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Senza cassa in deroga: piccole aziende in ginocchio anche nel cremonese

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Ci sono anche centinaia di aziende cremonesi che rischiano di venire messe in ginocchio dall’insufficienza dei fondi per la cassa integrazione in deroga, strumento che ha consentito negli ultimi due anni  un minimo di tutela economica ai dipendenti di piccole e medie aziende, soprattutto artigiane. Di ieri l’allarme della Cgil, attraverso i segretari provinciali Mimmo Palmieri e Donata Bertoletti; oggi la stessa preoccupazione è stata espressa dalla Cisl regionale. E sempre oggi, 7 marzo, si è tenuta a Milano una riunione urgente presso l’assessorato competente. Ne è uscita una triste conferma: vi è una totale inadeguatezza delle risorse pubbliche destinate agli ammortizzatori sociali in deroga, in ragione del fabbisogno.  “Al Presidente Maroni – affermano i sindacalisti cremonesi – chiediamo di intervenire da subito perché così è a rischio la coesione sociale, non attenda la nomina formale, ma intervenga immediatamente sul Governo. Gli chiediamo inoltre di incontrare al più presto le parti sociali per trovare soluzioni che guardino in modo particolare a creare posti di lavoro, a politiche di sviluppo, a vere ed efficaci politiche attive per la ricollocazione, a misure per sostenere lavoratori e imprese in questo drammatico periodo”.

Il dato più preoccupante, secondo Bertoletti, riguarda l’alto numero di richieste di cassa integrazione per mobilità: “Queste sono persone già senza lavoro, già licenziate. Fra 12 mesi non avranno più niente. Non si può pensare di lasciarle sole, e a maggior ragione occorre ripristinare immediatamente gli interventi del welfare”. In mancanza di numeri riguardanti la sola provincia di Cremona, vediamo la dimensione regionale: alla Lombardia sono stati assegnati dal Governo per i primi sei mesi 137milioni di euro dei quali 87 sono arrivati sul territorio la scorsa settimana. La suddivisione nazionale per il 2013 ha penalizzato la Lombardia perché sulla base di criteri modificati nazionalmente alla fine del 2012, la suddivisione tra le Regioni ha visto per noi un’assegnazione pari al 17% sul totale, mentre per gli anni precedenti era del 22%.

A fine di febbraio sono pervenute in Regione oltre 6.000 domande di altrettante aziende. La prima istruttoria regionale dà i seguenti risultati: 1.474 domande riguardanti 7.000 lavoratori, per un importo di euro 35.228.061; 3.133 lavoratori licenziati cui assegnare l’indennità di mobilità in deroga, euro 32.609.567, per un totale complessivo di 67.837.629 euro da decretare con un residuo di soli 19.461.431 euro. Le domande che saranno decretate, dopo la riunione svoltasi oggi 7 marzo a Milano,  rappresentano meno di un terzo di quelle pervenute, e molte altre centinaia arriveranno nelle prossime settimane. Con i residui si potrà autorizzare solo una piccolissima parte delle richieste. I dati ci dicono che, in particolare per il settore dell’artigianato, oltre il 60% delle domande riguarda aziende che chiedono per la prima volta l’ammortizzatore sociale, segno che la crisi si sta allargando ancora e coinvolge anche le aziende che finora ce l’avevano fatta con le loro forze. Anche il dato del numero dei lavoratori in mobilità in deroga è in aumento e indica anch’esso un ulteriore aggravarsi della situazione e un aumento della disoccupazione che purtroppo dobbiamo attenderci anche per i prossimi mesi. Infine – concludono i sindacati –  il Ministero sta inviando una serie di indicazioni burocratiche che appesantiscono ulteriormente la situazione e aggravano i costi per tutti.

g.b.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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