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'Sostegno a vicinanza', in 36 hanno adottato una famiglia in difficoltà

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Paola è una mamma sola con due bambini. Da un po’ di tempo la sua situazione economica si è aggravata a causa del lavoro che svolge solo per poche ore a settimana. Questo non le consente di affrontare le spese quotidiane che una famiglia richiede: libri di scuola, alimenti, utenze. R.A. è una signora anziana che vive col marito e un figlio invalido. Le uniche entrate sono rappresentate dalle pensioni minime che percepisce insieme al coniuge, le cui condizioni di salute da qualche tempo si sono aggravate richiedendo di far fronte a numerose spese sanitarie oltre all’affitto e alle bollette. N.B. è il capofamiglia di un nucleo con cinque minori. Ha svolto diversi lavori, purtroppo tutti con contratti a termine. Ultimamente riesce a trovare solo impieghi stagionali e durante il periodo di pausa tra un contratto l’altra diventa davvero difficile sopperire alle richieste di una famiglia così numerosa: spese scolastiche, utenze, medicine. Storie di ‘famiglie da adottare’, raggiunte dalla Caritas cremonese nell’ambito dell’iniziativa ‘Sostegno a vicinanza’, adozioni di situazioni di disagio presenti sul territorio.
Dall’agosto 2012, 36 realtà (di cui 4 parrocchie) hanno adottato famiglie colpite dalla crisi economica, raccogliendo circa 13mila euro, utilizzati principalmente per pagare utenze, spese scolastiche o sanitarie, rinnovo documenti di soggiorno. Nel corso del 2012 sono stati più di 200 le nuove persone che si sono rivolte ai Centri di Ascolto Caritas. Per il 60% si tratta di stranieri (in particolari originari di Marocco, Albania, Romania) e per il restante 40% da italiani, con un aumento del 15% rispetto al 2011. Si tratta in quasi ugual misura di donne e uomini, di coniugati (58%), disoccupati (48%).
Il problema-bisogno più frequente, nel 53% dei casi, è quello della povertà economica (indebitamento, indisponibilità per esigenze straordinarie, reddito insufficiente per le normali esigenze), seguito dai problemi di lavoro (27%). La richiesta più frequente è quella di sussidi economici (90%), delle quali il 35% riguarda le bollette.
Complessivamente sono stati 488 gli interventi, per un totale di 119.431 euro: 86.125 euro per bollette (313 le azioni per evitare distacchi o per permettere riallacci delle utenze), 5.525 euro per affitti (28 interventi), 3.250 euro per medicinali, 24.531 euro per 157 interventi di altra tipoligia (spese mediche, tasse e libri scolastici, assicurazioni auto ecc.).
Al 30 novembre 2012 risultano inoltre erogati 45 prestiti per 71.531 euro attraverso il microcredito.
«Per la Quaresima 2013 – spiega don Antonio Pezzetti, direttore di Caritas Cremonese – il Vescovo ha scelto di sostenere nuovamente il “Fondo Famiglie” e in modo particolare il “Sostegno a vicinanza”. In pratica famiglie, parrocchie, movimenti e associazioni, gruppi di catechismo sono invitati ad adottare chi è nel bisogno. A chi aderirà sarà “affidata” una famiglia concreta con alle spalle una storia difficile: in questo modo i donatori sapranno esattamente dovranno andranno a finire i loro soldi». Gli “adottanti” potranno fare un’offerta in un’unica soluzione oppure mensile. «L’ideale – prosegue ancora don Pezzetti – è che si possa continuare anche in seguito ad aiutare queste persone, perché le necessità non terminano con la Pasqua. Crediamo che l’iniziativa abbia anche un grande valore educativo, soprattutto per i ragazzi che, di fronte a storie concrete, possono sentirsi maggiormente interpellati alla solidarietà».
«Sarebbe bello – conclude don Pezzetti – che questa formula fosse adottata dalle parrocchie in forma autonoma: in ogni paese ci sono genitori e figli che vivono con angoscia la fine del mese…».
«Quella che stiamo incontrando in questi ultimi tempi – spiegano gli operatori del Centro d’Ascolto di Caritas Cremonese – è una povertà che si trasforma e cambia aspetto: la crisi economico-finanziaria ha determinato l’estensione dei fenomeni di impoverimento ad ampi settori di popolazione, non sempre coincidenti con i “vecchi poveri” del passato. Aumentano gli utenti e soprattutto gli italiani, cresce la multi problematicità delle persone, con storie di vita complesse, di non facile risoluzione, che coinvolgono tutta la famiglia. La fragilità occupazionale è molto evidente e diffusa. Aumentano gli anziani e le persone in età matura (36-55 anni): la presenza in Caritas di pensionati e casalinghe è ormai una regola, e non più l’eccezione. Si impoveriscono le famiglie immigrate (anche di lungo periodo) e peggiorano le condizioni di vita degli emarginati gravi, esclusi da un welfare pubblico sempre più residuale».

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