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Delitto di via Dogali: prorogato il deposito della motivazione

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Il presidente della corte d’assise Pio Massa ha ottenuto una proroga di novanta giorni per depositare la motivazione della sentenza che il 18 gennaio scorso ha visto la condanna all’ergastolo e a due anni di isolamento diurno dell’ex primario di Oculistica dell’ospedale di Crema Maurizio Iori. In primo grado il medico è stato ritenuto colpevole di aver ucciso, la sera del 20 luglio del 2011 nella loro casa di via Dogali a Crema, l’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e la loro figlioletta Livia, di 2 anni. Il giudice Massa, che è presidente di sezione, ha chiesto la proroga in ragione dei suoi molti impegni, visto che ricopre anche il ruolo di presidente ad interim del tribunale di Cremona. Impegni di lavoro, quindi, riguardanti non solo le udienze civili e penali, ma anche la responsabilità dovuta alla questione dell’accorpamento del tribunale di Crema a quello di Cremona. Nella sentenza di primo grado, a Maurizio Iori è stata tolta la patria potestà e deciso il risarcimento ai familiari di Claudia Ornesi: una provvisionale immediatamente esecutiva di 400mila euro in favore della madre Pasqua Facchi e di 200mila euro alla sorella Paola. La corte d’assiste, composta dal presidente Massa con a latere il giudice Pierpaolo Beluzzi e sei giudici popolari, aveva anche disposto la trasmissione degli atti al pm Aldo Celentano per il reato di falsa testimonianza nei confronti di Michela Groppelli, segretaria e amica dell’oculista.

Per l’accusa, la morte di Claudia Ornesi e di Livia era stata provocata dall’oculista mediante l’azione tossica combinata dall’ingestione di Alprazolam (principio attivo dello Xanax) e Diazepam (Valium, rilevato nella sola Ornesi) e dall’inalazione di gas rilasciato da quattro fornelli portatili da campeggio. Secondo la procura, era stato lo stesso Iori, per assicurarsi  l’impunità dal delitto, a simulare un omicidio suicidio, cancellando le tracce della sua presenza nell’abitazione e facendo trovare sul tavolo della cucina i blister vuoti dei medicinali e i fornelli, così da indurre a ritenere che la Ornesi avesse ucciso la figlia e si fosse a sua volta suicidata. Motivo ? Sottrarsi all’adempimento dei propri doveri di padre. Iori, infatti, non intendeva dedicare alla figlia Livia, così come invece gli era stato pressantemente richiesto dalla Ornesi, lo stesso tempo che riservava agli altri figli.

Ora, dopo aver letto la motivazione della sentenza, i legali di Iori, gli avvocati Cesare Gualazzini e Marco Giusto, ricorreranno in appello.

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