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"Iori come Tortora", la difesa in aula dell'avvocato Giusto

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Da sinistra, l’avvocato Marco Giusto e l’imputato Maurizio Iori (foto Sessa)

“IORI COME TORTORA”, IL LEGALE CHIEDE L’ASSOLUZIONE

Sono andate avanti ancora per tutta la giornata di oggi le conclusioni delle parti nel processo contro Maurizio Iori, 52 anni, l’ex primario di Oculistica dell’ospedale di Crema accusato di aver ucciso l’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e la figlia Livia, di due. Oggi l’imputato era regolarmente in aula. Nel pomeriggio ha preso la parola l’avvocato difensore Marco Giusto, che in tre ore ha cercato di demolire quelli che ieri il pm Aldo Celentano ha definito indizi “gravi, precisi e concordanti” contro il medico. Al termine della sua arringa, Giusto ha chiesto l’assoluzione e riferito alla corte un aneddoto: “in carcere il mio cliente ha visto una fiction sul caso Tortora e si è immedesimato. Spera il 19 mattina (il 18 gennaio sarà pronunciata la sentenza, n.d.r.) di poter svegliarsi nella sua casa e dire, così come disse Tortora a “Portobello”, ‘Dove eravamo rimasti’”.

“UN OTTIMO PADRE”

Il legale ha poi parlato della figura di Iori, suo amico e compagno di scuola, che descrive come “un uomo buono, paziente, mai violento, uno che vuole compiacere tutti, un mammo, una persona così generosa che se vai con lui a prendere il gelato lo offre a tutti. E soprattutto è un ottimo padre, anche per Livia.

PERCHE’ IORI ACQUISTA LE BOMBOLE E PERCHE’ A CARUGATE

La riconosce spontaneamente tre giorni dopo all’ospedale di Lodi, spontaneamente versa alla Ornesi prima 300, poi 400 euro per gli alimenti e acquista per mamma e figlia la casa. Compra il passeggino due volte e prenota lui le vacanze al mare sia nel 2010 che nel 2011. Addirittura, le porta lui in vacanza”. Per le vacanze, Claudia e Livia sarebbero dovute andare in agosto a Cattolica nell’albergo Tiffany’s, struttura attrezzata per bambini e famiglie. Giusto ha spiegato perché il 16 luglio Iori ha comprato al Carrefour di Carugate le quattro bombole da campeggio: “Perché la bambina al mare potesse avere sempre un pasto caldo”. E ha spiegato perché a Carugate e non a Crema. “Perché a Carugate c’è un centro ‘Apple’ molto attrezzato dove Iori, appassionato di informatica, si serve spesso”. “Inoltre”, ha aggiunto l’avvocato, “l’imputato non ha fatto nulla per nascondere l’acquisto delle bombole: aveva infatti con sé il cellulare, ha risposto alle chiamate della moglie ed ha usato tranquillamente il telepass”.

I FAMILIARI DELLA ORNESI ? “HO CONTATO 73 CONTRADDIZIONI”

Il legale ha poi parlato delle testimonianze dei familiari di Claudia Ornesi. “Ho contato 73 contraddizioni o illogicità. Le ho scremate”.

“UN SUICIDIO ALLARGATO, CAMBIATO CINQUE VOLTE IL CAPO DI IMPUTAZIONE”

“Un suicidio allargato”, per Giusto, che ha detto: “la procura ha cambiato cinque volte il capo di imputazione. Prima si è detto che Iori ha triturato lo Xanax, poi dal capo di imputazione è sparito il mortaio, che non è altro che un soprammobile in ceramica, e poi che Iori ha propinato il farmaco, ma senza spiegare come lo ha somministrato: se in pastiglie, in gocce o triturandolo. Come si fa ad inserire 95 pastiglie di Xanax triturate in due bocconcini di sushi ? Oltretutto lo Xanax ha un sapore veramente amarissimo, un amaro che viene risaltato, perché il sushi sa di poco. Poi l’ipotesi che ha preso il sopravvento è della somministrazione in gocce. E allora perché sono stati trovati i blister e non la boccetta ?”.

GLI ULTIMI GIORNI. “IORI NON SFORTUNATO, MA CRETINO”

Giusto ha ricostruito gli ultimi giorni prima del ritrovamento dei corpi della Ornesi e della figlia. “Il 16 luglio Iori va dalla Ornesi e si porta il sacchettino con i tre fornelli, toglie le scatole per comodità. Il 19 luglio esce dallo studio e compra il sushi, che mangia regolarmente. La sera del 20 luglio va da Claudia, ma prima chiama la moglie, che è in vacanza, e soprattutto le promette di richiamarla. Dimentica, fortuitamente, il cellulare a casa”. Quella sera la moglie chiamerà ripetutamente Iori e non avendo risposta, preoccupata, si metterà in contatto con il vicino di casa che, su sollecitazione della donna, chiamerà la polizia. Per il pm Celentano, Iori “è sfortunato, perché dovrà cambiare l’alibi e dirà che è andato al cinema”. “Non sfortunato”, per Giusto, “ma un cretino, perché sapeva che la moglie era ansiosa”. “Con la mano destra sembra un perfetto deficiente, con la sinistra il genio del male”, ha ironizzato il legale.

Domani, 11 gennaio, la parola passerà al suo collega, l’avvocato Cesare Gualazzini.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • LO SCOPO
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    Per poco scoppiavano a ridere anche i muri dell’Aula della Corte, alla conclusione della Parte civile, e sì che si discute di dolore e di morte, ma è la degnissima chiusa che ben dipinge il processo Iori, come esattamente ha detto Marco Giusto, difensore: questo è un processo per arrivare alla condanna distruggendo l’onore di una persona, quasi senza esaminare i fatti di rilievo penale eventualmente emersi.
    Vado al nocciolo della sua impetuosa arringa: perfino il giudice Beluzzi s’era permesso di interromperlo, il clan degli Ornesi, avvocati inclusi, non ha fatto che ridere e smorfieggiare, quando ribatteva punto su punto alle invenzioni sul demonio Iori; impietriti invece, senza respiro, quando ha riassunto la decisione che la Giuria deve prendere: dovete convincere, perché a prove ormai terminate nessuno l’ha fatto, come è possibile far ingerire a un adulto non meno di cinquanta pastiglie di Xanax in due bocconi di sushi, o, non vi siete nemmeno presa la briga di accertare la forma, sei flaconcini di gocce in almeno due litri di bevanda.
    Spiegaglielo tu, caro lettore, se i signori della Corte avessero bisogno di ripetizioni….
    Ho riassunto, ma l’avvocato Giusto ha dato altre possibilità: Iori ha portato il sushi in confezione, quindi, o ha sparso tutto il sonnifero, sfidando le leggi della fisica sulla grandezza dei corpi, nei soli due pezzetti che Claudia ha mangiato, come? quando? o l’aveva messo prima e, non potendo indovinare quali lei avesse scelto, ha inquinato anche i suoi, oppure, se ha usato le gocce, l’ha convinta che per gustare i due pezzetti era opportuno bere due litri di succo di pompelmo!
    Questa è la prova regina, ma non è da meno che Iori, uscendo, abbia chiuso la porta con la chiave che nessuno s’è preso la briga di dimostrare avesse.
    Quando leggete la Benemerita Morandi Francesca sulla Provincia, o anche il suo collega del Corriere, che scrivono di lettere, alibi, parole cattive, avarizie eccetera, a me non interessano, e non spendono una riga (bene, se una persona è morta per causa esterna bisognerà pur spiegarla) su cosa è successo la sera della morte, avrete capito tutto. Non è che non sappiano o non vogliano: non possono, perché la causa esterna da attribuire a Iori manca, e allora, siccome la Corte l’ha permesso per tutto il processo, badilate di merda al posto della prova.
    Alla faccia del 533 cpp che per la condanna esige la certezza della colpa “al di là di ogni ragionevole dubbio”: per ovviare, si è praticata l’analogia estensiva, è un uomo tanto malvagio che non può non essere anche un assassino.
    Riporto di nuovo il beffardo Galileo, che anticipa di secoli l’attitudine dei reggenti questo processo: “Voi mi avete fatto veder questa cosa tanto aperta e sensata, che quando il testo d’Aristotile non fusse in contrario, che apertamente dice i nervi nascer dal cuore, bisognerebbe per forza confessarla per vera.”
    Spero di non offendere la cultura degli otto Giudici, con toga o meno, e traduco: voi difensori mi avete chiarito tanto bene come si son svolti i fatti, che se il pregiudizio, e non mi abbasso a spiegare quale, non fosse il contrario, bisognerebbe per forza ammettere che avete ragione.

    Cremona 11 01 2013 http://www.flaminiocozzaglio.info