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A Cignone montagne di rifiuti speciali e amianto per 60 mila metri cubi

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Sopra, i carabinieri del Noe e l’area a Cignone (foto Sessa)

Montagne di rifiuti speciali e amianto alte fino a quattro metri che si riversavano su una roggia per l’irrigazione agricola per un totale stimato di 60mila metri cubi di materiale pericoloso. Nella discarica abusiva di Cignone a Corte dei Cortesi, un’area di 40 mila metri quadrati sequestrata dai carabinieri, bidoni contenenti liquidi acidi, rottami, materiale ferroso, batterie esauste. E ingenti quantità di amianto sfaldato (esposto all’aria). Un materiale micidiale le cui polveri, contenenti appunto fibre di amianto, possono provocare patologie molto gravi come tumori della pleura o carcinomi polmonari. Sono i dettagli dell’operazione coordinata dai militari guidati dal capitano Alessandro Placidi del Noe di Brescia, il Nucleo operativo ecologico, e presentati nel corso di una conferenza stampa al comando cremonese.
L’area in questione è a Cignone in via Aldo Moro, lungo la provinciale 6 che porta a Casalbuttano, dove era attivo tempo fa l’impianto della ditta Top Beton. Parte dell’area era già stata sequestrata nel 2010 quando erano stati trovati 20mila metri cubi di rifiuti speciali. All’epoca erano già stati denunciati due soggetti per realizzazione di discarica abusiva di rifiuti pericolosi. A febbraio, nonostante fosse già stato nominato un custode giudiziario, sono stati apposti di nuovo i sigilli alla discarica abusiva, particolarmente pericolosa perché vicino ad un fosso (oggi senz’acqua) utilizzato per l’irrigazione. Nel mirino tre aziende che controllano l’area: una bresciana che si occupa di riparazione di macchine per movimento terra e due cremonesi attive nel campo dell’edilizia. Tre le persone denunciate per realizzazione di discarica non autorizzata di rifiuti pericolosi e violazione dei sigilli: due uomini, O.C. 67 anni, cremonese; C.B, 68 anni, sempre di Cremona e una donna, C.C 69 anni, bresciana. Due di loro erano già stati denunciati nel 2010, alcuni con precedenti specifici. Per omesso controllo dell’area sequestrata – che ha un valore approssimativo di 10 milioni di euro – è stato denunciato anche il curatore giudiziario.
Accertamenti in corso sugli utili dell’attività legata alla discarica abusiva, sulla provenienza dei rifiuti e su eventuali altri responsabili. “Non tralasceremo di indagare su un eventuale coinvolgimento della criminalità organizzata, ma dalle prime informazioni pare che in questo caso sia da escludere”, ha detto il capitano Placidi.
Nei prossimi giorni, ulteriori indagini e verifiche tecniche in collaborazione con Asl e Arpa per accertare i rischi alla salute ed eventuali  interventi di bonifica. “Un pericolo sicuramente ambientale, ma anche per i lavoratori impiegati sul posto. Per questo chiediamo ai cittadini di segnalare altri casi simili di cui sono a conoscenza, data l’alta pericolosità di queste discariche abusive”, ha concluso il capitano Alessandro Placidi.

LE FOTO DELL’AREA SEQUESTRATA

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Commenti
  • Erre

    Penso che una discarica a cielo aperto di materiali così pericolosi necessiti di una messa in sicurezza immediata…. Ma chi paga? E quali saranno i “tempi brevi”? Un anno?!
    Ma nessuno aveva competenza nell’effettuare i controlli?! 60 mila mc non penso siano stati depositati in una notte soltanto…

  • infatti!è assurdo che montagne di rifiuti anche cangeroni,nn siano stati visti prima di arrivare a questi livelli!60mila metri cubi di rifiuti,non sono certo una borsina di spazzatura!come sempre chi deve controllare,chissà che fa durante le sue ore di lavoro!ma non sisteva la polizia ambientale a cremona??

  • Michele

    Che strano che nessuno per anni si sia mai accorto di nulla. Diciamo dal 2010, quando era avvenuto un altro sequestro dell’area, a seguito del quale erano stati denunciati due soggetti deferiti in questa seconda operazione. Per ammontiacchiare un quantitativo di rifiuti simile ci vuole un’organizzazione, e ben strutturata. E qual è quell’organizzazione, una delle più potenti al mondo secondo attendibilissimi rapporti, che controlla spesso proprio il settore dello smaltimento illecito di rifiuti, del movimento terra e dell’edilizia ed attraverso questi settori si infilitra nel tessuto economico del Nord? Si confrontino le iniziali di uno dei deferiti con quelle di un soggetto titolare dell’impianto di betonaggio che era sul terreno sino al 2010 (poi fallito)… Ovviamente nessuno per ora può provare nulla a carico di nessuno. Si attendono con ansia ulteriori sviluppi nelle indagini…

  • Lora Daria

    E mettere in galera i responsabili ? No ? E anche chi non ha mai fatto controlli o ha fatto finta di nulla per anni neppure ??????
    Non lamentiamoci poi però se la gente dice che la legge non è uguale per tutti !