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Palazzo Fodri riapre le porte, Spedini: "Necessario mettere a reddito l'investimento"

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Questione di settimane e il piano nobile di palazzo Fodri tornerà ad essere calcato dai danzatori di classica e moderna. Stanno per entrare i nuovi inquilini dello storico palazzo di corso Matteotti, in origine sede del Monte di Pietà, ed occuperanno i locali utilizzati fino agli anni Ottanta dalla scuola di danza del circolo di palazzo Fodri (c’è ancora lo specchio di allora). Notevoli ma non invasivi gli interventi eseguiti dalla proprietà, la Fondazione Città di Cremona, che alla scuola di danza (attualmente in via Dante) ha affittato i due grandi saloni con soffitti lignei, uno dei quali si distingue per le tavolette dipinte, testimonianza originale del ‘400, epoca alla quale risale il nucleo storico dell’immobile. A fianco dei due locali sono state ricavate, in quella che era l’unica parte residenziale dell’edificio dopo la trasformazione in banca, reception, due spogliatoi e i servizi. Interventi soprattutto impiantistici, di ripulitura dei pavimenti e restauro degli infissi, che hanno toccato poco o nulla la partizione interna dell’edificio tutelato dalla soprintendenza.

Ma il viaggio in palazzo Fodri, che finalmente torna alla pubblica fruizione, riserva molte sorprese. A piano terra stanno per entrare maestri e allievi di Cr.Forma per il corso di restauro di libri antichi già attivo in via Cesari ma in cerca di spazi più consoni. Le lezioni si svolgeranno nelle due sale-laboratorio a sinistra dell’androne; sulla destra verranno utilizzati l’ex ufficio del direttore del Monte di Pietà, i cui simboli sono ancora riprodotti sulle pareti e la sala d’aspetto di chi portava i pegni. Tra le curiosità del recupero edilizio c’è il caveau con le cassette di sicurezza d’epoca del vecchio Monte, un vero e proprio bunker protetto da lastroni in granito e da una porta blindata alta quasi un metro.

Lavori ancora in corso – realizzati da New Edil per la parte edile, Sime per quella elettrica e Chizzoni per gli impianti termoidraulici – nella parte settecentesca dell’edificio, attorno al chiostro del convento (prima del Monte qui c’erano le suore di S. Maria di Valverde). Al primo piano, lato verso vicolo Fodri, entrerà il coro Costanzo Porta, a cui potrebbero aggiungersi corsi di strumento musicale. In pratica è la vecchia sala ricevimenti del circolo di palazzo Fodri. Un ascensore consentirà l’accesso al piano. La parte interna del chiostro porticato verrà sistemata a giardino e il piano terra si presta ad uso di bar- ristorante. Ma per i restanti due lati del chiostro e per tutta l’ampia superficie dove si era installata la sede principale della ex Cariplo, si è ancora in attesa di inquilini. Come pure, nella parte più antica, restano per ora sfitti i locali occupati da ultimo dalla Triennale strumenti ad arco, ora confluita nel Museo del Violino.

SPEDINI: ‘ERA NECESSARIO METTERE A REDDITO L’INVESTIMENTO’.  Il recupero di palazzo Fodri, con lavori per circa 400mila euro al momento, nasce dalla necessità di insediare delle attività redditizie per la Fondazione in quello che è stato un discusso investimento immobiliare voluto dal precedente Cda, presieduto da Umberto Lonardi.

“Abbiamo fatto un’operazione commerciale – spiega ora Giacomo Spedini, alla guida dell’ex Ipab di piazza GIovanni XXIII – utilizzando la srl Cremona Centro 2011 (la società costituita dalla Fondazione per l’acquisto di palazzo Fodri ndr). La srl tra l’altro ha realizzato l’investimento dei pannelli fotovoltaici sui lastrici solari degli immobili di via Brescia, in tal modo producendo e vendendo energia. Per l’utilizzo dei tetti paga un canone annuo di affitto, alla Fondazione, di 50mila euro. Ripeto che si tratta di una iniziativa esclusivamente commerciale, derivante dalla necessità di tirar fuori qualcosa da un investimento immobiliare che ha lasciato scarsa liquidità nelle casse della Fondazione”.

Spedini parla di un periodo di “stand by” per le entrate dell’ente. L’utile disponibile per i fini statutari ammonta per il 2013 a poco più di 400mila euro, in lieve diminuzione rispetto all’anno prima. Da qui vengono attinti i 300mila euro di contributi ai progetti di Cremona Solidale. Ma il momento è difficile sia per la filantropia classica, sia per chi la deve amministrare. “Stiamo registrando una sempre maggiore difficoltà nel ricevere regolari pagamenti degli affitti, dei ritardi che prima non c’erano. E poi i costi di manutenzione, per un patrimonio immobiliare che supera le 100 unità, sono elevati. Palazzo Stradiotti è una mia spina nel fianco. Abbiamo provato a venderlo, ma le aste sono andate deserte”.  Tra gli inquilini della Fondazione non ci sono solo enti di beneficenza ai quali vengono concessi canoni particolari, ma uffici pubblici come l’Archivio di Stato e del Comune. E anche sulla fondazione grava l’onere dell’Imu.

CONTRIBUTI  INVARIATI A CREMONA SOLIDALE. La Fondazione Città di Cremona manterrà fede agli impegni statutari sia nei confronti di Cremona Solidale, che assorbe il grosso degli impegni finanziari, sia degli altri settori del welfare cremonese. Spedini replica alle illazioni fatte dalla presidente del Comitato Parenti di Cremona Solidale, Patrizia Cattani, circa i rapporti tra i due soggetti che reggono le sorti del centro geriatrico di via Brescia: Fondazione Città di Cremona, appunto, proprietaria delle strutture e l’ente gestore dei servizi socio sanitari Cremona Solidale. “Non vanno confusi la gestione dei servizi, su cui i parenti possono fare le osservazioni che ritengono, con i bilanci della Fondazione”, afferma. “Questi ultimi non sono di competenza dei parenti, la Fondazione ne risponde alla comunità e lo fa anche pubblicamente, ogni anno, in ottobre”.

Al geriatrico andranno anche quest’anno 300mila euro in contributi per progetti assistenziali concordati oltre alla copertura delle rate di mutui pregressi (precedenti alla gestione di Cremona Solidale), per altri 400mila euro circa. Inoltre: manutenzioni straordinarie agli edifici di via Brescia per circa 200mila euro l’anno. L’azienda speciale del Comune, dal canto suo, versa 250mila euro in affitti. “Cremona Solidale – afferma Spedini – assorbe circa l’ 80% dei nostri interventi statutari. Oltre a quelli, però, la Fondazione ha il dovere di occuparsi di altri settori, in ottemperanza ad un concetto di filantropia diretta di cui andiamo orgogliosi e che è nostro dovere mantenere e rinnovare, incentivando sempre nuove donazioni”.

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