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Incendiarono il bar per indennizzo, in aula i primi testimoni

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Prima udienza del processo per incendio doloso a carico di due fratelli di Tropea, in provincia di Vibo Valentia, Calabria, che per la procura avrebbero incendiato il loro bar al fine di conseguire l’indennizzo dell’assicurazione di 150.000 euro. Il fatto risale al 5 ottobre del 2009, quando i carabinieri e i vigili del fuoco erano intervenuti per l’incendio del bar Imperial Cafè di Vicomoscano, andato completamente distrutto dalle fiamme. Davanti al giudice Pierpaolo Beluzzi ci sono Francesco e Marco Cupitò, 28 e 23 anni, dal giugno del 2009 proprietari del locale. Il solo Francesco è anche accusato di simulazione di reato per aver sporto querela contro ignoti presso i carabinieri di Casalmaggiore. In sede di denuncia, Francesco, che abitava sopra il locale, aveva dichiarato di aver chiuso il bar il lunedì, di essere salito in casa per farsi una doccia e di aver sentito verso le 21 un grande boato. Ai carabinieri aveva raccontato di essere sceso e di aver trovato il locale devastato. Durante il sopralluogo, i militari e i vigili del fuoco avevano rinvenuto una tanica usata per il detersivo per lavastoviglie dove erano stati trovati residui di benzina. Francesco aveva spiegato di non aver mai visto quella tanica e di non aver mai ricevuto né minacce, né intimidazioni.

Oggi in aula sono state sentite le prime testimonianze, tra cui uno dei vigili del fuoco intervenuti quella sera. Il pompiere ha spiegato di aver sentito odore di benzina provenire dalla tanica, trovata appena fuori dalla cucina. La tanica, come è stato appurato a processo, era di proprietà del precedente proprietario del locale. Gliel’aveva ceduta una collega di lavoro e per questo motivo il contenitore riportava l’etichetta di un altro locale. Un’altra teste sentita è stata una vicina di casa che ha dichiarato che dopo l’esplosione, quando tutti si erano riversati in strada, i due fratelli non c’erano. La donna ha riferito che qualcuno era andato a chiamarli. Erano stati trovati in casa e, diversamente da quanto dichiarato da Francesco, avevano detto di non essersi accorti di nulla e di non aver udito alcun boato. In aula è stata sentita anche la testimonianza di un vigile che ha raccontato che nel locale non c’erano segni di effrazione. Non erano state nemmeno riscontrate perdite di gas e la caldaia era intatta.

Durante le indagini era emerso che Francesco, ex camionista, aveva cambiato vita diventando proprietario del locale grazie all’aiuto dei genitori che ne avevano finanziato l’acquisto. In quel periodo, però, l’attività del locale era in crisi, gli affari andavano male e secondo quanto accertato dalle indagini, Francesco e il fratello, che dalla Calabria l’aveva raggiunto per aiutarlo, non sarebbero stati più in grado di pagare i fornitori. A questo proposito c’è la testimonianza di un’inquilina di casa con la quale Francesco si sarebbe confidato dicendole che non ce la faceva più, che voleva tornare in Calabria ma che era preoccupato della reazione dei genitori per via dell’acquisto del locale. Per l’accusa, incendiando il locale ed ottenendo l’indennizzo, i due fratelli avrebbero potuto ripagare i genitori e tornare in Calabria. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 7 giugno.

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