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Cassa integrazione in calo, ma più licenziati e richieste bloccate

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Sono diminuite di ben il 57%  le ore di cassa integrazione autorizzate in provincia di Cremona nei primi due mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2012.  Lo dimostrano i dati diffusi ieri dalla Cgil, che evidenziano, in particolare, il quasi azzeramento del ricorso alla cassa in deroga, passata dalle 437.673 ore autorizzate nel 2012 alle 17.900 del 2013 (-95,9%); e una diminuzione del 44,98% delle ore di straordinaria e del 36,34% di ordinaria. Tra tutti i settori produttivi presi in esame, solo  quello dell’edilizia registra un aumento degli ammortizzatori sociali del 32,66%, mentre tutti gli altri, industria, artigianato e commercio sono in negativo. Cremona si presenta in controtendenza rispetto alla media lombarda, che vede in aumento la cassa integrazione complessiva (+21,61%), con punte massime nei territori di Pavia (296,82%), Lecco (66,19%), Bergamo (50,22%), Sondrio (31,25%), Brescia (28,80%).

I licenziati nelle aziende cremonesi nei mesi di gennaio e febbraio sono stati 319, con una preponderanza di imprese medio piccole, con meno di 15 dipendenti (178 licenziamenti); 141 i lavoratori lasciati a casa dalle imprese di maggiori dimensioni. L’indice di cassa integrazione, che misura l’incidenza di chi percepisce un’indennità rispetto alla popolazione attiva, vede invece la provincia di Cremona sotto la media lombarda: siamo all’1,57% contro il 4,28%, ossia 1730 persone in cassa integrazione zero ore, all’interno di una platea di 109.914 persone con un lavoro dipendente (questo dato è però risalente al 2009 ed esclude i lavoratori delle pubbliche amministrazioni e Difesa).

“Il motivo della drastica riduzione delle ore di cassa in deroga – spiega Mimmo Palmieri, segretario confederale Cgil, sta nel fatto che due terzi delle richieste presentate a gennaio e febbraio non sono ancora state decretate”, termine tecnico che sta per “autorizzate”. Altro elemento, tutt’altro che positivo, che fa decrescere il ricorso alla cassa integrazione, sono i licenziamenti avvenuti nei primi mesi dell’anno, da parte di aziende che avevano fatto ricorso agli ammortizzatori, ma che poi sono state costrette a chiudere dalla crisi perdurante. Certo resta incomprensibile capire “come abbia potuto il governo Monti pensare di far fronte ai  crescenti bisogni sociali, stanziando fondi solo fino a giugno 2013”, quando solitamente la copertura finanziaria veniva assicurata per l’intero anno solare. Il perdurare poi del blocco di 200 milioni stanziati a dicembre per rimpolpare i fondi regionali è un altro elemento di preoccupazione.

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