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Stoccaggio di metano, approfondimenti sul rischio sismico

Bordolano

In arrivo altri approfondimenti legati al rischio sismico per il megaimpianto di stoccaggio del metano di Stogit in costruzione a Bordolano. Struttura che l’azienda definisce estremamente sicura e con impatto sul territorio prossimo allo zero ma contro la quale comitati di cittadini e ambientalisti continuano la loro battaglia. La Giunta provinciale si è espressa sull’istanza di verifica di assoggettabilità a Valutazione d’imbatto ambientale di competenza ministeriale alla luce del piano di realizzazione “rinnovato”. La questione riguarda cambiamenti nell’assetto impiantistico e nella disposizione di apparecchiature e fabbricati rispetto alla configurazione che ha ottenuto in passato la compatibilità ambientale. Fra queste ultime novità c’è in particolare – introdotta ottemperando proprio alle indicazioni del decreto di compatibilità – il passaggio da quattro a tre turbocompressori, per avere meno emissioni inquinanti (la potenza termica complessiva risulta comunque tale da rendere necessaria l’Autorizzazione integrata ambientale). Parere favorevole subordinato a diverse osservazioni. Dalla riunione della Giunta provinciale del 19 marzo è uscita la delibera.

Si parla comunque, con riferimento ai cambiamenti del progetto di Stogit, di piccole “modifiche progettuali, che non hanno incidenza relativamente alla componente geologica e sismica, in quanto sono sostanzialmente di carattere meramente impiantistico e logistico”. “L’unico elemento degno di nota (ma che risulta sostanzialmente ininfluente) – afferma l’ente locale – è che la nuova configurazione di progetto prevede un maggiore scotico superficiale e, pertanto, una maggiore volumetria di terre movimentate”. Ritenuto comunque opportuno “richiamare a Stogit S.p.A quanto segue”, e scorrono alcuni punti. In uno di questi, si legge: “Sarà necessario svolgere un approfondimento specifico e dettagliato relativamente al rischio sismico con una analisi sismica di secondo livello”. Scorrendo ancora: “Si ritiene necessaria l’esecuzione di uno specifico studio geologico che porti alla definizione del modello geologico di riferimento superficiale”. Più in basso, invece, si parla del fenomeno di liquefazione dei terreni e dei recenti terremoti:  “Si ritiene estremamente opportuna l’esecuzione della Valutazione del Potenziale di liquefazione. Infatti la notevole prossimità alla zona sismogenetica 907, i recenti e significativi eventi sismici che hanno interessato la pianura padana, oltre che ai ben noti dati storici che attestano il verificarsi di fenomeni di liquefazione nei territori cremonesi e bresciani a seguito di eventi sismici (vedasi ad esempio il terremoto di Soncino del 12 maggio 1802, incluso nel catalogo CPTI del 1999, con intensità epicentrale pari a 8­9 MCS ­ Me = 5.6), inducono a ritenere non condivisibile la scelta di escludere a priori tale approfondimento. In un’ottica di prevenzione dei rischi e adottando un approccio maggiormente cautelativo, si chiede che venga approfondita la possibilità del verificarsi di tale fenomeno, mediante una specifica valutazione”.

“Già oggi ci sono le massime garanzie e i parametri di riferimento sono rispettati”, ha voluto sottolineare l’assessore alla Pianificazione territoriale Giovanni Leoni, “anche l’istituto di vulcanologia ci ha seguito e ha valutato la pratica”. “Gli approfondimenti richiesti – ha concluso – sono semplici adeguamenti alle attenzioni che ha posto il Ministero”.

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