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Casa di riposo di Soresina, venduta per 13 milioni Sindacati: 'Colpa di Pdl e Lega'

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Venduta per una cifra di circa 13 milioni e 500mila euro. Questa la sorte della Fondazione Zucchi Falcina, la casa di Riposo di Soresina che passerà alla storia per essere stata la prima ex Ipab della provincia a passare in mano privata senza un confronto con le istituzioni pubbliche. La notizia è stata confermata questa mattina dalla dirigenza della fondazione ai sindacati Cgil Cisl e Uil, nel tavolo di conciliazione che si è svolto in Prefettura. ‘Una responsabilità tutta politica – afferma a fine incontro Roberto Dusi, segretario di categoria della Cisl – un’operazione avvenuta con il pieno consenso di Pdl e Lega, poichè la presidente, con la sua presenza il 29 aprile al momento votazione per la vendita, ha consentito che ci fosse il numero legale, di fatto avallando l’operazione’. Dei cinque consiglieri, due si erano precedente dimessi. L’assenza della presidente avrebbe impedito la votazione. La presidente, Veronica Fiamenghi, si è subito dopo dimessa, ma questo conta poca per il sindacato, che punta il dito proprio contro l’assenza di un intervento politico per evitare che il patrimonio pubblico della fondazione (ex Ipab) venisse messo sul mercato come qualsiasi bene di consumo. ‘L’assistenza non si può vendere, le alternative c’erano – continua Dusi. Oltretutto ci è stato comunicato che la situazione finanziaria è meno grave di quanto prospettato finora, con un disavanzo che si è ridotto di circa 400 mila euro. Il grave è che il Cda della Fondazione non abbia preso in considerazione nessuna proposta alternativa e abbia ignorato il tavolo provinciale oltre che la proposta del presidente Salini’.

Ed è alla politica, a questo punto, che faranno appello i rappresentanti dei lavoratori, ammesso che vi siano ancora margini per bloccare la cessione. Non ancora comunicato il nome del compratore, si tratterebbe però di una importante società immobiliare operante anche nel welfare in altre realtà del nord Italia. Nel territorio cremonese non esistono – avrebbe affermato la dirigenza dello Zucchi Falcina – aziende con una capacità gestionale necessaria per mandare avanti la struttura e far fronte al buco di bilancio. Tesi non accettata dai sindacati, i quali gridano alla svendita  di un patrimonio esplicitamente donato alla comunità soresinese dai coniugi Zucchi Falcina e all’umiliazione  delle buone pratiche di welfare presenti sul territorio provinciale. ‘Se si deve fare assistenza privata – continua Dusi – allora la si faccia in modo chiaro, senza accreditamenti al servizio sanitario regionale, come fatto a Capralba’.

I sindacati hanno rifiutato la proposta di conciliazione giunta dal tavolo in Prefettura. ‘La nostra richiesta era che ritirassero la delibera di vendita, poi ci sarebbe stato il confronto. Non accettando la prima richiesta ci chiediamo a cosa potrebbe servire il confronto. Lo faremo con il nuovo cda, come prevede del resto la legge, anche se a questo punto non sappiamo quale sia il nostro interlocutore: il cda appena rinnovato dopo le dimissioni? oppure quello del nuovo gestore?’. Nemmeno il termine Fondazione, a questo punto, potrebbe più essere attuale. Dopo le dimissioni della Fiamenghi è stato promosso presidente il vice Simone Toscani. I sindacati non si danno per vinti, solleciteranno l’intervento delle autorità provinciali e regionali. In ballo c’è anche la restituzione del prestito a fondo perduto che le precedenti gestioni avevano ottenuto dalla Regione, circa 3 milioni di euro, per la ristrutturazione della Rsa. Per i lavoratori si propsetta un accordo che non soddisfa: tre anni di lavoro garanto (‘ma con quale contratto?’ si chiedono i sindacati?) e poi tante incognite.

‘Cittadini Soresinesi – scrivevano i sindacati all’indomani della delibera del Cda – dopo l’ospedale hanno venduto un altro vostro patrimonio al privato. Non rassegnamoci ed agiamo affinché il sindaco abbandoni la scelta della vendita’.

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