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Acqua e tariffe, dalla parte della ragione

Lettera scritta da Giampiero Carotti

La democrazia, se si impara a rispettarla, funziona. Da un anno e mezzo tutti i comitati per l’acqua pubblica in Italia vanno ripetendo che le aziende di gestione del servizio idrico stanno mantenendo in bolletta una quota di tariffa indebita. E una quota non irrisoria. Pochissime sono state le voci (anche politiche e ufficiali) che si sono levate pubblicamente a darci ragione. Ancora meno sono le autorità d’ambito italiane che hanno rispettato il voto dei cittadini e hanno abbassato le bollette eliminando quella componente truffaldina. Cremona non è tra queste, nonostante una lettera di diffida presentata all’AATO dal Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese alla quale non è mai stata data risposta. Né sì né no: non una riga.

Ora una sentenza del Consiglio di Stato chiarisce all’Autorità nazionale che ha ereditato la competenza sulle tariffe idriche che sì, avevamo ragione noi, quella componente andava tolta. Subito, da agosto 2011. Siamo a febbraio 2013.

Crediamo che a fronte di questo comportamento inaccettabile alcune conseguenze si debbano trarre.

La competenza del servizio in questo anno e mezzo è stata per legge nelle mani dell’Amministrazione Provinciale, dunque noi riteniamo che le dimissioni del presidente Salini siano la minima e logica conseguenza politica ed amministrativa.

La tariffa andava modificata dall’Ufficio d’Ambito, che l’ha invece lasciata invariata e ha persino approvato (due volte) un piano d’ambito che contiene ancora la remunerazione del capitale investito: sulla base di questi comportamenti (che si vanno a sommare alle numerose precedenti forzature a favore della privatizzazione del servizio) ribadiamo la richiesta delle dimissioni dell’intero cda nonché del direttore (che ha responsabilità tecniche sulle normative da applicare).

I presidenti delle aziende idriche non potevano stare a guardare, sapendo di percepire una quota indebita di bolletta, quindi visto che nulla hanno fatto per sollecitare l’Ufficio d’Ambito a provvedere, debbono essere tutti sostituiti.

Avendo redatto materialmente una proposta di piano d’ambito che contiene tuttora esplicitamente la quota incriminata, lo Studio Sciumé, consulente esterno dell’Amministrazione Provinciale, ha svolto male il suo lavoro e pertanto ogni rapporto di lavoro con questo studio va chiuso (ed evitata ogni futura collaborazione).

Se vogliamo cambiare l’Italia (e ce n’è gran bisogno), iniziamo a far vivere i diritti e pesare le responsabilità. A noi sembra un buon percorso.

per il Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese
Giampiero Carotti

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