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Partecipolis si struttura: diventa associazione 'Cremona 2020 è una città intelligente' I dieci punti per un progetto futuro

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Partecipolis, il gruppo nato nel 2009 da cinque associazioni (Azione Cattolica, Meic, Acli, Associazione Mounier, Radici e Futuro) si struttura. La realtà che ha tra i suoi vertici Gianluca Galimberti, quotato come candidato sindaco alle amministrative 2014, diventa una vera e propria associazione (Matteo Salti sarà il presidente).
Lo ha annunciato lo stesso ex presidente dell’Azione Cattolica nel corso dell’assemblea conclusiva della due giorni organizzata da Partecipolis. L’incontro, inizialmente pensato nella piccola stanza accanto all’ingresso della Camera di Commercio, è stata spostata nella sala centrale. Tanti, infatti, erano i partecipanti che affollavano la platea (tra loro anche Maura Ruggeri del Partito Democratico).
“Nei giovani architetti che hanno lavorato con noi, c’è la politica? – ha esordito Gianluca Galimberti – Nelle guide del Crart, nelle iniziative nei quartieri, nei ragazzi dell’Azione Cattolica c’è la politica? Certo che sì. Politica significa fare la polis servendosi di idee e di buone relazioni, contribuendo ad un percorso intelligente, condiviso e gratuito. So che la politica è anche bilancio, conflitti e giochi di potere, ma il nostro dovere morale è quello di costruire percorsi per il ‘rinascimento’ della città”.
Così, quello che sembra sempre di più essere un nuovo soggetto politico, presenta anche i suoi dieci punti che potrebbero essere una programma elettorale. Comunità (“Cremona si salva solo se crea un progetto comune, a partire dai più fragili, dagli ultimi, dalle povertà, favorendo rapporti umani rinnovati nei quartieri e nei caseggiati e costruendo percorsi di relazione”), partecipazione (“Avere in città luoghi in cui cittadini ed esperti possano insieme conoscere situazioni e dati, formulare idee e proposte. L’assunzione di responsabilità di un politico è completa se accompagnata da una società che vigila e si assume la responsabilità di capire e proporre”), cultura (“Cultura per prendersi cura dell’ambiente, per rinsaldare relazioni, per cambiare atteggiamenti pigri e lenti, per maturare un senso profondo di bene comune e futuro”), città in un progetto complessivo (“Le questioni che abbiamo di fronte richiedono un sguardo di insieme e occorre avere un orizzonte lungo, immaginare scenari negli anni futuri”), consapevolezza (“E necessario diventare consapevoli delle potenzialità di Cremona, senza questo nessun cambiamento è possibile”), il Po e la terra (“Riscoprire il legame di Cremona con il suo fiume, tutelare aria e acqua come beni comuni primari, le tre r: riduzione-riuso-riciclo rifiuti”), innovazione (“Innovare e liberare energie: Museo del violino ma non solo, Cremona centro mondiale degli strumenti ad arco; Cremona leader nella ricerca mondiale dell’agroalimentare; progetto start-up; nuovi luoghi permanenti di creatività”), giovani (“Favorire la loro imprenditorialità e creatività, sostenendo reti di relazioni e sostenendo luoghi di formazione”), Europa (“Cremona dentro l’Europa, Cremona terra di incontro tra culture diverse”), governante (“Costruire un sistema smart di condivisione dei dati, amministrare in modo interdisciplinare”).
Tra gli interventi, anche quelli di alcuni giovani dello Zaist, artefici di un progetto di riflessione sul quartiere (un cocktail in cambio di un’idea per risolvere incuria e disagio giovanile) e un rappresentante del Cambonino che ha esposto le problematiche del quartiere (“siamo un agglomerato rimasto vuoto, senza farmacia, senza negozi, senza banca, staccato dal resto della città, sempre in mutamento e ricco di etnie per la presenza delle case popolari”) e ha sottolineato la necessità di un coinvolgimento delle diverse popolazioni e di una valorizzazione del quartiere.
“Partecipare e pensare alla partecipazione cambia la città – ha concluso Galimberti – Collaborare non toglie niente, ma esalta. A Cremona c’è grande vitalità. Dobbiamo capire la città nella sua interezza, partendo dalle fragilità”.

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