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Frode al Fisco: Reboani a processo, patteggiano altri due imputati

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E’ arrivato davanti al giudice il caso della maxi evasione fiscale che coinvolge sette imputati, tra cui Giuseppe Reboani, legale rappresentante della Reboani Pavimenti Srl, tutti accusati di aver frodato il fisco attraverso il classico sistema dell’emissione e dell’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Una maxi evasione per milioni di euro, sviluppatasi tra il  2005 e il 2009. Al processo, che si aprirà il prossimo 27 febbraio e che prevede una corposa lista testimoniale, si è arrivati con un capo di imputazione reso completo dalle specifiche individuazioni delle fatture. In precedenza, infatti, il giudice Francesco Sora, nell’accogliere l’eccezione sollevata dagli avvocati difensori, aveva rilevato la nullità del decreto che aveva disposto il giudizio per la genericità dell’imputazione, trasmettendo gli atti al giudice dell’udienza preliminare.

GLI IMPUTATI A PROCESSO

A processo insieme a Reboani ci sono Roberto Ginesi, di Aulla, legale rappresentante della Area-Gi srl e della Ediltile srl, assistito dall’avvocato Stella Abbamonte, Gaetano Crivaro, cutrese residente a Castelvetro Piacentino, legale rappresentante del Consorzio Artigiani Edili, difeso dall’avvocato Marco Gamba, Ercole Salerno, cutrese residente a Castelvetro, titolare dell’omonima ditta individuale, assistito dall’avvocato Isabella Cantalupo, Giuliano Camposano, residente a Cutro, legale rappresentante della Edil Sud srl, rappresentato dall’avvocato Stella Abbamonte, Giovanni Mancuso, residente a Gadesco, titolare dell’omonima ditta individuale, difeso dall’avvocato Marco Gamba, e Francesco Serio, palermitano residente a Cremona, titolare dell’omonima ditta individuale, assistito dall’avvocato Isabella Cantalupo.

I PATTEGGIAMENTI

Intanto hanno scelto la via del patteggiamento altri due coimputati che hanno preferito definire la sua posizione davanti al gup Letizia Platè. Pasquale Muto, residente a Mantova, titolare dell’omonima ditta individuale, ha patteggiato un anno e sei mesi con la sospensione condizionale della pena (era difeso dall’avvocato Alessio Romanelli). Stessa pena (senza la sospensione) per il fratello Salvatore, residente a Cremona, legale rappresentante della Emmesse. Quest’ultimo era assistito dall’avvocato Carlo Alquati. Avevano già patteggiato ad un anno e sei mesi di reclusione anche i fratelli Salvatore, Francesco e  Domenico  Dangelo, residenti a Bonemerse, titolari dell’omonima ditta individuale, assistiti dall’avvocato Giuseppe Dametti, e Stella Petrozza, residente a Castelvetro, legale rappresentante del Consorzio Edilstella, difesa dall’avvocato Marilena Facente.

LE ACCUSE

Per l’accusa, dal 2004 al 2009 Reboani, difeso dagli avvocati Giorgio Gallico e Paolo Fornoni, avrebbe utilizzato fatture per operazioni inesistenti emesse dai coimputati al fine di evadere le imposte sui redditi e l’Iva “su un imponibile acclarato pari a 39.678.560,15 euro ed Iva evasa pari a 7.898.809,11 euro”. A sua volta avrebbe emesso e rilasciato fatture per operazioni inesistenti per un imponibile pari a 41.969.406,99 euro ed Iva evasa per 8.357.321,75 euro. L’attività investigativa nasce dall’approfondimento della guardia di finanza relativamente a segnalazioni di operazioni sospette individuate dal comando nucleo speciale di polizia valutaria della finanza di Roma. Le operazioni finanziarie sospette coinvolgevano diversi soggetti, tutti collegati a Reboani, e furono segnalate perché riguardavano assegni bancari emessi dalla Reboani Pavimenti srl nei confronti degli artigiani edili, i quali, contestualmente al versamento del titolo sui propri conti correnti, prelevavano l’intera somma di denaro, alimentando un giro di contanti per milioni di euro. Durante l’indagine, la finanza sequestrò il computer in uso ad un dipendente amministrativo della Reboani Pavimenti. Furono esaminati i file e fu trovata una cartella chiamata “Ginesi”, dalla quale vennero estrapolati i documenti in essa contenuti, cioè fatture prive di intestazione, ma tutte aventi per soggetto destinatario la Reboani Pavimenti srl. Inoltre è emerso che Ginesi gestiva le società Areagi-Gi srl e la Ediltile srl, per l’accusa “cartiere” costituite con il solo scopo di produrre fatture false emesse a favore della società di Reboani che in questo modo poteva abbattere il proprio reddito imponibile. Gli ulteriori approfondimenti hanno riguardato i coimputati ai quali l’accusa contesta di aver rilasciato fatture false a Reboani per consentirgli la maxi evasione fiscale. Non solo. Sempre secondo l’accusa, gli imputati avrebbero occultato o comunque distrutto le scritture contabili e i documenti di cui per legge è obbligatoria la conservazione per non consentire la ricostruzione dei redditi.

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