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Chiude il negozio del presidente 'Botteghe' 'Continuare è un costo'

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Anche il negozio Bellora, che si era trasferito solo pochi mesi fa da via Mercatello a largo Boccaccino, ha gettato la spugna. Lenzuola, asciugamani, accappatoi, trapuntini a prezzi dimezzati per un paio di settimane e poi si chiude. Il suo titolare è Paolo Mantovani, presidente delle Botteghe del Centro, gruppo Ascom. Continuerà a fare lo stesso lavoro, ma a Piacenza, dove da qualche anno ha aperto un altro negozio Bellora. Nessuna recriminazione, ma amarezza sì.  “Andare avanti – spiega – avrebbe significato dover fare un’altra iniezione di liquidità nell’attività e viste le prospettive, non era più il caso. Ciascun settore ha le sue peculiarità, ma per quanto mi riguarda il comparto della biancheria per la casa di livello medio-alto non ha più mercato, almeno qui. Il nostro target di clientela è medio alto. In questi anni è andata sempre calando  la disponibilità di reddito del ceto medio, che adesso è costretto ad acquistare prodotti a basso costo, mentre chi ha maggiori entrate a Cremona non spende e probabilmente va altrove. A Piacenza non è così, fortunatamente”.

Paolo Mantovani (foto Sessa)

Un po’ c’entra anche l’inerzia della politica locale, le difficoltà incontrate  in questi anni dal Comune a mettere in piedi iniziative di richiamo; gli interventi a spot, senza una chiara programmazione, in tema di viabilità e arredo urbano. “C’è tutto questo – aggiunge –  tra i motivi della crisi del commercio cremonese, oltre alla crisi generale e alle peculiarità del mio settore. Vedo però che siamo in tanti a decidere che non ne vale più la pena”. Proprio nel quadrilatero della moda a ridosso del Duomo, hanno chiuso nelle ultime settimane la gioielleria Poli, in via Mercatello, un negozio storico; stessa sorte dovrebbe toccare a un  negozio di abbigliamento per bambini, mentre poco più avanti, in corso Mazzini, ha già chiuso Kammi (calzature). Il discorso è quasi sempre lo stesso: puoi lavorare in perdita qualche anno, non tanti consecutivi.  E con gli affitti e le spese generali che non scendono nonostante il giro d’affari sia crollato, in tanti optano per la chiusura.

Mantovani,  da socio di Cremonabooks insieme a Sabrina Miglio e Fausto Cacciatori, non abbandonerà Cremona. La società si è aggiudicata la gestione del bookshop del Museo del Violino e manterrà il punto vendita di largo Boccaccino, come libreria specializzata in editoria cremonese (liuteria a parte) e galleria d’arte, con un calendario già molto fitto di prenotazioni. Per Cremona quindi un futuro di servizi esclusivamente collegati al turismo? “Diciamo pure che al di là del Museo del Violino non c’è nient’altro in prospettiva, per questo tutti sperano nell’indotto che potrà procurare. Tutti gli occhi sono puntati lì – conclude Mantovani – se i violini storici attiravano a palazzo Comunale, immagino che i visitatori raddoppieranno nella nuova collocazione, effettivamente molto bella”.

g.b.

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Commenti
  • Marco Alquati

    Da quando c’è un outlet Bellora a 20 minuti di macchina da Cremona, mi chiedevo come il negozio potesse rimanere aperto. Inoltre i gusti stanno cambiando e quel settore ormai sta morendo. E’ il commercio che cambia.

    • Paolo Mantovani

      Esatto! Giusta osservazione. Il problema è che c’è un outlet per tutto e, al di là del mio caso singolo, questi negozi non si sa più in cosa trasformarli. Lasciarli vuoti porta a degrado, sporcizia, deprezzamento degli immobili e generale impoverimento del tessuto urbano, con tutto quello che ne consegue. Riempirli è ormai diventato un costo…

      • non ha trovato nessun cinese che se lo compri?il negozio intendo…

        • Paolo Mantovani

          Neanche loro li vogliono più! 😉

      • Marco Alquati

        Non sarei così drastico, lei opera in un settore difficile. Oggi sono altri i campi del commercio in cui ci sono ancora ampi margini e difficilmente possono essere intaccati da outlet e centri commerciali. In uno di essi leggo che lei è anche socio.

  • Annamaria Menta

    “Diciamo pure che al di là del Museo del Violino non c’è nient’altro in prospettiva, per questo tutti sperano nell’indotto che potrà procurare. Tutti gli occhi sono puntati lì – conclude Mantovani – se i violini storici attiravano a palazzo Comunale, immagino che i visitatori raddoppieranno nella nuova collocazione, effettivamente molto bella”.
    Se queste sono le idee (e mi pare che non si vada molto oltre, da parte degli amministratori come degli ‘altri’), stiamo freschi.
    La cosa più sbagliata è puntare tutto su un solo aspetto (è quasi come avere un solo cliente), in questo caso la liuteria, fenomeno gonfiato fino a farlo diventare ‘di massa’, quando è tutto meno che ‘di massa’. Questo non perchè sia ‘per pochi eletti’ ma solo perchè l’interesse che può suscitare è, nel tempo, limitato quasi solo agli addetti ai lavori (che già potrebbero essere numericamente interessanti, se si capisse che manifestazioni come mondomusica andrebbero riportate in centro e ricondotte all’argomento principale – la liuteria – possibillmente senza strumenti industriali in bianco in vendita sugli stand. Gli ‘outlet’ arrivano ovunque…)

    Chi ha partecipato nei mesi passati alle visite guidate organizzate dall’associazione CrArT ha potuto vedere (quello che resta di) una città diversa dalla solita ‘cartolina’ di piazza del comune e violini, una migliore conoscenza dei luoghi e della storia della città sarebbe di molto aiuto per una (forse ancora possibile) rinascita. Le potenzialità ci sono, la mancanza di soldi e la crisi giustificano solo in parte l’inerzia e la goffaggine di certe iniziative che, al di là di tre giorni di delirio, non portano benefici duraturi.

    Se si vuole puntare sul turismo la cosa peggiore è far diventare Cremona definitivamente la brutta copia di un centro commerciale di terza categoria. Ci stiamo avvicinando a grandi passi a questa nuova ‘cartolina’. Una volta c’era il ‘centro storico’, poi si sono inventati gli outlet, che imitano un centro storico ‘standard’ e adesso si vuole rimodulare i centri storici sull’esempio degli outlet. Se non è follia questa…

    • Paolo Mantovani

      Posso essere d’accordo con tutto quello che scrive, ma non se la prenda con me! Non indirizzo io le scelte della città. Mi è stata fatta una domanda sul museo del violino, struttura che da profano mi è parsa molto bella, e a quella ho risposto.
      È innegabile che abbia il potenziale per incrementare le presenze in città. Altrettanto lo è che in città si potrebbe/dovrebbe fare anche altro. Ma per farlo, come in tutto, servono la volontà e le persone giuste.

      • Annamaria Menta

        Evidentemente non mi sono espressa bene, la mia non era una critica a lei o al suo operato o un volerle addossare responsabilità, era una considerazione generale.
        Lo so bene che le scelte della città non vengono indirizzate da lei, da me o da altri cittadini singolarmente.
        A pensarci bene, nemmeno da cittadini ‘raggruppati’, se non si è del gruppo ‘giusto’….
        Comunque concordo sul fatto che l’ingrediente (a volte, spesso) maggiore (che manca non solo in questo settore) è la volontà, che a volte non necessita nemmeno di grossi investimenti di denaro.

        • PiovonoPietre

          Secondo me si è invece molto ben espressa, con una serie di osservazioni puntuali e condivisibili.
          Ritengo, però, che il turista medio che visita Cremona soggiorna per periodi brevissimi, inadeguati a fargli cogliere il “profumo di storia ” della città; quindi, è necessario identificare la città stessa con un carattere immediatamente distintivo.
          Nel nostro caso, ci è capitato di aver dato i natali a Stradivari…

  • Paolo Mantovani

    Certo, ci mancherebbe altro! Come avevo detto anche alla giornalista, ci sono ancora settori che (grazie al cielo) funzionano. Il problema è che sono sempre meno e decisamente insufficienti per riempire una città.
    La risposta a roby27 era, al pari della domanda, una battuta. Chiunque capirebbe che non potrei mai cedere la Bellora ai cinesi. Loro direbbero “Bellola” e sarebbe inaccettabile! 😉

    • Marco Alquati

      Le faccio un altro esempio. Sia Somenzi che Poli (i gioiellieri) hanno chiuso non per motivi economici. Entrambi i negozi fatturavano notevolmente. Io vedo una buona opportubità per chi ha i capitali ed opera in quel settore per aprire una nuova gioielleria.

      Le ricordo, infine, che comunque il centro di Cremona è piccolo e di fatto 5 sono le zone di pregio: corso Mazzini, via Mercatello, via Solferino, largo Boccaccino e cordo Campi. Penso che, seppure le attività in grado di rimanere in centro stanno fisiologicamente diminuendo (per motivi che non a caso definisco fisiologici e che derivano da una naturale evoluzione del commercio a causa della domanda che vede diminuire la necessità di rivendite e aumentare la richiesta di intrattenimento), essi potranno sempre essere totalmente o quasi “occupati”. Il pericolo nasce per tutti quei negozi non in quelle posizioni. Che ne pensa?

      Le chiedo, inoltre, quale sia il suo parere in merito agli affitti nelle vie sopra citate. Grazie.

      • Paolo Mantovani

        Non è mio costume parlare di settori dei quali non ho esperienza. Ho però un collega/amico gioielliere, che, sono sicuro, non sarà d’accordo con lei.
        A questo proposito le consiglio di leggere “volevo solo vendere la pizza” edito da Garzanti (a scanso di equivoci non l’abbiamo a Cremonabooks :D). Si legge in un’ora e le garantisco che è davvero istruttivo.
        Le vie che ha elencato sono quelle commercialmente più appetibili. Ma non è possibile che un centro così ristretto sopravviva. È come un negozio con una superficie di vendita troppo piccola. Non è in grado di avere un’offerta sufficiente. E questo lo porta a chiudere.
        Non possiamo arrenderci a questa situazione. Non è possibile che alcune zone non abbiano più l’appetibilità di un tempo (corso Garibaldi e la galleria in testa). C’è il potenziale per invertire la tendenza. Basta trovare degli amministratori che si interessino al commercio (non solo a parole) e che lavorino seguendo un progetto. Senza prendere decisioni con la pancia, o ascoltare chi urla di più.
        È chiaro, ma è sempre stato così, che i commercianti devono poi adattarsi alle richieste del mercato. È che in questo momento si capisce con difficoltà quello che il mercato vuole e non si trovano più le risorse per attuare questi cambiamenti.
        Gli affitti sono (insieme al costo del personale) il problema principale. In alcune zone, tipo corso Campi, sono assolutamente folli (6000 euro al mese per 50 mt). Ma anche nelle altre vie non scherzano.
        Il mercato ha avuto, negli ultimi quattro, anni un tale e rapido tracollo, che i proprietari (non tutti), non hanno avuto il tempo per adeguarsi, per capire. Tanti ancora “non capiscono”.

  • Daniele

    Mi chiedo come mai, visto che presumo che il negozio fosse già in perdita, abbia deciso di spostarsi da via mercatello all’attuale negozio con tanto della solita ristrutturazione del negozio stesso, per poi chiudere dopo penso nemmeno 2 mesi! Mah….
    A volte mi chiedo che razza di commercianti abbiamo a Cremona che sperano sempre e soltanto nell’amministrazione pubblica che secondo loro dovrebbe non fargli pagare nulla, dare a loro servizi, posti auto riservati (carico e scarico e sosta perenne) riverirli…Iniziassero ad essere veri imprenditori di se stessi e non parassiti delle città!

    • Paolo Mantovani

      Tendenzialmente non rispondo ai pusillanimi che si nascondono dietro l’anonimato per insultare. Però, stavolta, farò un’eccezione.
      Caro sig. Daniele, non crede di presumere un po’ troppo? In tutte le sue presunzioni, non ha considerato che, magari, non ho fatto assolutamente nessuna ristrutturazione? Che il negozio era già così? Che non ho dovuto acquistare nemmeno una lampadina? Che in questi due mesi ho risparmiato nettamente sui costi?
      Riesce adesso a presumere dove la sto mandando?

  • Marco Alquati

    Grazie per la risposta, ma lei a che eventi/progetti avrebbe in mente? La butto qui visto che ci siamo: per me una buona iniziativa che si potrebbe fare, anche ad un costo abbastanza modesto e per richiamare il filone Liuteria della città, sarebbe istallare nelle vie del centro (se non tutto l’anno, nei periodi più “affollati”), dei ripetitori di musica classica (strumenti ad arco). Lo so che fa molto “centro commerciale” però da vari studi è evidente come il consumatore nello shopping cerchi anche un’attività di intrattenimento, non solo di mero acquisto di merce! Specialmente quando si tratta di prodotti di media-alta fascia, vale a dire gli unici che garantiscono i margini tali per cui è ancora redditizio svolgere l’attività di commerciante.

    • Paolo Mantovani

      Caro sig. Alquati, i progetti che abbiamo proposto sulla città, in tutti questi anni, sono tantissimi. Elencarli tutti qui sarebbe impegnativo. Ma se vuole bere un caffè, ne parliamo volentieri.
      Sulla diffusione della musica (vetrine musicali), stiamo lavorando da qualche mese con il nuovo assessore Maschi e l’aemcom. È un progetto innovativo, che prevede di usare le vetrine come diffusori sonori, eliminando tutti i problemi di un impianto esterno.
      A volte basta avere i giusti interlocutori per concretizzare i progetti…

    • Annamaria Menta

      Nel periodo natalizio di qualche anno addietro in corso Garibaldi avevano installato lungo un tratto di via una serie di diffusori (esterni, preciso) che mandavano in continuo una serie di brani di musica classica.
      Lo dico da abbonata di lungo corso della stagione concertistica, oltre che da liutaio e cliente dei negozi del centro: non mi è sembrata allora una buona idea e non ho cambiato parere.
      Non tanto per l’aspetto da centro commerciale quanto perchè alla lunga (e nenache tanto alla lunga) si tratta di una tortura, anche per gli stessi negozianti e i clienti, oltre che per chi ha le finestre che affacciano sulla via interessata (e io non abito in corso Garibaldi, sono al di sopra di ogni sospetto). Anche perchè, come al solito, si crede che più si aumentano i decibel, più si aumenta l’attratività del luogo. A lei piacerebbe sentire per otto ore al giorno sempre la stessa serie di brani ripetuta in continuo, magari anche a volume sostenuto?
      Quanto al consumatore che nello shopping cerca anche attività di intrattenimento, le dico solo che in altre città d’Europa i negozi chiudono alle 17:30 (Oxford, per esempio, dove sono stata all’inizio di agosto), alla domenica sono chiusi o fanno aperture ridotte (escludendo periodi particolari) e le strade sono piene di gente ugualmente. Come fanno? Sarebbe il caso di ‘guardarci dentro’ e magari, per una volta, copiare quacolsa di positivo.

      • Paolo Mantovani

        Ricordo l’impianto di corso Garibaldi e anche il residente che si era sporto dalla finestra, tagliando il filo con le forbici. 🙂 Ma questo (che è ancora un progetto allo stadio embrionale) è leggermente diverso.
        Prima di tutto la musica si sente solo vicino alle vetrine. Poi non verrebbe collegato a un impianto che diffonde sempre la stessa musica, ma a una webradio con un canale dedicato.
        Questo, a grandi linee, è il progetto che è stato presentato. Poi idee e consigli sono sempre bene accetti.

  • ORBI

    A voler essere cattivi bisognerebbe dire: Certo che all’ASCOM si sono scelti un bel presidente, non sa gestire la sua attività e vuol rappresentare un gruppo di imprese.Complimenti!

    CREMONA HA I CITTADINI CHE SI MERITA E I SUOI RAPPRESENTANTI.

    • Paolo Mantovani

      Non è “a essere cattivi”, è un’altra cosa…
      Preciso che sono solo il presidente delle Botteghe, non dell’Ascom, di aziende ne ho gestite più di una, e continuo a farlo.
      Quando ti prendi un impegno e ti rendi disponibile (gratis), sai che arriveranno oneri e onori. Sai che ti esporrai a critiche più o meno giuste e anche alla cattiveria delle persone.
      Comunque non tema. Visto che sono stato eletto, se me lo chiedono farò subito spazio a chi vuole succedermi.

      Lei è cittadino???

      • ORBI

        Non di Cremona, per fortuna, e neanche di questa provincia (doppia fortuna)!!!
        Uno che trasferisce e chiude un negozio dopo due mesi si può chiamare imprenditore? A mio modo di vedere no, se lo fà, lo fà solo per fare polemica e guadagnare consenso politico in un momento di crisi,dove alzare polveroni, al contrario di quello che accade per strada, porta visibilità.
        Per chiarezza, nessuno ha mai detto che sei il presidente ASCOM.
        Passo e chiudo.

        • Paolo Mantovani

          Ritengo sia inutile rispiegare che il negozio era già “mio”, che sarebbe rimasto comunque vuoto, che ho risparmiato nettamente sui costi e che, magari, quello che decido di fare, sono cavoli miei.
          Che poi l’abbia fatto per creare polemica cosa vuole le dica? Che non c’è limite all’immaginazione?
          Relativamente al giusto dubbio che le è venuto, se fossi la persona adatta a fare il presidente. Le dico che sono l’ultima persona che può rispondere a questa domanda.
          Probabilmente hanno scelto il meno peggio tra quelli disponibili. Anzi, se non ricordo male, ero l’unico candidato! NON HANNO AVUTO SCELTA!
          Ma non tema, si può sempre cambiare e migliorare.

          • Mantovani

            Come dicevo chiudo la conversazione, ho un impresa (che va bene) da mandare avanti io, mi do da fare e uso le mie energie per il lavoro.