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Tamoil cerca di "liquidare" le parti civili Resistono i Radicali: chiedono milioni di euro

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Le poche notizie che filtrano sulla perizia che i consulenti del Gup Guido Salvini hanno consegnato nei giorni scorsi sulla vicenda Tamoil, sembrano mettere l’azienda libica con le spalle al muro: l’inquinamento non sarebbe databile ad altre gestioni (Camangi o Amoco) ma sarebbe imputabile proprio alla conduzione Tamoil della raffineria. Oltrettutto l’inquinamento sarebbe pesantissimo e il sito di produzione difficilmente riconvertibile, dicono i chimici Mauro Sanna e Roberto Monguzzi (gli stessi consulenti incaricati dal Gip di Taranto d’effettuare le perizie sull’inquinamento dello stabilimento siderurgico Ilva) e il geologo Bruno Grego. In attesa della prossima udienza già fissata per il prossimo 24 settembre, secondo notizie provenienti dagli ambiti delle parti civili ci sarebbe in corso un gran lavorìo da parte dei legali Tamoil per far uscire dal processo le parti che si sono civilmente costituite. Ovviamente riconoscendo risarcimenti pecuniari alle “parti offese”. Ricordiamo che nel processo si sono costituiti parti civili tre soci della canottieri Flora e uno della Bissolati (tutelati dall’avvocato Castelli), il Dopolavoro Ferroviario (1800 soci rappresentati dall’avvocato Annalisa Beretta) ed altri 26 soci della Bissolati assistiti da Gian Pietro e Monica Gennari, Claudio Tampelli e Vito Castelli. Parte civile è anche Legambiente con l’avvocato Ilaria Ramoni. Tra le parti civili, con una costituzione che farà letteratura giuridica, c’è anche Gino Ruggeri, tesoriere dell’associazione radicale Piero Welby che si è costituito come cittadino cremonese a tutela della propria città (assistito dall’avvocato Alessio Romanelli), vista la latitanza dell’Amministrazione comunale. Non sappiamo se andrà a buon fine la trattativa con le parti civili per farle ritirare dal processo, sicuramente resisterà il cittadino cremonese Gino Ruggeri, radicale, che potrebbe chiedere, in caso di condanna della Tamoil, un risarcimento milionario (si parla di 50-70 milioni di euro) che finirà nelle casse comunali.

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