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Azoto killer: ultimi testi della difesa Sentenza a settembre

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Ultimi testi della difesa per il processo nei confronti di Pietro Dordoni, legale rappresentante della Abs Italia, accusato di omicidio colposo per la morte dell’agronomo cremonese Cesare Franzini, 38 anni, agente di commercio che lavorava per conto della società. Il giudice Pio Massa pronuncerà la sentenza dopo l’estate. Secondo l’accusa,  l’imputato avrebbe violato le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e consentito il trasporto di azoto liquido “in mancanza di condizioni di sicurezza”.

La sera del 29 gennaio del 2008 Franzini aveva caricato cinque contenitori per il trasporto di azoto nel baule della sua Opel Astra. Il giorno dopo, alle 8 del mattino, lasciata la sua abitazione di via Piave, si era diretto alla macchina, parcheggiata in via Montello. Nel bagagliaio c’erano due contenitori pieni di azoto e tre vuoti. Nell’abitacolo, senza i finestrini abbassati, si erano sprigionate esalazioni di azoto liquido. Salito in auto, non aveva fatto nemmeno in tempo ad accendere il motore che si era sentito male, accasciandosi sul sedile senza conoscenza.

“Coordinavo il lavoro degli agenti, tra cui anche Franzini”, ha spiegato in aula Hans Vromans, olandese, residente ad Ostiano, responsabile capo area Abs nel bresciano. “Franzini faceva l’agente anche per altre ditte e aveva bidoni di sua proprietà”, ha ricordato il testimone, che sul tema della sicurezza ha parlato di periodiche riunioni e distribuzione di materiale informativo. “Tutti erano invitati ai corsi di Abs. Ovviamente anche Franzini, anche se non era obbligato a venire perché non era dipendente”. “Ricordo di aver parlato con Franzini dei rischi dell’azoto”, ha aggiunto il teste, che ha concluso dicendo: “io non vado in una macchina che ha dentro i bidoni”.

E’ stato poi sentito un agente di commercio che lavora in Abs da trent’anni. “Gli agenti”, ha spiegato, “hanno la facoltà di essere plurimandatari”. “Avevo bidoni di mia proprietà nella mia auto”, ha raccontato, “per questo lasciavo il finestrino abbassato”. “Abs”, ha detto, “non regalava né vendeva bidoni”.

Infine è toccato ad un teste che in Abs si occupa degli aspetti organizzativi. “C’era la scheda sull’azoto. Il nostro materiale sulla sicurezza è racchiuso in cd personalizzati”. Il testimone ha ricordato uno degli incontri avuti con la vittima, che ha definito “un professionista molto preparato”. “Abbiamo avuto una discussione sul fatto che si tenessero i bidoni in auto. Dordoni non voleva. ‘Basta abbassare di due dita il finestrino’, mi aveva detto Franzini”.

Nel corso dell’ultima udienza erano stati sentiti i consulenti della difesa. Per gli esperti, Franzini sarebbe morto di infarto, e non, come invece sostenuto dall’accusa, per esalazioni di azoto liquido. “Franzini era abituato a trasportare in auto contenitori pieni di azoto”, aveva detto Roberto Testi, direttore dell’Istituto di medicina legale di Torino, “non esiste un caso in cui qualcuno che trasportava contenitori d’azoto sia morto”. “E’ vero che l’azoto è pericoloso”, aveva sostenuto il medico legale, “e che ci sono delle norme di sicurezza, ma non è tossico. Diventa pericoloso solo in determinate condizioni. Qui il problema è di una eventuale mancanza di ossigeno”. Testi aveva poi parlato di una “preesistente patologia cardiopatica”. A parte le cause della morte, che quindi sarebbero da attribuire ad un arresto cardiaco, per l’altro esperto della difesa, Paolo Centola, professore di Ingegneria Chimica al Politecnico di Milano, “non c’erano concentrazioni di ossigeno pericolose all’interno dell’abitacolo”.

Si torna in aula per la sentenza il prossimo 26 settembre.

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