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Crisi negozi, De Bona: "Anche i commercianti facciano la propria parte"

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Nel dibattito sulla crisi del commercio in centro interviene l’assessore alle Politiche Commerciali Nicoletta De Bona. L’intervento, affidato ad una lunga nota, arriva dopo l’attacco delle categorie Ascom e Confesercenti alla Giunta Perri sulla revisione del Pgt e su nuove aree commerciali previste dal piano fuori dal centro. “Il commercio – scrive l’assessore De Bona – sta vivendo un momento di grande difficoltà e, certamente, l’Amministrazione comunale non può essere indifferente a ciò che questo comporta anche in termini di cambiamento “dell’aspetto” del centro storico e delle negative conseguenze sia in termini sociali che di sicurezza. Nessuno vuole un centro desertificato, nessuno vuole una sequenza di vetrine chiuse, spente, tristi e desolanti. Ma, allora, ognuno deve fare la propria parte: non si possono, genericamente, scaricare le responsabilità sugli altri”.
“Le cause del declino sono molteplici – aggiunge De Bona – alcune in linea con la realtà nazionale (la crisi economica che colpisce tutti; la presenza di grandi strutture di vendita ai confini della città, ecc.), altre più strettamente legate alla situazione locale e sottolineate dallo studio commissionato dalla Camera di Commercio di Cremona al CERSI (Centro di Ricerca per lo sviluppo Imprenditoriale) dell’Università Cattolica e ad ISPO. Il dato più evidente è legato alla frequentazione del centro cittadino: infatti, solo 4 cittadini su 10 lo frequentano con regolarità e la frequentazione del centro aumenta con il crescere dell’età. I motivi della mancata frequentazione, dichiarati dagli intervistati sono: mancanza di scelta merceologica, di assortimento, di qualità dell’offerta, prezzi elevati, difficoltà dei parcheggi, ecc. La  specializzazione, dunque, è una delle principali risorse di cui i negozi tradizionali possono avvalersi per competere sul mercato. In un distretto urbano del commercio come quello del centro storico di Cremona, costituito, per la massima parte di esercizi di piccole dimensioni, la specializzazione diventa un valore aggiunto se a questa si aggiunge anche un buon assortimento merceologico, in grado di soddisfare le diverse esigenze dell’utenza”.
“Il rischio da evitare nello sviluppo del sistema commerciale del centro – prosegue l’assessore – è l’evoluzione in una sequenza di soli negozi di abbigliamento o di soli esercizi pubblici, perché ciò diminuisce notevolmente l’appeal dell’area e potrebbe incidere negativamente anche sull’immagine dei luoghi, inducendo all’evasione di grosse quote di mercato. E’ noto, però, che, dopo la liberalizzazione del commercio, introdotta dalla riforma “Bersani” nel 1998, sono state abolite le tabelle merceologiche, ricomprendendo tutti i prodotti in due soli settori, alimentare e non alimentare, così come sono stati aboliti gli strumenti di pianificazione commerciale in capo ai Comuni. Tale semplificazione, pur causando una notevole perdita di informazioni per l’Amministrazione comunale, porta con sé però il vantaggio di dare la facoltà agli operatori di vendere (a scelta) tutti i prodotti compresi nel settore per il quale sono autorizzati, ma può anche  generare i problemi sopra evidenziati”.
“Dunque – prosegue ancora la De Bona – molteplici sono gli elementi da prendere in esame e, soprattutto, si impone una riflessione profonda che deve coinvolgere tutti gli attori del mondo del commercio, Amministrazione comunale compresa. Non è il momento del palleggio delle responsabilità e tutti devono essere in grado di assumersele: Amministrazioni pubbliche, Associazioni del commercio, singoli commercianti ma anche consumatori e proprietari di immobili. I consumatori, infatti, scegliendo di non frequentare il centro cittadino, si devono rendere conto delle conseguenze che questo comporta. I proprietari di immobili, applicando affitti elevati devono rendersi conto di non consentire al centro di poter vivere, ospitando attività commerciali adeguate”.
“Lo strumento di cui oggi, tutti insieme, disponiamo – conclude l’assessore – è il Distretto Urbano del Commercio (di cui, oltre al Comune di Cremona fanno parte le Associazioni del commercio e dell’artigianato, la Camera di Commercio, la Provincia, le Unioni consumatori e i Sindacati). Da mesi è pronto un progetto commerciale, siamo pronti per la certificazione di qualità Tocema, a breve uscirà il nuovo bando regionale e verrà identificato il nuovo manager. E’ stata definita una nuova governance del Distretto più agile e snella rispetto alla precedente. Insomma ci sono tutte le premesse perché, finalmente, il Distretto possa decollare ma, per fare questo, l’azione del Distretto deve poter essere incisiva e pregnante e lo potrà essere quanto più i singoli partner sapranno “spogliarsi” della propria appartenenza e della difesa del proprio “orticello” per guardare, insieme, nella stessa direzione: cioè il rilancio del centro cittadino, del centro commerciale naturale”.

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Commenti
  • Lora Daria

    COME DICEVA LA BUON ANIMA DI MIO NONNO ..” ASSESSORE UN BEL TACER NON FU MAI SCRITTO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”

  • Annamaria Menta

    Sono residente in centro e acquisto nei negozi vicino a casa, compatibilmente con quanto si può trovare. La mia frequentazione dei centri commerciali è in media di una/due volte l’anno, è l’ultima scelta dopo Filiera Corta, Gruppi di Acquisto Solidale, negozi di vicinato e internet.
    “Il rischio da evitare nello sviluppo del sistema commerciale del centro è l’evoluzione in una sequenza di soli negozi di abbigliamento o di soli esercizi pubblici”
    EVOLUZIONE??? E’ forse sfuggito che “la sequenza” è lì da vedere da anni?
    In media quanti vestiti/scarpe/cellulari/occhiali/oggetti inutili (ops! ‘di design’…) può ‘assorbire’ una persona? Si è arrivati a concedere ai pubblici esercizi aperture e plateatici quasi al limte del buonsenso, lo spazio pubblico è invaso da auto e tavolini, le panchine sono praticamente sparite e dove ‘resistono’ si provvede a togliere le poche piante che con la loro ombra renderebbero gradevole una sosta.
    E meno male che si commissionano studi sul commercio, chi mai poteva immaginare che “la frequentazione del centro aumenta con l’aumentare dell’età”, visto che la popolazione invecchia e, più facilmente, vorrebbe trovare negozi/artigiani utili vicino a casa. Vorrebbe…..

  • condor

    Con due labbra così può dire tutto quel che vuole!

  • Barbara

    Tanto per cominciare i comuni dovrebbero regolamentare gli orari ed i giorni di apertura dei grandi centri commerciali… Le aperture domenicali selvagge non stanno aiutando l’occupazione nè tantomeno la ripresa economica, anzi, i fatturati sono gli stessi ma spalmati in sette giorni!
    Questa inutile soluzione ha piegato i piccoli negozi e li ha schiacciati!!! Anche se in centro si scervellassero per richiamare utenza non otterrebbero niente!
    Le amministazioni prima di concedere nuove aperture di centri commerciali non potevano forse pensare che per una città come Cremona ne bastava uno???!!!!
    Come al solito ci si passa la palla vero? Intanto Cremona muore, diventa una città dormitorio, senza negozi, senza vita. CHE SCHIFO e tutto per i vostri loschi giri di favori, BAH!!!!

  • irene debona

    Gentile Signora Barbara, i Comuni non possono più regolamentare gli orari e i giorni di apertura dei centri commerciali: il “Decreto Salva Italia”, provvedimento del Governo Monti, ha tolto i vincoli sugli orari e sulle aperture nelle giornate domenicali e festive.
    Cordialmente
    De Bona

    • Barbara

      Non è solo da quest’anno che gli orari dei centri comm. penalizzano il centro. E’ una situazione che si trascina da parecchio, da anni, non nascondiamoci dietro le cagate di Monti dai, quando potevate non vi siete mai mossi!
      Insomma non servite a nulla, nè prima nè ora, vi abbiamo votati per fiducia nelle vostre capacità ma qui si va sempre più in peggio.
      Sa signora De Bona mi piacerebbe, dove lavoro io, avere sempre una scusa per non portare a termine gli obiettivi che mi impone l’azienda, ma non ne ho, mi faccio il mazzo e basta. Se un cliente esce insoddisfatto dei nostri servizi veniamo richiamati e ripresi.
      Lei occupa un posto di prestigio, se lei siede lì ha l’obbligo di risolvere i problemi, anche se poi fallisce, non ci sono scuse, bisogna farsi il mazzo non passare le colpe a chi fatica a tenere aperta la sua attività nonostante crisi, tasse assurde ecc. Cremona deve essere il vostro unico pensiero, fate vedere che “ve ne frega” e i commercianti vi seguiranno, dividere le colpe non serve a niente!!!!!!

  • sandra

    Ma in una paginata nessuna proposta dalla Ass. De Bona!!!

    Certificazione di qualità TOCEMA?
    Nuovo manager? (pagato da chi?)
    Ma che sta a dì?!
    Non un’idea!!!

    CHE VUOL DIRE LA SEGUENTE FRASE?

    “”La specializzazione, dunque, è una delle principali risorse di cui i negozi tradizionali possono avvalersi per competere sul mercato. In un distretto urbano del commercio come quello del centro storico di Cremona, costituito, per la massima parte di esercizi di piccole dimensioni, la specializzazione diventa un valore aggiunto se a questa si aggiunge anche un buon assortimento merceologico, in grado di soddisfare le diverse esigenze dell’utenza””

    Per favore, traduca?
    Se io vendessi, ad esempio, articoli di pelletteria, che devo fare per specializzare il mio negozio?
    Oltre che presentare un ovvio assortimento?
    Ma De Bona, che sta dicendo?!?!

    -Il centro ci Cremona è strozzato dai centri commerciali e, la giunta Malvezzi… ne vuole aprire di nuovi!
    -I comuni vicini, come Gadesco, concedono sempre più aree per la grande distribuzione e il Comune di Cremona non è nemmeno in grado di denunciare pubblicamente queste amministrazioni (spesso anche di sinistra…)!
    -I parcheggi a disposizione in centro sono pochi e… CARISSIMI!!! (ANCHE LA GIUNTA MALVEZZI LI HA RINCARATI!)
    -Vi lamentate del caro affitti, ma avete messo l’IMU al massimo! E con chi si deve minimamente rifare il proprietario di un immobile se non sull’affittuario?!
    -Nel comune di Cremona si costruisce sempre più in periferia, quando grandi comparti del centro rimangono deserti!
    -Manco i disastri causate dalle precedenti amministrazioni siete in grado di denunciare, e vi fate fare la ramanzina da Pugnoli!
    Incapaci!

    • Paisa’

      Sbaglio o li hai votati?

      • sandra

        Sbagli, forse non ricordo bene…

  • Cara Signora Sandra, se non è in grado di comprendere le proposte o capire il senso di un comunicato, mi spiace, sono problemi suoi!

    Irene N. De Bona

    • sandra

      Cara ass. De Bona: lei si rifugia nell’insulto, dopo aver sbrodolato parole, non essendo in grado di dare sostanza al nulla che traspare dal suo comunicato!
      Dato che ho il vantaggio dell’ anonimato, stendo un velo pietoso sulla profondità del suo sguardo…
      Comunque, avanti così! Aspettiamo il manager…

  • RODOLFO BONA

    incredibile!l’assessore De Bona esiste ancora e si ricorda che anche i commercianti devono fare la propria parte. il fatto è che i commercianti la fanno già, cercando di sopravvivere dentro questa crisi economica anche pagando, come tutti i cremonesi, i costi di un’imposizione fiscale aumentata a Cremona proprio negli anni della giunta Perri e lo devono fare in un centro storico sempre più inquinato e degradato dal traffico automobilistico. Altro che città dell’arte e della cultura. Cremona sta diventando la città del traffico e dell’inquinamento, con buona pace delle Sue velleità di sviluppo commerciale. La smetta Lei, assessore, di curare il proprio orticello e non scarichi le proprie responsabilità sugli altri!

  • Alex V

    Ma la de Bona, non doveva dimettersi gia un anno fa…
    Vai a casa, mandiamoli a casa….
    Alex V

  • Lora Daria

    Alla fine dei commenti e dei controcumunicati ( credo ) ripeto quello che ho scritto all’inizio riguardo ….a mio nonno ( e chiarisco ) “Un bel tacer non fu mai scritto. ”
    Caro assessore De Bona non avrebbe fatto molto meglio a STRASENE ZITTA ?