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Il Balletto di Maribor chiude la stagione Danza con 'Watching others'

maribor

Una prima italiana chiude la Rassegna La Danza. Mercoledi 24 aprile (ore 21.00), si esibirà sul palco del Teatro Ponchielli il Balletto di Maribor diretto dal coreografo Edward Clug, che dopo il sucesso riscosso nel 2008 con Radio and Juliet proporrà il suo nuovo lavoro Watching Others.

I biglietti sono in vendita alla biglietteria del Teatro, aperta tutti i giorni feriali dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 16.30 alle 19.30 (tel 0372.022001/02) – info@teatroponchielli.it –www.teatroponchielli.it
biglietti: posto unico numerato € 20,00.

“Il titolo Watching others non implica necessariamente il processo di osservazione ma si riferisce piuttosto ai principi universali della performing art. Non volevo enfatizzare o cambiare i principi e le caratteristiche generali del teatro, ma sottolineare alcuni dettagli e dedicarmi a ciò che mi interessa maggiormente, ovvero il corpo umano. In primo piano c’è sicuramente la danza e il movimento (che è il mio punto di partenza) ma, allo stesso tempo, cerco di esplorare le varie possibilità del corpo umano. La scelta della musica, così come le situazioni che si creano sul palcoscenico, sono dettate dall’alternanza tra realtà e momenti surreali. Il mondo surreale è costituito da barriere nere e muri scorrevoli che rivelano e celano i corpi dei ballerini. I muri creano un dialogo tra il campo visibile e quello invisibile senza porsi come limite allo svolgersi dell’azione. In altre parole, non rappresentano un ostacolo ma semplicemente presentano spazi separati tra loro. Questo concetto alla base della coreografia si traduce in una particolare stratificazione dei livelli scenici all’interno dell’architettura del palcoscenico, e nell’osservazione della danza sia attraverso il processo di svelamento e occultamento, sia attraverso l’intreccio del mondo surreale con l’atmosfera della musica minimalista. Le scene sono illusioni e il mio desiderio è quello che l’immaginazione dello spettatore e le sue immediate emozioni riempiano lo spazio tra lui e la scena.”

Edward Clug

Milko Lazar ha composto le variazioni sul tema di due preludi di Chopin, il Preludio n. 14 in mi bemolle minore, op.28 e il Preludio n. 20 in do minore, op.28. Nella prima parte del balletto i ballerini sono accompagnati dal pianista sloveno Bojan Gorišek. Nella seconda parte Gorišek pizzica le corde del pianoforte con oggetti diversi mentre un nastro riproduce Milko Lazar che suona le corde del piano. Le corde, suonate con le dita e con diversi oggetti, echeggiano gli elementi destrutturati della musica suonata tradizionalmente al pianoforte nella prima parte del balletto. Nella terza parte Bojan Gorišek riprende a suonare il pianoforte.

“Oggi quando ci troviamo in una situazione di crisi di valori artistici, rimpiazziamo questo vuoto con degli stereotipi, di solito stereotipi romantici. Sfortunatamente, Chopin è ancora classificato come “hyper-mega-romantico”, e questo non mi affascina molto. Ho sempre apprezzato molto la musica di Chopin, è innanzitutto un tipo di musica molto intima. Il suo virtuosismo a volte mette in secondo piano l’intimità, ed è facile perdere le intricate finezze nella sua musica. Quando ho detto ad Edward che intendevo adattare la musica di Chopin, mi sembrava davvero un’idea interessante, anche se non sapevo quale sarebbe stato il risultato finale.

Era ovviamente d’accordo.  Non ero interessato al virtuosismo della musica di Chopin che in questo contesto è irrilevante; mi interessava l’essenza della sua musica. Volevo ottenere un impatto sonoro, immaginavo cosa avrei potuto trovare potendo entrare nella sua musica con una telecamera e vederla da dentro, mi sarebbe apparsa vasta e ampia. Ho continuato a meditare su questa idea e ho deciso di adattare due preludi che mi piacevano particolarmente.

Dopo un’analisi armonica e melodica dei preludi di Chopin, ho estrapolato ciò che definisco “il codice Chopin”, che mi è servito da base per i miei preludi. Immagina un breve momento, solo alcune misure della musica di Chopin, congelato nel tempo e allo stesso tempo enfatizzato. Così descriverei l’effetto dei miei preludi, che creati in questo modo costituiscono la mia musica e sono solo lontanamente connessi alla musica di Chopin tanto che i preludi originali sono irriconoscibili. La musica è minimalista, ricca di variazioni ricorrenti, momenti di musica ambientale, o in altre parole, “momenti intimi di Chopin congelati”. Il compositore fa sempre riferimento ad una’idea base, un spettro sonoro astratto che viene poi adattato in base all’estetica vigente nel suo tempo. In seguito, tuttavia, ho tentato di mantenere più o meno intatta questa idea di base, volevo che la forma seguisse l’idea originale e non viceversa.

Questa volta ho cercato di sentire la mia idea di base per prima e poi scriverla. Credo che questa idea sia un suono primordiale che rimane invariato. La critica contemporanea e le mode ci limitano, mentre l’idea artistica di base rimane la stessa dell’inizio. Suppongo che Chopin avesse in mente una certa sfera sonora mentre componeva e che solo in seguito il suo virtuosismo e tutto il resto siano entrati in azione.

Successivamente mi sono accorto che la mia musica stava prendendo sempre più le distanze da alcune forme stabilite, rimanendo comunque piacevole da ascoltare. Ricorro all’atonalità solo per enfatizzare alcuni stati emotivi; normalmente baso la mia musica sugli ipertoni, a cui mi affido perché sono presenti in natura.”

Milko Lazar

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