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"In tre mesi pronti per Gestore Unico" I tempi di Padania Acque sul servizio idrico

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“Entro agosto pensiamo di riuscire ad avere i requisiti per essere gestore unico”. A dirlo è Alessandro Lanfranchi, vicepresidente di Padania Acque S.p.a., nella commissione Affari istituzionali della Provincia di Cremona, riunita nel pomeriggio per discutere del servizio idrico integrato. Padania Acque Gestioni, infatti, non ha i requisiti per l’affidamento (partecipazione diretta dei comuni e controllo analogo, non è soggetta alla guida e all’indirizzo della Provincia). E, secondo quanto deliberato nell’ultima conferenza dei sindaci del 2 maggio, finché non avrà tutte le carte in regola non potrà ottenere l’affidamento provvisorio del servizio idrico.
“Il percorso – ha esordito Lanfranchi – molto tempo fa con la dichiarazione programmatica firmata da tutti i soggetti cremonesi nell’idrico. L’aggregazione dei rami idrici cremonesi (delle società che lavorano nell’idrico) sta procedendo a passi veloci verso l’unitarietà gestionale. In questi giorni sono riprese le trattative con Soresina per l’acquisizione e stiamo elaborando il primo bilancio aggregato. Siamo al lavoro sulle sedi e su un nuovo sistema informativo unico. I passi successivi riguardano l’ottenimento dei requisiti indispensabili per l’affidamento del servizio e in particolare la retrocessione delle quote ai comuni. Avevamo definito come termine ultimo il 30 novembre, ma alla luce dell’accelerazione, pensiamo di riuscire a presentare una soluzione al Tavolo Idrico entro agosto e di riunire l’assemblea straordinaria delle società entro settembre”. Nel frattempo? “Collaborazione con l’Ato sulle  priorità”, la risposta del vicepresidente di Padania Acque.
La nuova società avrà un organico composto da 160 unità (“nessun nuovo assunto, anzi scivoli per chi è in età pensionabile per risparmiare risorse”), un direttore generale che ancora non è stato individuato e tre dirigenti, area tecnica per acquedotti, area tecnica per depuratori e fognature, area amministrativa. Nella nuova società unica si sta pensando ad un “fondo solidarietà” per gli utenti in difficoltà da gestire attraverso un contratto di servizio con gli enti locali che definisca i criteri di accesso agli aiuti e contro i distacchi. In più, il gestore unico si candiderebbe a controllare e organizzare la questione degli scarichi secondo il principio che l’utente paga in funzione della qualità di ciò che emette.
Dubbi da parte di alcuni consiglieri provinciali sull’effettiva efficacia dell’operazione di retrocessione delle quote ai comuni. In particolare, Giovanni Biondi (Indipendente): “Non capisco perché si è fatta la società delle società e poi la retrocessione ai comuni e non prima la retrocessione e poi l’unificazione delle società. Mi pare che questa operazione sia stata portata avanti per lasciare aperta la strada alla società mista, pubblico-privata”.
Incognita sulle società patrimoniali (ciò che resta delle società togliendo la parte gestionale diventata unica) che rimarranno proprietarie di infrastrutture, ma non avrebbero nessun ruolo attivo se non quelli di controllare la gestione e di incassare il canone. Non è da escludere che le stesse società possano trasformarsi in fondazioni per reinvestire gli introiti in servizi per il territorio.

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