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Diffamò Riccio e ne offese la reputazione, i motivi della condanna

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Dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa sei anni fa da Piergiorgio Spaggiari, ex direttore generale dell’azienda ospedaliera di Codogno e poi di Cremona, condannato per aver diffamato l’anestesista cremonese Mario Riccio, “emerge un ritratto del dottor Riccio irridente, tendenzioso ed oggettivamente teso a vulnerare la reputazione e la credibilità professionale”. E’ scritto nella motivazione della sentenza del giudice del tribunale di Milano Orsola De Cristofaro che lo scorso gennaio aveva condannato Spaggiari a 800 euro di multa e a risarcire i danni a Riccio, parte civile con l’avvocato Paolo Fornoni. Il caso riguarda la morte, nel 2006, di un paziente di 86 anni arrivato in gravissime condizioni nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Codogno dopo un intervento chirurgico. All’epoca come responsabile del reparto c’era Riccio, l’anestesista che aveva staccato la spina a Welby. Accadde che al paziente, che comunque sarebbe morto, un infermiere spense il ventilatore meccanico e staccò il tubo tracheale senza aver ricevuto indicazioni. Riccio denunciò l’infermiere al direttore sanitario.
Tempo dopo la notizia finì sui giornali. “Quasi mi viene da sorridere”, furono le parole di Spaggiari in un’intervista. “L’anestesista che ha staccato la spina ad un uomo vivo ora denuncia l’omicidio di un paziente già morto”, lasciando “intendere mendacemente che il dottor Riccio avesse ingiustamente accusato l’infermiere di aver illecitamente spento il ventilatore meccanico e tolto il tubo tracheale, visto che al momento di tale operazione il paziente era giù deceduto”. Il giudice scrive che “attraverso l’infelice accostamento della vicenda del paziente al caso Welby, lo stesso è stato deriso grossolanamente e gratuitamente, ridicolizzando il complesso percorso seguito in relazione al secondo caso e le difficili decisioni assunte”. Inoltre, Spaggiari “ha additato Riccio come colui che ha accusato ingiustamente di omicidio l’infermiere” e “lo ha dipinto come primario inviso ai suoi collaboratori tanto da aver creato un ingestibile clima di conflitto all’interno del reparto”. “Affermazioni che presentano una evidente consistenza denigratoria della persona e del suo lavoro — prosegue il giudice — , tanto più che derivano dal direttore generale dell’azienda ospedaliera da cui dipendeva il dottor Riccio”. Dalle testimonianze assunte e dai documenti acquisiti agli atti “è emerso un generale travisamento della realtà”.

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