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Niente più soldi la Provincia cancella il settore Cultura

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Nella foto, una biblioteca, esempio di lavoro di rete fatto dalla Provincia nei piccoli comuni e la splendida sala di San Vitale, ristrutturata dalla Provincia quasi 20 anni fa per farne sede di eventi culturali

La parola cultura sparisce dall’organigramma dell’Amministrazione Provinciale, massacrata dai tagli dei trasferimenti e ridotta a gestire una quota sempre meno rilevante di risorse. Tanto da svilirne il ruolo, come lamentano molti degli addetti ai lavori. Resta il Distretto Culturale, che anzi viene valorizzato, ma quelle che erano le altre competenze della Provincia in campo culturale (vedi il sistema bibliotecario, quello museale, le attività di promozione culturale e sportiva, importanti soprattutto per i comuni di ridotte dimensioni) non avrà più un settore autonomo di competenza. E d’altra parte la riduzione dei budget è stata tale da rendere il settore quasi inoperante.

Quello che era il ‘Settore Cultura e Turismo’, sopravvissuto nella riorganizzazione dell’ente varata dalla giunta Salini due anni fa, viene cancellato nella nuova rivisitazione della struttura approvata qualche giorno fa in Giunta, dopo essere stata discussa con i sindacati. La voce Turismo viene fatta confluire nel settore di recente istituzione ‘Strategie di Sviluppo e Turismo’, rientrante nella macro area ‘Lavoro e sviluppo’ diretta da Dario Rech. La voce  cultura, come si diceva, resta solo come aggettivo qualificativo del Distretto che fa capo direttamente al direttore generale e sul quale la Provincia punta tutte le residue speranze di percepire finanziamenti sulla base di progetti specifici. Il Distretto tra l’altro cessa di essere alle dipendenze del direttore generale e diventa un settore autonomo. Attraverso di esso, finanziato da Fondazione Cariplo e Comunitaria, è stato avviato il laboratorio di acustica con il Politecnico, nell’ambito del Museo del Violino, oltre a molti altri progetti sul territorio.

E’ la stessa delibera di giunta che ridefinisce i settori a spiegare le ragioni della scelta:  si sono ristretti gli ambiti di attività relativi al turismo e alla cultura, quelli almeno  non rientranti nel Distretto culturale, il che non giustifica più l’autonoma esistenza di un settore dedicato. ‘Il quadro finanziario complessivo – si legge nella delibera – risulta particolarmente difficile, tenuto conto principalmente delle manovre economiche degli ultimi anni, che hanno determinato pesantissimi tagli ai trasferimenti erariali (per l’anno 2011 il comparto Province ha subito riduzioni per 300 M€, nel 2012 per 1115 M€ e nel 2013 per 700M€). I pochi soldi che ci sono vengono spesi per manutenzioni degli edifici, soprattutto scolastici e servizi per la salvaguardia dell’occupazione.

Mentre sparisce un settore, ne viene però creato un altro, l’Unità per il controllo e la trasparenza, alle dirette dipendente di segretario, direttore provinciali e Presidente stesso. La nuova Unità avrà una figura dirigenziale ‘di staff con funzioni in materia di controllo di gestione, di regolarità amministrativa e di qualità dei servizi in un’ottica di integrazione dei controlli in vista del miglioramento dell’azione amministrativa e conseguentemente dei servizi offerti’. Altra innovazione, l’accorpamento del servizio di Protezione civile con quello della Polizia Provinciale.

In tutto i Settori della Provincia risultano 12, distribuite nelle quattro macro aree Lavoro e Sviluppo, Gestione del territorio, Infrastrutture e Patrimonio, Servizi Generali. Distretto Culturale e Unità per il controllo e la trasparenza operano autonomamente. Il tutto dal 1 maggio.

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Commenti
  • Sofonisba

    Questi individui pensano davvero che le strategie di sviluppo e turismo non passino per la cultura ? E allora, perchè non mandare a casa l’inutile assessore alla cultura e risparmiare un pò di denaro pubblico ?

    • emanule lazzarini

      A quanto pare passano per il torrone, i fiori e i mercati europei nostrani che funzionano di più della cultura.Queste voci soddisfano turismo, cultura, sviluppo e lavoro.

  • Paolo A Rossini

    La macro area si chiama “Lavoro e sviluppo”. Se ne deduce che per l’attuale amministrazione provinciale la cultura non fa parte del lavoro, e non è elemento di sviluppo. Complimenti.

  • Laura Carlino

    Se non altro, Paolo, sono coerenti. In comune fanno lo stesso ma pretendono di farci credere il contrario.

  • Luca Burgazzi

    A questo punto cosa ci serve un assessore provinciale alla cultura? Spero in dovute dimissioni