7 Commenti

Vescovo contro negozi aperti la domenica, Cgil: 'Presa di posizione positiva'

negozi-aperti

Il Vescovo ha preso posizione contro le aperture domenicali e festive dei negozi e la Cgil cremonese plaude. “Accogliamo positivamente – scrive Carla Spelta, segretario generale Filcams Cremona – la presa di posizione che, anche nella nostra provincia, hanno assunto la Curia nella persona del Vescovo monsignor Lanfranconi e Confesercenti sull’apertura senza regole degli esercizi commerciali. Sin dal momento dell’entrata in vigore del decreto “salva Italia” fortemente voluto dal governo Monti, avevamo espresso la nostra contrarietà, motivandola, accogliendo le giuste istanze delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentiamo”.
“Segnaliamo- continua Spelta – l’iniziativa “la festa non si vende”, mobilitazione durata un anno intero, dove abbiamo esplicitato che non siamo contrari alle aperture domenicali a priori. Chiediamo invece che si torni alla regolamentazione territoriale, in sintonia con le richieste dell’ANCI e di varie Regioni, fra le quali la Lombardia. Riteniamo pertanto interessante e positivo che il fronte degli oppositori a un decreto ingiusto e insensato si sia arricchito di sostenitori tanto autorevoli e attenti”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Commenti
  • Il Giò

    Ma finitela con queste puttanate, la gente mica lavora a gratis la domenica. Fanno comodo a tutti qualche ore extra al mese. Stessa storia con la STRONZATA che il pane non lo si può fare la domenica…solo in Italia

    • Cinzia

      Si lavoriamo per 3 euro lorde in più di domenica per 4 ore vuole dire 12 euro in più che poi vengono detassati…quindi la benzina non me la pago!! Quindi non andiamo a lavorare gratis MA QUASI

  • UN GENTIL….UOMO INCONTENTABILE.

    Avete capito tutto dalla vita, egregio Signor “by 1lGiò” (ho difficoltà nel declinare la vostra firma). Tuttavia apparite sempre di più come quel tale (di storica rimembranza!) il quale soleva dichiarare: “Metteremo la luce nei campi, per farvi lavorare anche di notte”. Per ultimo ancora vi incalzo. Se non vi garba che in Italia, la domenica, ahimè, il pane non venga sfornato, avete libera scelta di recarvi in Russia emulando la “stazza” dell’immenso Gerard Depardieu, meglio ancora della soffisticata Brigitte Bardot. Ed allora…ecco, appunto, colà in Russia potreste liberamente esprimervi con termini quali “puttanate e stronzate”. Del resto è vero, non è l’abito che fa il monaco. Allegria!

    • Giuliaah

      Mi domando e le domando,caro gentil uomo, perché mai esistono lavori che possono , anzi che devono, essere svolti anche la domenica e lavori per cui la domenica é sacra?E per quanto riguarda Depardieu end Bardot si può essere immensi ma essere privi di amor di patria specie se questo comporta sacrifici che il più delle volte non sono risolutivi ed anzi servono ad ingrossare ancora di più gli sprechi. Sprechi di destra,di centro e di sinistra.

  • MA CHE MANIERA DI PARLARE! Signori, per favore, un minimo di educazione!
    Il lavoro alla domenica è secondo me comprensibile per quelle attività che lo richiedono, come la campagna, la sanità, l’assistenza, i servizi del terziario come alberghiero e ristorazione. Aprire i negozi la domenica invece non serve assolutamente a niente altro che abituare le persone a fare cose che potrebbe fare in altro momento e meglio, e obbligare altri a non avere più una vita familiare pur di raccimolare qualcosa in più. Se facciamo i conti, non so davvero se conviene farlo anche in termini economici.
    Avere il pane la domenica è una cosa bellissima, che si può gestire sempre nel rispetto e nella consapevolezza che le persone che lo fanno impegnano la loro vita anche in questa cosa in più. Se c’è rispetto la soluzione si trova. Se invece il tutto sempre aperto è visto solo di per sè, arriviamo all’inquinamento del modo di vivere e di pensare delle persone, dei bambini, a cui la domenica viene di fatto proposta come giorno del centro commerciale. E’ lo stile di vita, sono le scelte sociali che ci devono far riflettere prima di parlare.

  • Orso Bubu

    Sarà un considerazione banale ma la gente va nei negozi quando può e quando questi sono aperti; quindi è dalla coincidenza di queste due condizioni che può materializzarsi la possibilità di scambio.
    Per chi lavora (e non può lasciare il posto quando vuole come qualche privilegiato) è quasi impossibile andare nei negozi durante la settimana, se non all’ultimo minuto quando i commessi ti guardano male, e questo spiega i flussi di persone che fanno acquisti nei fine settimana. Del resto quando si è tranquilli ci si può permettere di passeggiare anziché fare tutto di corsa.
    Il fattore tempo è quindi una caratteristica del prodotto/servizio che va ad aggiungersi ad altre come la raggiungibilità e la facilità di parcheggio.
    Togliere questa possibilità significa impedire alle attività di crearsi una nicchia di mercato legata al tempo e ai clienti di avere servizi rispettosi delle loro esigenze peraltro imposte dal consumismo e da uno stato costosissimo. Parlare di feste nel contesto attuale è come chiedere di mangiare “di magro” il venerdì a chi salta il pasto tutti gli altri giorni.

  • proprio per conciliare la vita dei negozianti – titolari e commessi – con le esigenze delle persone che hanno ormai orari molto più complicati da gestire che in passato, ritengo che sia importante la flessibilità degli orari di apertura dei negozi. Sono tuttavia sempre contraria sulle aperture la domenica e nei festivi,a parte il periodo natalizio.
    La domenica e le altre feste sono da riservare alla vita di tutti. Piuttosto cambiamo gli orari di tutti i giorni, organizziamoci diversamente, riprendiamoci la città, ragioniamo sui costi: ma la domenica e la festa è per noi stessi, per stare con gli amici, camminare, girare. Così si vive meglio e si risparmia. E non diventiamo tutti degli automi che per un detersivo o una mutanda dimenticano che è bello organizzare la giornata ponendosi altri obiettivi piuttosto che portare i bambini al centro commerciale mangiando pop corn coca-cola