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Sprechi: l’Italia promette, la Svizzera taglia

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Noi parliamo, gli altri agiscono. Siamo e restiamo il paese delle cicale. Nella (povera) Italia da anni si discute – invano – di tagliare gli sprechi, di diminuire le spese del Palazzo, di dare meno soldi ai partiti, di arginare i mega stipendi ai boiardi di Stato. Niente, non succede nulla. Nella (ricca) Svizzera, invece, avevano un problema del genere – cioè i compensi d’oro ai top manager di multinazionali, di banche, di società quotate in Borsa – e che hanno fatto? Semplice: un referendum per risolvere lo scandalo. E domenica sono andati a votare. Risultato:il 67,9% dell’elettorato svizzero ha approvato l’iniziativa popolare di modifica costituzionale che chiedeva di mettere un tetto agli stipendi e ai bonus delle élite finanziarie private. Per capirci: due svizzeri su tre hanno detto basta agli stipendi d’oro. Basta. Tutti d’accordo,26 cantoni su 26; un record. Il verdetto passerà alla storia.

La vittoria elvetica porta la firma del “Grillo di Sciaffusa”. Un tipo tosto. Si chiama Thomas Minder, ha 52 anni,non fa politica per mestiere, ha una fabbrica di dentifrici. Viene appunto da Sciaffusa, cioè dal cantone più settentrionale della Svizzera, un cantone circondato dalla Germania. Sono così tedeschi da quelle parti che durante l’ultima guerra gli americani, scambiandoli per tognini doc, li hanno bombardati. Bevono Riesling, sono protestanti e non amano perdersi in chiacchiere. Quando hanno saputo che Mario Croci, il super manager della Swissair (fallita nel 2001) era stato premiato con un bonus di quasi 10 milioni di euro, non ci hanno più visto. Minder ha fatto il Beppe Grillo, ha battagliato con le autorità del suo paese, li ha messi all’angolo. Gli sono saltati addosso in tanti, anche la confindustria locale ed alcuni partiti di destra. Il Grillo di Sciaffusa ha tenuto duro ed ha vinto. Oggi la Svizzera è la prima nazione al mondo ad introdurre il tetto salariale per i top manager .

E noi? Parole, parole, parole. I tagli agli stipendi dei parlamentari? Li faremo, hanno promesso lorsignori insediando (1 settembre 2011) la Commissione speciale sotto la guida del presidente dell’Istat Enrico Giovannini. Dopo quattro mesi i commissari si sono ritirati. Niente da fare. I privilegi degli onorevoli sono intoccabili. Vedremo ora se con 163 grillini a Roma la musica cambierà. Stendiamo un velo pietoso sul resto:vitalizi, auto blu, rimborsi elettorali. E le Province? Le taglieremo, avremo uno Stato più leggero, ne saranno cancellate 35, il “processo è irreversibile” garantiva il ministro Patroni Griffi lo scorso novembre. Il giorno dopo tutti a rincarare la dose:e dopo le Province toccherà alle prefetture, alle questure, alle capitanerie di porto. Non è successo niente. Tutto fermo, tutto come prima. Impossibile eliminare le Province. Sono un bancomat. La Provincia di Palermo “paga 43 ore di straordinario agli spalatori di neve nel mese di luglio”(Mario Giordano). Anche i giornaloni dei Poteri forti (e marci) glissano. Preferiscono dar corda alla Ruby o alla “umiliazione di Angela”.

E le Regioni? Qui le cicale impazzano.Una chicca pescata a caso. Tra mille: le Marche hanno speso 1 milione e 785mila euro per ingaggiare Dustin Hoffman che ha letto “L’infinito” di Leopardi con accento americano e poi si è fatto fotografare negli “5th &Sunset Studios” di West Hollywood che non sono proprio nei dintorni di Gabicce.

Concludendo: il (nostro) Grillo ha già avvertito, sui 159 milioni che i partiti dovranno dividersi per quest’ultima tornata elettorale, sarà una bella sfida. Questo “tesoro” è cresciuto di dieci volte in 14 anni. E’ uno scandalo. Fermiamolo. Venti anni fa, con un referendum abrogativo (promosso dal partito radicale di Marco Pannella) , pensavamo di avercela fatta ma il 90,3% di sì al referendum de noantri non è bastato. I partiti si sono inventati un sotterfugio ed il finanziamento-truffa è rimasto. Ci hanno fregato. Ce la faranno anche stavolta?

Enrico Pirondini

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Commenti
  • sandra

    bello il titolo. Anche se lo migliorerei così : sprechi,l’Italia promette, la Svizzera taglia, la Germania ci sguazza.
    Perchè a fronte di una situazione dei conti pubblici non molto migliore della nostra e addirittura con con un debito pubbllico in valore assoluto superiore di parecchio rispetto a quello italiano, la Germania si permette un sistema di welfare e di sussidiarietà invidiabile.
    Il detto dei nostri politicanti ” non lasceremo indietro nessuno ” in Germania funziona sul serio.
    Quindi pare che gli italiani si siano fatti prendere in giro fino ad ora.
    Da chi ? dalla famigerata casta.
    Prendere esempio dagli svizzeri sarebe già una buona cosa , ma con un avvertenza : non basta il referendum sui tetti agli emolumenti dei manager delle società quotate. In Italia serve molto , molto di più :
    -tetto alle retribuzioni e alle pensioni dei funzionari pubblici e dei dirigenti pubblici di ogni ordine e grado : ma quanto costa , ad esempio , un prefetto , quanto costa, ad esempio , un magistrato, quanto costa , ad esempio , un funzionario o un dirigente di Poste spa , o dell Inps , o dell’Inail ?
    – ma anche tetto alle pensioni e alle retribuzioni dei funzionari e quadri del settore privato.
    Si dirà : gia’ c’è la Legge Fornero con il famigerato contributivo …
    ma basta impegnarsi e fare due conti per scoprire che è più che mai discriminatoria e non garantisce ne trattamenti equi ne un minimo di solidarietà e sussidiarietà sociale.
    Conclusione : Bravi gli svizzeri , furbi e previdenti i tedeschi, al rogo le troppe caste dei succhiasangue italiani ( dei quali i politici, ahime, sono solo una piccola parte ), nessuno escluso.

  • sandra

    La provocazione di Pirondini stavolta non coinvolge neppure i soliti aficionados. Vabbeh ! Teniamoci i nostri succhiasangue. Tanto , che si torni subito al voto, oppure no , chi va a toccare gli emolumenti, che so , di un segretario comunale o di un grand commis statale ? Nessuno. Anzi ,ognuno di loro si proclamera’ indispensabile e inamovibile , a differenza dei politici.
    Cosï affonderemo prima e meglio, che ci sia Grillo, Bersani o Berlusconi.