Un commento

Addio alla Provincia del Po, finisce in un binario morto il decreto di Monti

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Non sarà convertito in legge il decreto che riorganizzava le province italiane. Lo si è appreso dalla seduta della commissione Affari costituzionali che si è tenuta questa sera, preceduta da una riunione ristretta dal presidente di commissione Carlo Vizzini, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi e il sottosegretario Antonio Maraschini. La commissione e governo hanno preso atto della quantità di emendamenti e subemendamenti presentati al provvedimento e hanno ritenuto che non fosse possibile approdare in aula martedì pomeriggio come stabilito dal calendario del Senato. “Il destino di questi mesi è di perdere occasioni importanti – ha commentato Vizzini – è stato fatto uno sforzo per trovare le condizioni complessive per approvare questo provvedimento atteso ma non è andato a buon fine”. “Il governo  – ha commentato Patroni Griffi – ha fatto quello che poteva. Oggi ha preso atto della situazione”. A questo punto sarà necessario escogitare una norma che coordini le disposizioni sulle province previste dal decreto salva Italia e dalla spending review. Ma sulla possibilità che questa norma sia inserita nella legge di stabilità Patroni Griffi non risponde: “Probabilmente ci sarà qualche intervento del governo ma ora non so rispondere”.

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Commenti
  • Giacomo

    Le Province, tranne qualcuna troppo piccola e in evidente dissesto, vanno lasciate cosi come sono, in quanto sono organi periferici per gestire problematiche locali a carattere intercomunale. Quello che il governo “non ha saputo e voluto fare” e, che invece assolutamente ci vuole, è l’abolizione dell’apparato politico, clientelare, corruttelare che adorna le Province, non l’abolizione dell’apparato amministrativo indispensabile a tante necessità locali della gente. Dovrebbero essere a turno direttamente i sindaci dei Comuni con oltre 15000 abitanti a gestirle e, ovviamente, una rappresentanza dei sindaci dei Comuni del territorio inferiori ai 15000 abitanti. Quindi via presidenti, vicepresidenti, assessori e consiglieri. Poi, considerata la grave crisi in atto, vanno adeguati gli stipendi del segretario e suoi vice, del direttore generale e sui vice, dei vari funzionari e dirigenti che non devono superare 3/4.000 euro max al mese e, abolire i vari premi, benefit e rimborsi alle stelle. Controllare una ad una le spese di gestione ed abbattere i tanti sprechi esistenti. Questo è il risparmio che vuole la gente in primis, non la solita “montata” di chiacchiere che serve per non cambiare nulla e alla fine per continuare a garantire privilegi ai soliti delle poltrone…