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Giallo di via Dogali, la sentenza per Iori attesa il 18 gennaio

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Foto Sessa

LA SENTENZA E’ PREVISTA IL 18 GENNAIO

Con l’arringa difensiva dell’avvocato Cesare Gualazzini, tutte le parti del processo contro Maurizio Iori hanno tratto le loro conclusioni. Ora si attende solo la sentenza che è prevista per la giornata di venerdì 18 gennaio. Si inizierà alle 9,15 con le repliche (non più di trenta minuti per ogni parte), dopodiché la corte, presieduta dal giudice Pio Massa, con a latere il collega Pierpaolo Beluzzi e otto giudici popolari, si ritirerà in camera di consiglio per decidere. La sentenza arriverà in giornata.

Maurizio Iori, 52 anni, è accusato dell’omicidio dell’ex compagna Claudia Ornesi e della loro figlia Livia, di due anni. Uccise, per l’accusa, da un’elevata concentrazione di gas butano. Morte accelerata dallo Xanax propinato probabilmente in gocce.

Iori avrebbe poi cancellato le impronte digitali sulle quattro bombole di gas e quelle sul quadro elettrico staccato. Per inscenare il suicidio avrebbe messo dieci blister di Xanax sul tavolo dell’ingresso. Infine avrebbe gettato via tutto, compresa la spazzatura con i residui del cibo.

Per Iori, già divorziato e padre di due figli (poi si risposerà con Laura Arcaini, che gli darà la quarta figlia Margherita), Livia era “un inciampo”. Lei e la madre dovevano rimanere nell’ombra.

Per l’accusa, la lettera scritta dalla Ornesi e consegnata a Iori il 12 luglio del 2011 è il movente del duplice delitto. Nella lettera la Ornesi chiedeva al medico di fare il padre, chiedendo per Livia un riconoscimento sociale a tutela dei diritti della figlia.

LE RICHIESTE DEL PM, PARTE CIVILE E DIFESA

Per Iori, il pm Aldo Celentano ha chiesto un ergastolo e l’isolamento diurno per due anni, mentre la parte civile, rappresentata dagli avvocati Eleonora Pagliari e Marco Severgnini, ha chiesto un risarcimento danni per la famiglia Ornesi di otto milioni di euro. Gli avvocati della difesa Cesare Gualazzini e Marco Giusto hanno invece chiesto l’assoluzione.

La difesa dell’avvocato Cesare Gualazzini

“E’ STATA CLAUDIA AD INSCENARE TUTTO PER INCOLPARE IORI. MA NON VOLEVA MORIRE”

L'avvocato Gualazzini e Maurizio Iori

Secondo la tesi della difesa, la sera del 20 luglio del 2011 Iori si fece scappare davanti a Claudia di essersi risposato. “La Ornesi non lo sapeva, tanto che anche nella famosa lettera definisce Laura Arcaini compagna e non moglie. A Claudia è caduto il mondo addosso”. Così l’avvocato Cesare Gualazzini nella sua lunga arringa, tutta esposta “a braccio”, durata più di cinque ore. “La rabbia è stata tanta”, ha raccontato il legale, “Claudia si è sentita tradita e ha meditato vendetta”. “Ma non voleva morire”, ha precisato Gualazzini. “Solo farla pagare a Iori”. E’ a questo punto che, secondo la tesi difensiva, Claudia inscena tutto: mentre Iori, dopo la discussione, esce di casa e “vaga senza meta” per le vie di Crema, lei prende le bombole comprate da lui, dà lo Xanax a Livia, che lo vomita. Pulisce la bocca della figlia con un fazzoletto e poi si reca in cucina dove lascia le tracce miste sue e della bambina. Prende a sua volta le pastiglie del medicinale, poi torna in camera e apre le bombole. Si stende sul letto e si sposta i capelli da una parte. Vuole solo dormire e farsi trovare l’indomani in quelle condizioni per dare la colpa a Iori. Ma non sa che l’azione combinata del gas e del farmaco provoca un blocco respiratorio. Il risultato è mortale.

LE CHIAVI, PER LA DIFESA “LA PROVA REGINA”

Un aspetto importantissimo ai fini della difesa, è, per l’avvocato Gualazzini, quello delle chiavi. “Un particolare essenziale, è la prova regina”, ha detto il legale, che ha spiegato che Iori non ha mai avuto le chiavi originali, né c’è la prova che abbia fatto fare delle copie”. Questo nonostante accusa e parte civile sostengano che al rogito la Ornesi non c’era e nonostante le dichiarazioni rese in aula dai familiari ai quali Claudia aveva raccontato di essersi inaspettatamente trovata il medico in camera da letto di notte in un paio di occasioni.  “Le chiavi originali erano tre”, ha chiarito Gualazzini, “ma Iori non le ha neanche mai viste, e non sono mai state fatte indagini per sapere se fossero state o meno duplicate”.

GUALAZZINI “ATTACCA” LA FIGURA DI CLAUDIA ORNESI: IN COMPETIZIONE CON LA SORELLA  E “DONNA DAL DISAGIO ESISTENZIALE PROFONDO”. LO XANAX ? “PRESO DAL GIRO DELLA DROGA”

L’avvocato Gualazzini si è soffermato a lungo sulla figura di Claudia Ornesi. Il legale è partito dal suo rapporto “quotidiano” con la sorella Paola: “entrambe hanno studiato in collegio, ma mentre Paola si è laureata, si è trovata subito un posto di lavoro e si è realizzata come donna sposando un ingegnere, per Claudia non è stato così. Se ne va a tre esami dalla laurea, trova un posto di lavoro precario alle Acli e non si sposa. Quando conosce Iori si immaginava già moglie del primario”. Per questo, secondo Gualazzini, “per lei questo matrimonio era fondamentale, invece Iori ha scelto un’altra donna e lei è entrata in un disagio esistenziale profondo. Lei, pur essendo cattolica, continuava ad avere rapporti con un uomo sposato”. “Lo Xanax e il Valium”, ha continuato il legale, “ci sono in quasi tutte le famiglie, sono tanti coloro che soffrono di ansia o di angoscia”. “La Ornesi”, per Gualazzini, “non diceva tutto ai suoi familiari: forse lo Xanax se l’era fatto dare da un suo amico tossicodipendente di una famiglia bene di Crema”. Il riferimento è alla figura di un presunto fidanzato tossicodipendente di Claudia, “una simpatia ai tempi del liceo”, secondo la madre della Ornesi. Un personaggio tirato in ballo da Magda, fidanzata storica di Iori, che durante la sua testimonianza aveva detto di aver saputo da una sua amica che il fratello di quest’ultima, barista a Crema, aveva visto al bar la Ornesi in compagnia del suo “ex fidanzato”. In udienza, ad una domanda della parte civile che aveva chiesto in che atteggiamenti fossero, Magda aveva risposto “non ricordo bene, forse come amici”. Una questione comunque irrilevante, visto che “non è contenuta negli atti”, ha fatto notare il giudice Beluzzi allo stesso legale. “Si sarebbe comunque potuta far dare lo Xanax da qualche ricettatore o da qualcuno che gravita nel mondo della droga”, ha ripreso Gualazzini, che ha sottolineato che “gli psicofarmaci rubati in case farmaceutiche sono spesso oggetto di grossi sequestri”. In questo modo il legale ha inteso spiegare il perché della mancanza delle fustelle tagliate dai blister del medicinale dove sono indicati il numero di lotto e la data di scadenza.

“IORI OCULISTA DI FAMA MONDIALE IN CARCERE RIDOTTO AD UNA LARVA”

Il legale della difesa, nella sua arringa, ha ricordato il momento in cui è venuto a sapere di quanto accaduto nella casa di via Dogali la mattina del 21 luglio del 2011. “Quel giorno ero giusto a Crema per motivi professionali e me l’hanno detto subito. Quando Iori è stato messo in carcere il collega Giusto mi ha proposto di affiancarlo nella difesa, e io ho accettato con riserva perché volevo vedere se era veramente un mostro. Chi mi conosce, infatti, sa che non difendo una persona che ha ucciso una bambina”. Gualazzini ha poi raccontato di aver letto le 124 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, “e mi è sembrato di leggere un giallo: una arzigogolatissima e complicatissima fase omicidiaria fatta oltretutto con ingenuità. Leggo di questo gelido killer e poi conosco Iori e mi rendo conto che è una persona timida, introversa, un povero Cristo smarrito, una persona indifesa che avrebbe pensato ad un’incredibile serie di macchinazioni”. “Non è così”, ha detto il legale. “E’ innocente, questo omicidio non è credibile”. “Iori”, ha continuato il suo avvocato, “è un oculista di fama mondiale che oggi vedete ridotto ad una larva. E’ in carcere dal 14 ottobre del 2011. Prima era in una cella da solo, poi con due persone e ora con tre per l’effetto del sovraffollamento. E’ distrutto, invecchiato di vent’anni”.

“SUBITO TRATTATO COME UN OMICIDA”

“Cercate Iori, cercate Iori”. E’ la prima frase che la mamma di Claudia Ornesi pronuncia una volta venuta a sapere della morte della figlia e della piccola Livia. Sapeva, infatti, che Iori la sera precedente era a cena nella casa di via Dogali. Per l’avvocato Gualazzini è uno dei tanti episodi, comprese le anomalie trovate nell’abitazione, che hanno fatto subito sospettare gli investigatori dell’imputato. “E’ scontato che lui sia il colpevole”, ha detto il legale, “tanto che al funerale tutte le persone in chiesa si voltano a guardarlo. Subito è stato trattato come un omicida”. “Anche davanti agli inquirenti”, ha continuato l’avvocato della difesa, “si rende conto che lo vogliono incastrare, così il primo istinto è quello di negare di essere stato con la Ornesi, e dice che è stato al cinema. E’ la prima cosa che gli viene in mente”. “Quando gli è stato chiesto se voleva nominare un consulente per l’autopsia, Iori ha detto di no”, ha ricordato il legale, “ma  era in buona fede, per lui era un suicidio allargato”.

“IL LIVELLO DI ATTENDIBILITA’ DEGLI ORNESI E’ ZERO”

“Gli Ornesi odiano Iori”, ha detto nella sua arringa l’avvocato Gualazzini, “per questo il loro livello di attendibilità è zero”. Il legale ha spiegato di essersi messo nei panni della famiglia di Claudia e Livia, “familiari che meritano tutta la mia solidarietà”. D’altra parte, ha sottolineato l’avvocato, “i familiari di un suicida si chiedono se avrebbero potuto capire prima le sue intenzioni e hanno sensi di colpa. Ma è arrivato il delinquente che ha ucciso Claudia e Livia, e in questo modo non si auto criminalizzano più. Secondo loro è stato Iori e quindi Iori la deve pagare”.

Sara Pizzorni

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  • TESTA O STOMACO
    Ai tanti che mi chiedono, assolto o condannato? rispondo subito e convinto: dipende cosa usa la Corte per decidere. Se agisce in simbiosi con la Benemerita, sempre accucciata a chieder pareri all’Accusa e alla Parte civile, per poi sparare un’intera pagina sul suo conseguente giornale, La Provincia quotidiano eccetera, con un titolo da brividi e amplissima querela in caso di assoluzione:
    Prove di omicidio Riso con il Valium
    e nascosta in mezzo alle righe la summa del processo, benissimo scolpita dal difensore Marco Giusto: come ha fatto Maurizio Iori a inserire 95 pastiglie di Xanax in due bocconcini di sushi o, se in corso d’opera vien più comodo, per la Procura, s’intende, parlare di gocce, almeno sei flaconcini, l’ergastolo è certo, con tormenti vari in aggiunta.
    Se invece la Corte ignora la Benemerita e approfitta della ripetizione offerta il giorno dopo dall’altro difensore, Cesare Gualazzini, tempra e mente che nessuna malattia riesce a frenare, dopo mezz’ora di Camera di consiglio esce e fa le scuse a Maurizio Iori.
    Ti faccio un esempio, caro lettore, se mi stimi onesto da riportare i fatti come si son svolti in Aula, unico luogo dove secondo la legge si forma la prova che deve condurre al giudizio: le spese dei funerali delle povere morte.
    Processo all’uomo, non ai fatti, lamenta fin dall’inizio la Difesa, e a conferma il clan degli Ornesi, che chiede otto milioni di risarcimento danni per ristabilire la Verità e la Giustizia, esordisce assicurando che Iori il malvagio s’è fin rifiutato di pagarle. Per la solita storia del diavolo non pratico di pentole e coperchi, udienze dopo un teste riporta le parole del titolare l’impresa delle pompe funebri: Iori ci ha chiesto di pagare, ma gli Ornesi non ne hanno voluto sapere. Credete che Accusa, Parte civile e Corte abbiano chiesto di ascoltarlo? in nome della Verità e della Giustizia han fatto finta di niente, però nelle arringhe finali l’Accusa ha ripetuto che Iori il malvagio s’era rifiutato eccetera, la Parte civile ha migliorato, non all’impresa doveva chiedere, ma alla famiglia.
    Un’altra ben più grave? anche i muri dell’Aula, non fossero stati informati, hanno capito che fin dal primo giorno Iori fu trattato dagli inquirenti da colpevole certo, senza dargli le garanzie obbligatorie di legge, per cui giustamente la Corte ha vietato, state attenti, è importantissimo, l’acquisizione formale degli atti al processo, ma ha consentito, vietando addirittura le proteste della Difesa, che fosse egualmente usato il verbale dell’interrogatorio del 20 luglio!
    Il processo è durato uno sproposito di tempo, bastavano due giorni, i periti a spiegare le cause della morte, le parti a trarre le conclusioni: t’ho scritto pagine, caro lettore, la Corte decide venerdì prossimo senza nemmeno sapere i modi della morte, tanto che conta, che le due poverette siano morte è certo, però la Corte sa dall’Accusa e dalla Parte civile che Iori è davvero un malvagio. Certezza raggiunta dopo mille udienze di racconti di pettegolezzi. Non è solo una mia critica: moltiplica questo processo per tutti e capisci perché i Tribunali ci mettano anni a concludere i lavori.
    Ne vuoi ancora? l’Accusa ha parlato oltre sei ore, di cui cinque minuti sulle supposte prove, nel silenzio rispettoso della Corte; quando è il suo turno Gualazzini spiega, con una chiarezza disarmante ogni incredulo, cosa siano state le indagini e il processo, eppure il Presidente Pio Massa trova il modo di rimbeccarlo un paio di volte: speriamo si spicci, così ce ne andiamo.
    Testa o stomaco, lettore caro? questo dipende solo da loro.

    Cremona 12 01 2013 http://www.flaminiocozzaglio.info

    • italiana

      E se non fosse stato Iori, allora chi? Un suicidio così macchinoso non si è mai sentito… E poi, suvvia, le sue contraddizioni, insieme agli assurdi acquisti, bastano a inchiodarlo

  • ALTRA CONFESSIONE
    Di nuovo, ma per forza, la colpa è mia che sono diverso. Le prime due ore della lezione di Gualazzini, a concludere le arringhe del Processo Iori, sarebbero da trasmettere in Tv, ed ecco cosa ne vede la Benemerita, dirittologa in carica della Provincia, quotidiano eccetera, la Morandi Francesca:
    “Gualazzini ricostruisce i fatti attraverso date e testimonianze, il pm Celentano fa tamburellare le sue dita, i legali di parte civile sussultano, “perché sono state dette molte cose false, diverse da quelle agli atti”. “Non si prende niente a scatola chiusa. Tutto sarà verificato”, dirà il presidente Massa.”
    Insisto, ha poco senso che io continui a criticare gli Zanolli e le Morandi, ci sembra di osservare le stesse cose, ma non è vero……

    Cremona 13 01 2013 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • FINZIONI
    Una delle più recitate è la regola del fuorigioco: chi attacca non deve essere oltre il difensore, quando parte il passaggio. Oltre, vuol dire anche un millimetro: avete mai chiesto di quali strumenti è dotato l’arbitro per misurarlo?
    A spanne: tanto, importantissimo, ma è un gioco.
    E una regola simile l’ha inventata il legislatore per la sentenza penale (533 cpp):
    “Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio.”
    Ecco: il ragionevole dubbio, che con tanta naturalezza è finito nel codice, ha mille sfaccettature che variano secondo la scienza cui lo si applica. Nel processo penale il giudice dovrebbe essere certo d’aver ricostruito quanto successo, ma quando mai è possibile, nell’interpretazione letterale del termine? registrazione del fatto? chiedete a un abile montatore cosa permette la tecnica. Testimoni? la prova più ardua. Confessione? rileggiamoci la trama di Rugantino.
    A regola di legge, non si condanna mai e naturalmente si sfascia ogni società. Rimedio? rifare la legge usando parole sensate, ma figuriamoci, la finzione è sempre stata sovrana in ogni tempo e luogo, quindi meglio lasciarla com’è, scolpisce nella pietra un principio divino, poi si scende parecchio nel praticarlo. Che potrebbe essere, non partire dal principio scolpito eccetera, ma dalla possibilità che gli si avvicini l’imputato eccetera.
    Ma anche così, l’hanno sostenuto continuamente i difensori di Maurizio Iori nel suo processo, oltre a tutte le altre, numerose, violazioni di legge sia prima che in Aula, non è possibile arrivare a una condanna, considerate soprattutto le scelte della Corte, signora del processo. Come è possibile, non parlo di ragionevole dubbio, basta il comune buon senso, ritirarsi in Camera di consiglio senza aver imposto ai periti di rispondere a domande elementari: le vittime son state addormentate a pastiglie o a gocce? in entrambi i casi quantità enormi; gocce o pastiglie, e qui basterebbe il buon senso della Corte, come sono entrate, o propinate, non cambia nulla, nella bocca delle defunte?
    Se si vuole sostenere che Maurizio Iori è l’assassino, dato che la porta il mattino dopo era chiusa a chiave, perché non s’è data pena alcuna di accertare se la chiave l’avesse davvero?
    Bastano queste semplici domande per l’assoluzione con ampie scuse; serve al contrario un’inventiva da premio Nobel per riuscire a avvicinare la condotta di Iori alla possibilità che eccetera.
    Questo, caro lettore, è l’unico processo d’Assise cui abbia mai assistito: ma se la sua è la regola di tutti gli altri processi, ti capitasse di finirci dentro, lascia perdere gli avvocati, la legge, le buone maniere eccetera: scappa a gambe levate in un Paese qualsiasi, anche di selvaggi, ma assicurati prima che non facciano processi!

    Cremona 14 01 2013 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • LA CHIAVE
    Però son due le chiavi che ‘l mio antecessor non ebbe care, Inferno XXVII vv104/5, minaccia papa Bonifacio, e Guido da Montefeltro cede, e dà il consiglio che permette al papa di conquistare Palestrina, però lui sprofonda all’Inferno: forse tu non pensavi ch’io loico fossi! vv122/3, gli ghigna in faccia il diavolo afferrandolo dopo la morte.
    Ergastolo o assoluzione per Maurizio Iori possono dipendere anche da una chiave: il tema, oltre a padre Dante, è uno dei grandi classici della letteratura gialla, il morto chiuso dal di dentro nella stanza, ma la Corte ha scelto la via breve, se n’è ampiamente sbattuta, trattandolo come uno dei cento pettegolezzi regolarmente verbalizzati nella maggior parte delle udienze, a meno che abbia deciso fin dall’inizio di assolvere Iori, vista la pochezza delle prove dell’Accusa….
    Di nuovo, caro lettore, se ti fidi della mia attenzione: la prova si forma in Aula sia per il Giudice che per lo spettatore. Ecco i fatti: il 21 luglio 2011 il padre Ornesi apre la porta, ch’era chiusa a chiave, e trova figlia e nipote morte. Non c’è scelta: o la figlia ha chiuso la sera prima, quindi Iori non l’aveva addormentata a suon di pastiglie per poi aprir le bombolette, o Iori aveva la chiave. Bene, Iori nega d’averla mai avuta, gli Ornesi sostengono che sì, e la Corte, che in base al 533 cpp dev’esser certa oltre ogni ragionevole dubbio della colpevolezza, che domande fa per stabilire chi mente? nessuna!!
    Ti ripeto, caro lettore, o ha deciso fin dall’inizio di assolverlo, o per condannarlo impiegherà una spiritosa invenzione di goldoniana memoria, a sostegno della dignità del processo e della fiducia che in esso devono professare i cittadini.
    Non riguardasse fatti tragici, ci sarebbe da ridere anche dell’approssimazione della Corte nell’esame del momento clou: che tipo di sonnifero e come è entrato nella bocca delle povere defunte. Per me dovrebbe essere certo, s’è trovato il resto di una pastiglia nel vomito della bimba; ma è rimasta inevasa la continua domanda della Difesa: l’Accusa, la Corte, il professor Monti, qualcuno spieghi come da adulto a adulto sia possibile che uno riesca a far mangiare all’altro di nascosto 60/70 pastiglie o l’equivalente in gocce. Credete che la Corte si sia appassionata all’enigma? macché, l’autopsia ha stabilito che nel corpo il sonnifero c’era e tanto basta, che di nuovo va benissimo per Iori, se la Corte ha deciso in anticipo per l’assoluzione, molto meno per la credibilità della Giurisdizione in genere.
    Non vorrei, caro lettore, averti lasciato l’impressione che la Corte, fa parte di un’Istituzione! abbia condotto tutto il processo come fosse un “C’è posta per te”… dove era il caso ha premuto per giungere alla verità: Iori ha pagato i funerali, ma comunque è un uomo tirato, arido, insensibile, preso alla sprovvista, ha detto che era dove non era; è riuscita a trovare dove furono comprate le bombolette, Iori ha fatto ricerche sospette col suo personal, in breve, la Corte ha di conseguenza obbligato la Difesa a seguirla per evitare il chi tace acconsente, e senti questa, per dimostrarti l’impegno, torchiando come Dio vuole la sua impiegata, l’ha costretta dietro minaccia di provvedimenti: non ci sono fatti personali, lei deve dire tutto!! a confessare in Aula, davanti a trenta/quaranta persone, d’aver chiesto a Iori la ricetta di un calmante perché scossa dalla separazione dal compagno.
    Come farà a decidere, mi stai chiedendo, caro lettore, non avendo per nulla chiari i punti che spiegano? ma non è questo il problema, ciò che manca alla Giustizia, in Italia, sono i mezzi, le fotocopiatrici su tutto, e gli impiegati, Governo micragnoso!

    Cremona 15 01 2013 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • PARLIAMO DI COSE SERIE
    Soldi. Maurizio Iori prima di essere processato era già colpevole, d’altronde è molto difficile resistere a spiegazioni ben argomentate come quelle della Procura di Crema, speriamo non la aboliscano, che se un corpo non è messo bene nel letto è segno che ciò che sembra non è, eccetera eccetera.
    Iori è di famiglia ricca, e non è un buon segno, poi circolava con cinque macchine, una Porsche, un fuoristrada che non finiva più, in poche parole un vantoso; sette studi privati per far soldi, oltre l’ospedale, dove litigava coi colleghi per acquistare gli strumenti dal venditore che diceva lui; inutile andare avanti, i soldi prima di tutto. Dimenticavo, anche per pagare le donne, di cui andava matto.
    Ora la Giustizia sta per presentargli il conto, intanto cominciano gli offesi: otto milioni in sede penale, oltre a quelli, la strategia ha suggerito le due strade, già chiesti in civile. Ma, caro lettore, non farti scandalizzare dalla cifra, mai sentita in Italia in alcun processo, gli avvocati degli offesi l’hanno ben spiegata: serve ad affermare principi di Verità e Giustizia!

    Cremona 16 01 2013 http://www.flaminiocozzaglio.info