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Infortuni sul lavoro, 3500 nel 2012 In calo 'ma per colpa dei licenziamenti' Gli ultimi dati provinciali diffusi dall'Anmil

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Si avvicina il Primo Maggio, festa dei lavoratori. Ma sul lavoro, purtroppo, si muore o ci si ammala ancora. Non sono rari infatti i casi di infortuni, a volte gravi e a volte mortali, nel nostro Paese. Sono 650mila in Italia i lavoratori che si sono infortunati o hanno contratto malattie professionali nel 2012. Circa 30mila quelli che sono rimasti invalidi permanenti e 870 quelli che hanno perso la vita. E nella provincia di Cremona, con le dovute proporzioni, non va di certo molto meglio. Ecco gli ultimi dati, quelli complessivi conteggiati nei dodici mesi dell’anno scorso. Anche se gli infortuni del 2012 sono in netto calo rispetto al 2011 (3.502 contro i 5.794 del 2011) questo purtroppo non significa che al lavoro ci si fa meno male, ma che si lavora di meno per colpa di licenziamenti o stabilimenti costretti a fermarsi. A specificarlo è Mario Andrini, presidente provinciale dell’Anmil, l’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro. “Il minor numero di incidenti, – dice infatti – è in parte determinato dalla crisi: la diminuzione dell’attività produttiva ha infatti pesato per il 2012 su questo calo molto di più di quanto avesse fatto nel 2011”. Anche in settori dove sfortunatamente gli infortuni sono più elevati si è registrato un calo. Si tratta di settori come quello dell’edilizia, dove purtroppo le aziende stanno morendo di giorno in giorno. “Il maggior numero di infortuni – sottolinea in questo senso Andrini – è stato individuato nell’agricoltura, e in alcuni settori dell’industria. Si sono invece ridotti drasticamente quelli nell’edilizia, ma tutti sappiamo il motivo”. Fortunatamente nel primo trimestre del 2013 non vi sono stati incidenti mortali, anche se in questi giorni si sono registrati alcuni infortuni, fortunatamente non gravi. Da segnalare quello avvenuto la settimana scorsa alla Dedacciai dove un operaio è precipitato, fortunatamente senza conseguenze gravissime, o quello di ieri mattina in una stalla a Casale Cremasco che ha visto il cedimento di un braccio meccanico che ha investito due lavoratori che se la sono cavata con una lieve prognosi il primo e un braccio rotto il secondo. Altri tre incidenti si sono verificati nelle scorse settimane, tutti avrebbero potuto avere conseguenze gravi. Tre, invece, gli incidenti mortali lo scorso anno in provincia: uno in agricoltura e due nell’industria. Non ci sono ancora i dati riguardati le malattie professionali, che nel 2011 erano state 143, ma il presidente Andrini sottolinea che le denunce sono in aumento. “Purtroppo questo è un tema molto trascurato a livello di sensibilità sociale. Se ne parla solo ed esclusivamente in presenza di grandi  processi che attirano i media. I fatto che crescano le denunce è positivo, però, perché significa che c’è maggiore consapevolezza e le persone trovano sostegno nella non facile verifica”, sottolinea. Caso eclatante nel Cremasco è stato quello dell’ex Inar di Romanengo che vede ancora un cinquantina di persone sotto osservazione costante all’ospedale maggiore di Crema, e ha portato alla morte per asbestosi 35 ex operaie. Un caso mediatico che si è concluso con un accordo tra gli eredi della proprietà Angele e i parenti delle vittime: 112 persone e un risarcimento di un milione e 200mila euro. “Resta comunque aperto il problema della cosiddette malattie perdute, cioè quelle note ma che non arrivano in sede assicurativa o quelle sconosciute delle quali si viene a sapere a posteriori”, conclude il presidente dell’Anmil Cremona.

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