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Resistenza dopo il raid: 10 mesi, dichiarato "delinquente abituale"

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Processato con il rito abbreviato, Marco Betti, 43 anni, pluripregiudicato cremonese, è stato condannato a dieci mesi di reclusione dal giudice Francesco Sora, che, come richiesto dal pm onorario Silvia Manfredi, lo ha dichiarato “delinquente abituale”. Per l’imputato, l’accusa aveva chiesto una pena di un anno. I reati di cui Betti doveva rispondere erano quelli di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo è sospettato di essere l’autore del raid incendiario del 24 aprile scorso avvenuto al salone di bellezza e coiffeur “Fiorenzo e Anna”, tra via Garibotti e via dei Mille, davanti alla chiesa di Sant’Ilario. Il negozio era stato preso di mira anche nei giorni precedenti con un’escalation di atti vandalici: sei vetrine distrutte con un tombino e tre molotov gettate dentro il negozio. Betti, che in passato ha avuto una relazione con una delle collaboratrici del centro estetico, era stato arrestato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Durante le prime fasi dell’intervento di polizia e vigili del fuoco, si trovava al Sax Pub. Era ubriaco. A piedi aveva raggiunto il salone di bellezza e voleva entrare a tutti i costi nel negozio. Gli agenti lo avevano bloccato e il 43enne aveva reagito, pronunciando frasi oltraggiose e minacciose, scagliandosi contro due agenti di polizia che lo stavano identificando. Quel giorno alcuni residenti avevano dato una descrizione dell’autore del raid, compatibile con i tratti fisici e somatici del 43enne. All’uomo, però, non è stato contestato l’attacco incendiario e lo stesso Betti ha sempre negato di esserne stato l’autore. L’uomo, jeans, polo bianca, aria distinta, è arrivato in aula accompagnato dagli agenti della polizia penitenziaria. A difenderlo, l’avvocato Lapo Pasquetti, che ai giudici ha chiesto l’attenuante dello stato d’ira. “Il mio cliente era al Sax Pub con un bicchiere di birra in mano. E’ andato a vedere cos’era successo nel negozio. Quando ha cercato di entrare, i poliziotti hanno cominciato a fargli delle domande, chiedendogli dove fosse al momento dei fatti. Betti ha agito in stato d’ira in seguito ad una provocazione della polizia”. Il legale ha fatto sapere che contro la sentenza ricorrerà in appello. Intanto l’imputato, che lavora alla Barilla con un contratto fino al 2014, resta in carcere.

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