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Iori, il pm chiede ergastolo e isolamento diurno per due anni

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Sopra, l’imputato Iori e il pm Celentano (foto Francesco Sessa)

LA RICHIESTA DEL PM: “UN ERGASTOLO E ISOLAMENTO DIURNO PER DUE ANNI. MOTIVI ABIETTI E CON PREMEDITAZIONE”

Ha parlato sei ore, il pm Aldo Celentano, che nella sua requisitoria ha ripercorso con dovizia di particolari e senza tralasciare nulla, tutte le tappe del processo celebrato in corte d’assise contro Maurizio Iori. L’ex primario di Oculistica dell’ospedale di Crema è accusato di aver ucciso l’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e la figlia Livia, due anni, trovate cadaveri la mattina del 21 luglio del 2011 nel loro appartamento di via Dogali. Per l’imputato, che oggi, per la prima volta in tredici udienze, ha deciso di non essere presente all’udienza e di restare in carcere, dove è rinchiuso dal 14 ottobre del 2011, il pm ha chiesto la condanna all’ergastolo e l’isolamento diurno per due anni. Con le aggravanti di aver commesso il fatto “in danno della figlia, con premeditazione e per motivi abietti”. “Ci sono due persone morte, di cui una è sua figlia”, ha ricordato il pm alla corte, presieduta dal giudice Pio Massa (a latere il giudice Pierpaolo Beluzzi e otto giudici popolari). “Tenete presente la gravità della situazione”, è stato l’appello del pm, che si è congedato dicendo: “vi lascio alle vostre coscienze”.

E’ STATO IORI AD INSCENARE L’OMICIDIO SUICIDIO

Per la procura, la morte di Claudia Ornesi e di Livia è stata provocata dall’oculista mediante l’azione tossica combinata dall’ingestione di Alprazolam (principio attivo dello Xanax) e Diazepam (Valium, rilevato nella sola Ornesi) e dall’inalazione di gas rilasciato da quattro fornelli portatili da campeggio. Secondo il pm, sarebbe stato lo stesso Iori, per assicurarsi  l’impunità dal delitto, a simulare un omicidio suicidio, cancellando le tracce della sua presenza nell’abitazione e facendo trovare sul tavolo della cucina i blister vuoti dei medicinali e i fornelli, così da indurre a ritenere che la Ornesi avesse ucciso la figlia e si fosse a sua volta suicidata. Motivo ? Sottrarsi all’adempimento dei propri doveri di padre. Iori, infatti, non intendeva dedicare alla figlia Livia, così come invece gli era stato pressantemente richiesto dalla Ornesi, lo stesso tempo che riservava agli altri figli.

DUBBI DA SUBITO, TROPPE LE “STRANEZZE”

“Si deve decidere se Iori sia il responsabile della morte della compagna e della figlia o se invece si sia trattato di un omicidio suicidio messo in atto da Claudia Ornesi. Non ci sono alternative”. Così ha esordito il pm Celentano, che ha rimarcato gli indizi “gravi, precisi e concordanti” contro l’imputato. Celentano ha ricordato l’evoluzione dell’intero processo, cominciando con il ritrovamento dei cadaveri la mattina del 21 luglio del 2011. “Il papà della Ornesi arriva a casa e si accorge della morte della figlia. L’evidenza è che questa persona si sia suicidata. Non c’è effrazione, non c’è colluttazione, ci sono le bombole di gas, ci sono i blister di Xanax. Tutto fa pensare al suicidio, tanto che non vengono prese le temperature dei corpi”. Così l’inizio. Ma subito arrivano i dubbi. Celentano li definisce “una serie di stranezze”, “cose che stimolano la curiosità”, e li elenca nel corso della sua requisitoria.

“LA MASSA DI ELEMENTI IMPONENTISSIMA” CONTRO IL MEDICO

Ci sono i nove blister, ma dove sono le confezioni ? Non sono nella pattumiera, né nella spazzatura del condominio. Non ci sono impronte, tranne una traccia della Ornesi sulla parte inferiore di uno dei contenitori delle pastiglie”.  Un’ipotesi, per il pm, potrebbe essere quella del “trasporto inconsapevole del medico” del 118 che ha toccato il corpo e poi ha maneggiato uno dei blister. “Se la Ornesi avesse preso le pastiglie”, si è chiesto Celentano, “perché sulle altre confezioni non sono state trovate impronte ?”. “Successivamente”, ha ricordato il pm, “verrà notato che qualcuno ha tagliato la parte finale, la fustella, dove sono indicati il numero di lotto e la data di scadenza. Per quale motivo ?”. E ancora: “si cercano i residui di una cena, ma non ne viene trovata traccia, il corpo della Ornesi è in una posizione innaturale: è al centro del letto, ha la bocca pulita, ma sotto il corpo ci sono tracce di vomito. Non c’è alcun biglietto di commiato, nessuno che frequentava la casa è riuscito a spiegare la presenza dei fornelli, nessuno li aveva mai visti e su di essi non ci sono tracce. Si verrà a sapere che la Ornesi ha ingerito anche del Valium, ma il boccettino del medicinale non è stato trovato e manca la copia della lettera scritta dalla Ornesi a Iori in cui gli chiede di fare il padre. In casa qualcuno ha staccato la corrente  e anche in questo caso sullo sportello del quadro elettrico non sono state trovate impronte. Perché una che vuole suicidarsi deve togliere la corrente ?”. Per il pm, “la Ornesi non era depressa, non c’è prova che abbia fatto uso di Xanax e mancano i residui delle pastiglie nel vomito”. Di più: “la Ornesi era una cattolica credente e per lei il suicidio era un gesto inammissibile. L’hanno detto in aula i familiari, il medico curante, le amiche, le colleghe di lavoro. L’appartamento era in perfetto ordine, mentre di solito la casa di un suicida manifesta il disagio della persona che vi abita. Non c’è una ragione plausibile per un suicidio”. Secondo Celentano, “la massa di elementi” contro l’imputato “è imponentissima”.

LA “SFORTUNA” DI IORI

Il pm ha definito “impegnativa e brillante” l’indagine sul giallo di via Dogali, ma ha anche ammesso che l’imputato ha avuto una certa dose di sfortuna. “La prima a parlare di Iori agli investigatori”, ha spiegato il pm, “è la mamma di Claudia Ornesi la mattina stessa del ritrovamento dei corpi. ‘Chiamate Iori, chiamate Iori’, dice la donna, che sapeva dalla figlia che la sera prima il medico  avrebbe dovuto cenare in casa con Claudia”. “E’ la mamma della Ornesi”, ha sottolineato il pm, “a parlare dei fornelli che Iori avrebbe dovuto portare per cucinare il sushi”. Poi c’è la telefonata della seconda moglie di Iori, Laura Arcaini, che in quei giorni è in vacanza a Rimini e che la sera del 20 luglio chiama ripetutamente il marito sul cellulare. Il telefono squilla a vuoto. La suoneria è programmata sul silenzioso. Iori dirà di averlo dimenticato a casa. Allarmata, la Arcaini chiama un vicino di casa che va a controllare. “Nell’appartamento c’è buio”, ha raccontato il pm, “ma la donna insiste e chiede al vicino di chiamare la polizia”. “Un caso stranissimo”, ha detto Celentano, “visto che si erano sentiti solo due ore prima e che comunque nell’abitazione c’è un telefono fisso”. Il pm ha continuato: “quando gli agenti e lo stesso vicino entrano in casa vedono sul tavolo della cucina il cellulare, mazzi di chiavi e una busta aperta con una lettera”. E’ la  famosa lettera in cui la Ornesi chiede a Iori di essere presente come padre per Livia. “E’ un grosso colpo di sfortuna per Iori”, ha commentato il pm, che ha ricordato che quella lettera, “di importanza determinante”, non sarà mai più ritrovata. Sarà lo stesso Iori a dichiarare di averla buttata via il mattino dopo.

LE BUGIE

Il pm Celentano ha ricordato che all’inizio delle indagini Iori ha negato di sapere l’origine delle bombole, dicendo che l’appartamento è piccolo e si sarebbe accorto della loro presenza. “E’ pacificamente falso”, ha dichiarato il pm, che ha ripercorso i fatti: ci sono i numeri di lotto, e così parte l’indagine per sapere in che supermercati sono stati acquistati. Si incrociano i dati dei telepass e quelli delle celle agganciate al telefonino di Iori e si scopre che sono stati comprati fuori Crema. Si cerca di reperire gli scontrini e si sentono le cassiere. Si risale all’acquisto effettuato il 16 luglio al Carrefour di Carugate delle quattro bombole, al Bennet di Pieve Fissiraga dei tre fornelletti e ancora il 19 luglio del quarto fornelletto. Oltre ad altri acquisti singolari, una serie di oggetti che non saranno mai trovati: recipienti di vetro, un mortaio, sacchetti per la spazzatura, delle bevande al pompelmo. Solo il 21 gennaio del 2012, con un’istanza di liberazione dal carcere presentata al gip, Iori ammetterà l’acquisto delle bombole, “solo in funzione delle vacanze di Livia”, dirà. Ma il pm ha ricordato che Iori aveva prenotato le vacanze all’hotel Tiffany’s di Cattolica, “una struttura completamente attrezzata per i bambini che non richiedeva assolutamente l’uso di quelle bombole”. “L’acquisto”, ha aggiunto il pm, “è stato fatto in contanti il 16 luglio a Carugate, giorno in cui Iori risultava essere in ospedale“. “E poi perché”, si è chiesto ancora Celentano, “comprare le bombole a Carugate e non in un qualsiasi supermercato di Crema ?”. Altra “bugia”, il fatto di aver dichiarato di aver comprato il sushi al Famila di Crema il 20 luglio (l’aveva comprato il 19) e di aver sostenuto di essere stato al cinema la sera del 20 luglio. “L’aveva chiamato la moglie sul cellulare”, ha ricordato il pm, “non poteva più dire di aver trascorso la serata nel suo appartamento e così si è creato un nuovo alibi, il cinema, smentito durante le indagini dal controllo delle telecamere”. Iori, infine, ha sostenuto di aver visto l’ultima volta la Ornesi il 16 luglio. “Ma ci sono le dichiarazioni della mamma di Claudia”, ha ricordato il pm, “che ha riferito che la figlia lo aspettava per cena la sera del 20 luglio”.

COSA HA FATTO IORI DOPO LA DISCUSSIONE CON LA ORNESI ? PER IL PM, “TROPPE LE COSE CHE NON SI SPIEGANO”. “LO STESSO IORI AVREBBE POTUTO CHIARIRLE MA NON L’HA FATTO”

Nella sua ultima versione, Iori racconta che la sera del 20 luglio si dirige a piedi a casa della Ornesi con l’ultimo fornello acquistato e con il sushi. Arriva intorno alle 20,30 e trova la figlia che sta finendo di mangiare. Poi lui gioca con Livia e successivamente cena con Claudia, dopodiché nasce la discussione nella quale il medico “malauguratamente” definisce Laura Arcaini sua moglie. Sarebbe questo, per l’imputato, il motivo del suicidio della Ornesi, che sarebbe venuta a sapere per la prima volta del suo secondo matrimonio. Poi lui si allontana dall’appartamento di via Dogali portandosi via gli avanzi del sushi. Si mette a passeggiare lungamente, consuma gli ultimi bocconi e getta via l’involucro. Torna a casa, si fa una doccia e poi trova il biglietto del vicino e della polizia che lo avevano cercato su richiesta della Arcaini. Telefona alla moglie per 30 minuti, poi chiama la polizia e ritelefona alla moglie con la quale parla ancora a lungo. Infine getta la lettera della Ornesi perché non vuole che possa essere un fastidio per la Arcaini. Per il pm, invece, Claudia Ornesi sapeva già dalla madre e dalla sorella che Iori si era risposato. “Secondo l’imputato”, ha detto il pm, “alla Ornesi sarebbe crollato il mondo addosso, ma se fosse stato così avrebbe agito istintivamente: avrebbe aperto la finestra e si sarebbe gettata di sotto”. “Cosa ha fatto Iori in quel lungo lasso di tempo, dalle 22 all’1,30 ?”, si è chiesto il pm. “Siamo sicuri che in via Dogali ci è arrivato a piedi e non in macchina ? Avrebbe avuto il tempo di liberarsi di tutto quanto. Aveva anche comprato uno zaino”. Per Celentano, “troppe le cose che non si spiegano e che Iori avrebbe potuto chiarire e che non ha fatto”.

IL MOVENTE: “PER IORI LA FIGLIA ERA UN INCIAMPO”. “DA LUI CLAUDIA VOLEVA UN RICONOSCIMENTO SOCIALE PER LA FIGLIA”

Il pm Aldo Celentano ha ricordato le parole pronunciate dall’imputato durante le sue prime dichiarazioni spontanee: “Iori ha fatto un’affermazione da libro Cuore: ‘i figli sono tutto nella vita’”. “Eppure”, ha sottolineato il pm, “minaccia Claudia e le impone di scegliere tra lui e la bambina”. In aula Celentano ha letto il “nota bene” della lettera della Ornesi a Iori, nella quale la donna scrive: ‘se sarà il caso consegnerò questa lettera a Livia perché sappia che la sua mamma ha rispettato il suo sacrosanto diritto di nascere’. L’accusa ha ricordato che la Ornesi, “su pressione dei familiari”, aveva consegnato a mano all’imputato la lettera dell’avvocato nella quale si chiedeva il riconoscimento di Livia, “perché lei ha sempre cercato di osservare la riservatezza imposta da Iori che non voleva che né la sua prima moglie, né soprattutto sua madre sapessero dell’arrivo di Livia”. “Questa bambina”, ha detto il pm, “era secondaria a tutte le sue esigenze”. Ed è tornato alle testimonianze delle due “devote” segretarie di Iori: “una che ha affermato di non aver mai saputo nulla della relazione tra lui e Claudia e della nascita di Livia; l’altra che ha invece sostenuto di aver saputo addirittura dalla Ornesi, incontrata per caso in farmacia, che Livia era figlia di Iori”. Il pm ha anche citato l’intercettazione telefonica del 21 settembre tra Iori e la sua fidanzata storica Magda “che è venuta qui a fare una lunga e approfondita difesa dell’imputato, tanto che sembrava quasi un’arringa”. Nella telefonata “Iori parla con Magda di Livia e dice che non era affezionato alla bambina che lei non significava niente. Era lui che non la voleva vedere”. “Quando Iori andava nell’appartamento di via Dogali”, ha aggiunto il pm,  “ci andava non per Livia, ma per Claudia, con la quale continuava ad avere rapporti sessuali. La figlia per lui era un inciampo”. L’accusa ha anche ricordato il momento in cui l’ispettore Bulloni del Commissariato di Crema aveva fatto le condoglianze al medico per la morte della figlia. “Non ha manifestato alcun tipo di reazione, nulla. Iori ha sempre detto: ‘io l’ho riconosciuta e le ho dato una casa’, ma in realtà – ha sottolineato il pm – non la voleva, non le era affezionato, non le ha neanche pagato il funerale, mentre nella lettera la Ornesi gli urlava di fare il padre e di dare a Livia gli stessi diritti degli altri figli. Lei voleva un riconoscimento sociale e nei confronti di lui aveva assunto un atteggiamento aggressivo a tutela dei diritti della figlia”. “E’ allora che”, secondo il pm, “è sorta per Iori la necessità di risolvere il problema”.

L’AZIONE DEL GAS FONDAMENTALE NEL DETERMINARE LA MORTE

In aula il pm si è rifatto alle conclusioni dei consulenti  che hanno trovato nei corpi “elevate concentrazioni di gas”. “L’azione del gas”, ha ricordato Celentano, “è stata fondamentale nel provocare la morte, ma nessuna delle quattro bombole era vicina alle vie respiratorie”. Il pm ha però fatto notare che solo due delle bombole hanno creato l’alone sul pavimento (quando il gas esce, una parte condensa e filtra a terra, n.d.r.). Una terza era su una sedia, mentre la quarta non ha lasciato segni. “E’ quella che è stata fatta respirare a Claudia e a Livia ?”, si è chiesto Celentano.

LA PERIZIA INFORMATICA

“Tra il 15 e il 20 giugno”, ha ricordato il pm, basandosi sulla consulenza informatica, “sul computer di Iori sequestrato dalla sua abitazione è stato visualizzato un articolo di ‘Repubblica’ che parlava di un detenuto suicida con il gas”. “Questo articolo Iori l’ha visto più volte”, ha detto Celentano, “mentre il 21 giugno dal computer dell’ospedale di Crema l’imputato ha fatto una ricerca sul sito ‘patologie e prevenzione da gas’”. E ancora: “il 7 luglio dal computer di casa di Iori è stata registrata una ricerca del farmaco Xanax in tre siti diversi. Lo stesso giorno c’è una ricerca sull’Optalidon e sul Valium pediatrico. Dati che erano stati cancellati ma che grazie all’indagine sono stati recuperati”. In aula, a difesa di Iori aveva parlato la sua segretaria, tornata dalle ferie quello stesso 7 luglio dopo aver rotto con il fidanzato. La testimone aveva parlato a Iori della sua ansia, delle sue difficoltà ad addormentarsi e del fatto che spesso prendesse l’ Optalidon per il mal di testa. Contro l’insonnia, lui le aveva consigliato lo Xanax. Per l’accusa, il bugiardino del farmaco era stato scaricato con l’intenzione di uccidere la Ornesi e Livia, mentre per la difesa solo per controllare che non ci fossero controindicazioni con l’ Optalidon.

LA PERSONALITA’ DELL’IMPUTATO

Poco prima del termine della requisitoria, il pm ha voluto tracciare la personalità dell’imputato: “lavorava un sacco”, ha detto Celentano, “aveva tre studi e ne voleva aprire un altro, accompagnava i clienti a Milano per gli interventi, era attento all’aspetto economico delle cose e un furbetto (timbra la presenza in ospedale e poi se ne va). Ferito nella sua autorevolezza di primario quando l’ospedale di Crema, mentre lui è in ferie, compra un’attrezzatura Laser senza chiedergli il parere. Una vita sentimentale turbolenta, una costante il rapporto con la madre che non doveva sapere, un uomo che ha successo con le donne e un professionista affermato”.

Sara Pizzorni

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  • DIETRO L’APPARENZA
    Molti suoi colleghi faticano a rispondere al saluto, perfino i giudici popolari, li incontri per strada, ti fan capire l’importanza del loro quarto d’ora di gloria, guardandoti dall’alto in basso; Aldo Celentano, che rappresenta l’Accusa nel processo Iori, rischia se non l’espulsione, l’isolamento nella categoria: è un uomo gentile, parla e scherza con tutti, quando il momento lo permette.
    E ieri poi ha condotto un’arringa modello, anche se, temo, fuori norma: fingendo di chiedere l’ergastolo per Iori, e l’interdizione perpetua, l’isolamento diurno di due anni, in realtà ha spinto la Corte all’assoluzione. Da artista, ha piazzato alla fine delle sei ore di requisitoria il colpo magico: ma come potete credere al suicidio di Claudia, con tutta quella macchinosità, le bombolette, pastiglie che non si trovano, impronte che vanno e vengono, urla incomprensibili e quadro elettrico manomesso, avesse voluto davvero uccidersi sarebbe bastato aprire il gas e chiudere le finestre!
    L’artista: non avrebbe potuto sostituire al nome di Claudia quello di Iori, oggi avrebbe contro i colleghi di Crema e Brescia (la Cassazione è troppo lontana), i parenti inveleniti che chiedono la condanna e di conseguenza il risarcimento, l’opinione pubblica ben ammaestrata, la Curia, il mondo insomma; e con un tocco magico ha detto agli otto componenti la Corte: siete in otto, non soli come me, nessuno sa chi di voi ha deciso, io poi, con le prove a rovescio che v’ho date per sei ore, vi ho favorito il compito!
    E difatti, proprio come l’oratore che vuol nascondere ciò che pensa, ha parlato a lungo, di tutto, in modo non si notasse che, visto il rigore che il codice impone alla prova, nessuno si accorgesse del suo giudizio: prove vere non esistono!
    Iori se n’è uscito chiudendo la porta a chiave? non ha dato alcuna dimostrazione l’avesse.
    In che forma era il sonnifero, solida, tritata, liquida? in parole povere lo sa solo Claudia, unica tra l’altro in casa a poterlo dare alla figlia.
    Il movente? potrebbe non esserci, l’ha scoperto anche la Cassazione (anche se, a dir il vero, un movente c’è sempre, a volte non si riesce a trovarlo, n.d.r.), ma qui è certo: era stufo di sentire le lamentele dell’ex amante!
    E il gol del campione: i periti di parte furono scorretti, perché tacquero la verità, e lui rimedia, ricordando come Iori il malvagio, anzi, la merda, avesse rifiutato, pur ricchissimo, di pagare i funerali, circostanza tanto smentita in Aula che nemmeno i parenti inveleniti hanno reagito. Perché l’ha fatto? per confortare la Giuria: se non avete capito l’idea nascosta e prendete per buono ciò che dico, guardate che balla ho raccontato!
    A giudicare dal lunghissimo articolo sul Corriere, le ha bevute tutte l’inviato Claudio Del Frate, che ha steso senza un fremito di autonomia la sua velina al completo……

    Cremona 10 01 2013 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • Mario

    Ma grande Flaminio sei tornato….i contatti di questo sito erano in caduta libera senza la tua onorevole opinione su tutto….io spingo il cav Arvedi affinché convinca il nuovo e innovativo direttore Leoni a prendersi come opinionista….poi si che spaccano i bip alla Provincia….
    Grazie di essere tornato grazie
    Dai dai avanti flami…