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Stradivari classico e romantico: Marzadori suona l'intarsiato Hellier

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L’ultimo appuntamento della rassegna “Antonio Stradivari faciebat” – domenica 9 dicembre, alle 11, nella Sala San Domenico del Museo Civico di Cremona – celebra la grandezza del liutaio affidando, per una audizione irripetibile, il violino intarsiato “Hellier” a Laura Marzadori.

Se, infatti, Antonio Stradivari costruì non meno di un migliaio di strumenti e circa la metà è giunta intatta sino a noi, solo una decina, realizzati per committenti importanti o in occasioni particolari, presentano intarsi preziosissimi: sono le perle più fulgide dell’arte del sommo liutaio, l’espressione più alta del suo genio, che qui tocca la perfezione. Sono, ovviamente, capolavori rarissimi, spesso difficilmente raggiungibili e forse anche per questo ancor più affascinanti. Tanto più che Simone Fernando Sacconi, uno dei massimi esperti dell’opera del grande liutaio, definì l’Hellier “il più prezioso violino intarsiato di Stradivari”. Lo strumento, appartenente ad una collezione privata, è esposto al Museo Civico di Cremona nell’ambito del progetto “friends of Stradivari”, il network promosso dalla Fondazione Stradivari tra quanti suonano, studiano, collezionano o semplicemente amano i grandi capolavori liutai cremonesi.

Nessuno di questi strumenti viene normalmente utilizzato per concerti. Domenica, invece, l'”Hellier” sarà straordinariamente affidato a Laura Marzadori, indicata da Salvatore Accardo come uno dei maggiori astri nascenti del panorama violinistico internazionale. Alla tastiera del pianoforte siederà Maria Grazia Bellocchio. La storia dello strumento sarà invece raccontata dal conservatore Fausto Cacciatori.

Il programma dell’audizione integra perfettamente le definizioni di classico e romantico, due aggettivazioni stilistiche distinte, ma non contrastanti fra di loro. A dispetto della data di pubblicazione, 1799, le Sonate op. 12 di Ludwig van Beethoven entrano prepotentemente nell’Ottocento. Infatti, all’epoca, furono giudicate troppo difficili e complesse, a conferma di quanto lo stile del giovane Beethoven riuscisse ancora ostico alle orecchie di molti contemporanei proprio perché preconizzava una scrittura già molto più moderna. Soprattutto nella Terza Sonata: benché l’Allegro con spirito iniziale sia parzialmente ancora debitore nei confronti di Mozart, del tutto personale e pieno di temperie romantica è invece il successivo Adagio con molta espressione, mentre il vivace Rondò, Allegro molto, supera le forme classiche con una scrittura già virtuosistica.

Nel lessico di Felix Mendelssohn-Bartholdy l’amore per le costruzioni chiare e luminosamente scandite del linguaggio musicale non è mai disgiunto da una inclinazione poetica per contenuti irreali e fantastici. Anche la Sonata in fa maggiore MWV Q7, solo un ventennio più recente, è connotata tanto dalla purezza dell’elegante invenzione melodica quanto dalla brillantezza spumeggiale dei tempi allegri, condotti con travolgente forza ritmica, come si apprezza nel conclusivo Assai vivace punteggiato da una frastagliata fioritura ritmica quanto mai frizzante e leggera.

Un’aura pienamente romantica ammanta i brani di Paganini e la scintillante “Campanella”, proposta nella riduzione di Kreisler: le arditezze tecniche si coniugano felicemente ad abbandoni sentimentali. Sono le cosiddette “tentazioni virtuosistiche”, melodie prive di rigore strutturale ma dove si può assaporare appieno la linfa vitale del gusto e del divertimento impliciti in quel violinismo tardo ottocentesco, di maniera – e forse anche di concezione poetica di impronta classicista se non perfino baroccheggiante – ma sempre molto gratificante per interprete ed accattivante per gli ascoltatori.

Benché pienamente novecentesca, infine, Tzigane di Ravel si ricollega a quella tradizione musicale, da Haydn a Brahms, che aveva tentato di assimilare l’elemento esotico all’interno della musica occidentale. Ed anche la forma evolve una forma già ampiamente frequenta da Listz, alternando una sezione lenta, dal carattere d’improvvisazione, ed una veloce e incalzante. Sono il “Lassù” e il “Friss” del cosiddetto Verbunk, un tipo di danza militare ungherese che l’autore esalta con il cesello di un raffinatissimo ordito strumentale, denso di effetti coloristici e rapinose svolte dinamiche.

Il concerto è promosso da Assessorato alla Cultura del Comune di Cremona, Fondazione Stradivari e Cremonabooks

Il biglietto per assistere al concerto costa 3 euro oltre alla normale quota d’ingresso al Museo Civico; può essere acquistato in prevendita presso il Bookshop del Museo (via Ugolani Dati, 4 – tel. 0372 803622 – bookshopcr@gmail.com) o la Libreria Cremonabooks (Largo Boccaccino 12/14 – tel. 0372 31743).

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