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Cocaina colombiana nella lana dei tappeti Blitz, in manette casalasco Stroncato traffico internazionale

carabinieri

AGGIORNAMENTO – Importare la droga sciogliendo chimicamente la cocaina ed impregnando la lana utilizzata per filare i tappeti. Operazione antidroga dei carabinieri. Coinvolte le province di Milano, Cremona, Monza e Brianza, Brescia, Bergamo, Varese, La Spezia e Reggio Calabria. Tra gli arrestati, anche un casalasco, Umberto Ruberti, 48 anni. Coltivava canapa indiana e si dedicava alla produzione e commercializzazione di marijuana. Nel corso della perquisizione i militari hanno trovato una decina di piante di marijuana e circa 2,2 chilogrammi della stessa sostanza stupefacente pronta all’uso. Nella sua abitazione è stata scoperta una vera e propria piantagione con un sistema di serre per la creazione del microclima ideale alla coltivazione della marijuana, nonché un piccolo laboratorio artigianale per la lavorazione successiva.

TRAFFICO INTERNAZIONALE: OLTRE 50 ARRESTI

.In complesso i carabinieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di oltre 50 soggetti indagati e accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, riciclaggio e ricettazione. Ruolo di primo piano per gli italiani ritenuti membri del sodalizio criminale.

DROGA DALLA COLOMBIA

L’organizzazione si approvigionava dai cartelli colombiani della droga, la importava in Italia e la distribuiva attraverso una articolata rete di “collaboratori”. Indagine condotta dai carabinieri di Sesto San Giovanni e coordinata dalla Dda di Milano. L’operazione è stata denominata denominata ‘Pollicino’ da un episodio particolare: uno dei corrieri che trasportava sei chili di coca in uno zaino su un motorino aveva perso lo stupefacente per strada ma è riuscito a recuperarlo seguendo le tracce sulla strada. I grossi carichi di droga venivano acquistati dalla banda in Colombia, da cui partivano con navi mercantili verso la Spagna per essere poi trasportati in Italia da corrieri attraverso auto con doppio fondo. Per occultare la cocaina, i narcos avevano escogitato uno stratagemma molto ingegnoso: con un processo chimico impregnavano di cocaina il filo con cui tessevano tappeti. Una volta arrivati a Milano, in un appartamento di via Gulli 40, un chimico venezuelano riusciva a recuperare lo stupefacente. Al momento dell’irruzione dei carabinieri nello stabile, lo specialista non era presente, ed è tuttora latitante, ma sono state sorprese tre persone che avevano con sè 10 tappeti da lavorare e 5 chili di cocaina già pronta. L’appartamento era diventato una vera raffineria dove la droga purissima, anche al 95 per cento, veniva tagliata e impacchettata per la vendita. Il laboratorio è stato individuato dagli investigatori perchè nel corso delle indagini sono stati insospettiti dallo strano viavai di tappeti.

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