una corretta alimentazione alla bambina”.

IL VICINO DI CASA DI IORI SMONTA L’ALIBI E TROVA IL PRESUNTO MOVENTE

Fondamentale la testimonianza del vicino di casa di Iori, che ha raccontato di aver ricevuto dalla compagna, la sera del 20 luglio alle 21,28, una telefonata della moglie di Iori Laura Arcaini. La donna, che in quei giorni era in vacanza a Rimini, si era detta preoccupata del fatto che il marito, che aveva sentito intorno alle 20 e che le aveva detto che l’avrebbe richiamata prima di andare a letto, non rispondeva alle sue telefonate. “Sono sceso a controllare e in casa le luci erano spente”, ha raccontato il vicino. “La macchina era parcheggiata e il motore era tiepido. Su richiesta della moglie di Iori ho chiamato il 113, e all’arrivo della polizia, che ha aperto la porta con un piede di porco, siamo entrati in casa. E’ stato allora che ho visto un mazzo di chiavi e un telefono“. Il  cellulare risulterà di Maurizio Iori (l’apparecchio si era messo a vibrare quanto su richiesta della polizia la moglie aveva nuovamente composto il numero di telefono del marito).”Vicino alle chiavi e al cellulare”, ha continuato il vicino, “c’era una busta aperta e un foglio manoscritto che spuntava. Senza estrarlo ho letto le prime righe, che più o meno dicevano ‘Non trovo giusto che mia figlia viva senza un padre’. Quando l’ho raccontato alla Arcaini, lei mi ha detto che sapeva già di quella persona”.

Alle 2.05 di quella stessa notte, alla centrale operativa del 113 era arrivata una telefonata di Iori che era rientrato a casa da poco. Il medico aveva trovato il biglietto del vicino di casa che lo avvertiva che la moglie l’aveva cercato più volte, anche se dall’esame del suo cellulare, come riferito da uno degli agenti intervenuti nella casa, non sono state trovate tracce delle chiamate effettuate dalla Arcaini. Al poliziotto della centrale operativa, Iori aveva detto che era tutto a posto e che si era già messo in contatto con la moglie.

Sara Pizzorni
Michele Ferro

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Commenti
  • CONDANNA AI PUNTI
    Sebbene non veda, per come è scritto il 533 cpp: “il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio”, come possa esserci condanna in un processo indiziario, in qualsiasi, perché, anche se scritto, temo, in un momento di populismo sfrenato, l’italiano non è a disposizione di alcun giudice, nemmeno della Corte Costituzionale, vedo scarse speranze per Maurizio Iori. Se non è colpevole, lo si fa diventare, quando leggo perfino su http://www.cremonaoggi.it il titolo agghiacciante: Iori ha minacciato Claudia e la bimba, il vicino smonta l’alibi.
    Non c’ bisogno di dimostrazioni, e i dubbi si sciolgono come neve al sole: un mostro è degno di tutto!
    Per chi non seguisse, Claudia incinta ha detto alla sorella che l’ha detto al marito che l’ha ripetuto in udienza che Iori le aveva detto: non creare casini altrimenti te la faccio pagare a te e a quella lì, indicando la pancia.
    Il vicino smonta l’alibi: tema affascinante, come in ogni giallo che si rispetti, solo che qui non c’è alibi alcuno, la successione dei fatti è pacifica, si tratta solo di stabilire se Iori durante la cena sia riuscito a far mangiare un etto di Xanax a Claudia, un po’ meno alla bimba, o appena uscito abbia provveduto Claudia in piena autonomia.
    Quanto al resto dell’udienza, a fine mattina sono uscito, tanto il copione è sempre il medesimo, in una relazione tra uomo e donna di 44 e 37 anni lui è l’ape regina lei la metà oppressa, nonostante il codice sia abbastanza chiaro, 194/3 cpp: il testimone è esaminato su fatti determinati, non può deporre sulle voci correnti nel pubblico né esprimere apprezzamenti personali salvo che sia impossibile scinderli dalla deposizione sui fatti, la scarnificazione di Iori, iniziata alla prima udienza dal padre di Claudia, non avevo stima di lui né come uomo, né come padre, né come medico, è continua.
    Da un momento all’altro la confessione a quasi sorpresa: sono stato io, non lo sapevo, ma voi mi avete convinto!
    Aspettiamoci tutto, quando un testimone che sulla carta è attendibile, abita al piano di sopra delle povere morte e è dottore commercialista, non ricorda bene ciò che ha dichiarato a suo tempo a verbale, ma se oggi dice qualcosa di diverso, esatto è il verbale, tranne, improvvisamente è certo, non aver udito altre voci di litigio oltre a quella di una donna.
    Spero non resti inosservata, perché avrà grande spazio al momento di tirare le conclusioni, una noticina del cognato di Claudia: era la persona più inadatta ai piccoli lavori fai da te di casa, mi chiamava anche per appendere un quadro. Un giorno salgo sulla scala per attaccare la plafoniera: Claudia hai staccato la corrente? Certo. Prendo la scossa e le dico, ma cos’hai staccato? Aveva semplicemente girato l’interruttore, come non sapesse del quadro elettrico.
    Chi segue le cronache del processo, ricorderà che al ritrovamento dei corpi la corrente risultava staccata, quindi non poteva essere stato che Iori, che, semipentito, non voleva provocare altre vittime.
    Per concludere, mi amareggia il silenzio dei giornalisti di Cremona sulle troppe incongruenze di questo processo, ripeto, non so se Iori sia innocente o colpevole, ma non c’erano prove sufficienti per iniziarlo; si limitano a trascrivere, a volte con veleno, ciò che sentono, senza porsi la domanda della loro funzione. Sono registratori di cassa o per dare un giudizio devono aspettare che un accidente simile capiti a loro?

    Cremona 01 11 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

    • sara

      MA LASA LE’! Se Iori è un tuo amico sono cavoli tuoi

  • ALLUNGARE IL BRODO
    Gergo giornalistico, c’è un po’ di bianco che non ha diritto d’esistenza, espandi l’articolo. Ma non deve essere un moto continuo, di tutti i giorni. E poi ha un compito limitato, quello appunto del bianco/nero.
    Non, come fa la Provincia quotidiano eccetera: oggi siamo ai pizzaioli dopo aver terminato le pettinatrici, le panetterie, bar e gelati eccetera, tanto per vendere 231 copie in più abbandonando la strada maestra, scrivere un buon giornale che si legga con piacere. Che per Zanolli Vittoriano dev’essere una fatica d’Ercole, col doppio dei giornalisti che servono su carta non riesce a fare un on line decente, mentre http://www.cremonaoggi.it lo fa ottimo con un decimo dei suoi……
    Certo che se la tecnica è due pagine per la pizza, due per il processo Iori, con lo stesso spirito, lunghissimo elenco a guida del telefono senza un briciolo di vivacità, di iniziativa, la strada per il successo è lunga, in salita e sterrata.
    Ma chi se ne frega di una classifica di 76 pizzerie a suon di tagliandi dei clienti!
    Ma chi va a leggere una cronaca stenografata d’un processo con titoli a effetto cui non corrispondono contenuti e verità!
    In un casino come il processo Iori un giornalista che voglia e sia capace trova la sua gloria, altro che abbeverarsi a una tesi e continuare a ripeterla come potesse interessare un lettore attento!

    Cremona 02 11 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • Interesting column , I am going to spend more time reading
    about this topic