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Guerra in Congo, 6mila euro dalla Diocesi per bimbi e donne

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La Caritas cremonese ha inviato i primi 6.000 euro, frutto della raccolta diocesana dell’Avvento di Fraternità, a don Alberto Kalafula e alla dottoressa Colette Kitoga HabanaWema, impegnati in progetti di recupero sociale di bambini e donne vittime della guerra e della violenza nella zona del Kivu nella Repubblica democratica del Congo. Questa nazione dell’Africa centrale è interessata da una guerra infinita, che formalmente è iniziata nel 1996 e si è conclusa nel 2003, ma che in realtà non è mai terminata e continua ininterrottamente tra le truppe governative e i ribelli provenienti da 5 diversi stati africani. All’origine degli scontri il controllo e il saccheggio sistematico delle risorse naturali come oro, diamanti, coltan e legnami pregiati, di cui il paese è ricchissimo (il più fornito del Continente).

Ad oggi sono oltre tre milioni i morti, tra vittime dirette di scontri e massacri e quelle decimate dalla fame e dalle malattie. E i numeri continuano a crescere. Negli ultimi mesi si è assistito a un crescere della recrudescenza della guerra civile che insanguina ormai il Kivu, un tempo perla e polo turistico dell’ex Zaire, per via del bellissimo lago e della natura incontaminata. Qui i bambini soldato vivono una situazione di orrore e crudeltà continua. E per le bambine la situazione è doppiamente difficile: oltre a combattere devono tenere il campo pulito, le divise in ordine, preparare da mangiare e, purtroppo, soddisfare gli istinti sessuali dei soldati.

Per il recupero di questi bambini che riescono a fuggire dal loro forzato compito e per quelle donne scampate alla morte (molte donne venivano sepolte vive) e alle violenze, sono stati promossi due interessanti progetti. Uno è gestito dalla dottoressa Colette Kitoga Habanawema, che opera a Bukavu, un paese del Sud Kivu, ai confini con il Rwanda: la donna ha vissuto in prima persona gli orrori della guerra e che dopo essersi laureata in Italia ha deciso di tornare nel suo paese per aiutare la sua gente. L’altro progetto, invece, è portato avanti dai sacerdoti della parrocchia di Kasika, in particolare dal parroco don Alberto Kalafula (sacerdote locale).

“Grazie alla generosità dei cremonesi – scrive la Diocesi – i bambini sono introdotti alla scolarizzazione e al recupero del gioco, completamente perso durante gli anni della vita da soldato. I piccoli trovano anche protezione, possono nutrirsi, vestirsi, essere curati e ricevere quell’affetto che ogni bambino cerca, reinserendosi in una situazione di vita quasi normale. Le donne, invece, sono avviate al lavoro nei campi dove si coltiva la manioca. In tal mondo possono mantenere se stesse e le proprie famiglie”.

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