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Avvocato a processo per appropriazione indebita, assolto

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Nella foto, Mirko Favagrossa (a destra) e il suo legale, l’avvocato Andrea Guizzardi

E’ stato assolto “perché il fatto non costituisce reato”, Mirko Favagrossa, 39 anni, residente a Cremona, di professione avvocato, finito a processo per il reato di appropriazione indebita di 30.000 euro. Lo ha assolto il giudice Pierpaolo Beluzzi, che ha accolto la richiesta del pm onorario Silvia Manfredi e del difensore dell’imputato, l’avvocato Andrea Guizzardi. Nel 2007 Favagrossa era legale di fiducia della società Tecnoposa Srl di Cremona in una causa civile contro la società Aldo Pollonio Spa. Per l’accusa, “al fine di trarne un ingiusto profitto”, l’imputato si era appropriato indebitamente dei 30.000 euro che aveva ricevuto dalla società Pollonio come somma corrisposta per la transazione giudiziale a favore della Tecnoposa, rappresentata da Gianluca Beati. Durante il processo, Favagrossa ha spiegato al giudice di essere stato convocato da Beati nel febbraio del 2007 il quale gli aveva comunicato che non poteva pagargli le parcelle in quanto la situazione di Tecnoposa era gravissima. “Avevo lavorato su dodici giudizi allora pendenti”, ha testimoniato in aula lo stesso Favagrossa, “e non mi ero mai fatto dare un acconto, vuoi per amicizia, vuoi perché all’epoca ero giovane. Avevo maturato crediti per 70.000 euro”. “Prima di dirmi del fallimento e che i miei soldi sarebbero andati perduti”, ha aggiunto l’imputato, “Beati aveva speso 150.000 euro in automobili”. Favagrossa ha raccontato che in luglio si era definita la causa con Pollonio e che Beati gli aveva detto di transare a 30.000 euro. Successivamente, a causa terminata, a Favagrossa era stato consegnato un assegno circolare di 30.000 euro che l’imputato, che aveva una procura, si era girato sul suo conto corrente. “Confidavo che sarei stato pagato con quella somma, e per avere un filo di speranza era meglio che fosse sul mio conto corrente, affinchè Beati mi autorizzasse a compensarla con il mio credito”. Nella sua testimonianza, l’imputato ha poi detto di aver inviato a Beati un messaggio a fine agosto. “Gli avevo detto della conclusione della transazione e ci eravamo dati appuntamento, poi all’incontro i toni si erano scaldati. Sapeva che avevo il denaro e gli avevo ricordato che mi doveva 70.000 euro. Lui mi ha dato del ladro”. Dieci giorni dopo a Favagrossa era arrivata una lettera di Beati che gli intimava di restituirgli il denaro illecitamente trattenuto. La somma era stata poi restituita, ma nei confronti di Favagrossa, Beati aveva presentato un esposto. Successivamente l’imputato aveva aderito ad una transazione e Beati aveva ritirato le accuse. Ciononostante si è proceduto d’ufficio e Favagrossa è finito a processo. Oggi l’assoluzione.

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