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Tribunale, dipendenti in agitazione Sindaci pronti alle dimissioni di massa

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Non si ferma la battaglia per impedire la chiusura del tribunale di Crema. Sindaci e dipendenti stanno tentando il tutto per tutto, nonostante proprio ieri la presidente del tribunale di Cremona, Ines Marini, ha detto di essere pronta ad accogliere il personale cremasco.

PERSONALE IN STATO DI AGITAZIONE
Personale che da oggi è in stato di agitazione per protestare contro la chiusura del palazzo di giustizia, destinato tra tre giorni, venerdì 13 settembre, a diventare un archivio, e per mettere in evidenza la mancanza di certezze su dove e come i dipendenti dovranno lavorare.
Con una lettera al prefetto Paola Picciafuochi, il sindacalista della Cisl, Vincenzo Tarallo ha proclamato lo stato di agitazione sottolineando: “Spiace lamentare la mancata informazione in ordine ai provvedimenti emessi dal Tribunale accorpante di Cremona, in applicazione all’art. 8 del D.Lvo 155/2012. Tali circostanze, ad oggi, hanno impedito al sindacato di conoscere i criteri di scelta degli spazi da utilizzare e quelli concernenti l’individuazione del personale accorpante che in quei nuovi spazi dovrà svolgere la propria attività”.
Per questo motivo il personale del tribunale e della procura cremasca ha dichiarato lo stato di agitazione e chiesto al prefetto di intervenire per la conciliazione.
Ma questa non è l’unica iniziativa della giornata per tentare il tutto per tutto per impedire la chiusura del tribunale.

LA LETTERA DEI SINDACI AL PREFETTO
Anche i sindaci hanno pronta una lettera per il prefetto nella quale si dicono pronti a rimettere la fascia di primo cittadino nel caso il tribunale dovesse chiudere. I sindaci parlano di palese ingiustizia “ai danni del territorio Cremasco, a seguito della apoditticamente “sentenziata” soppressione del Tribunale di Crema e della relativa Procura della Repubblica”. E per questo nella missiva sottolineano che “con il lutto nel cuore, sono a rimettere la fascia di Sindaco non ritenendo condivisibili né tollerabili le scelte dello Stato Centrale che, per tutte le addotte ragioni, si ribadiscono essere arbitrarie, ingiuste e sicuramente immotivatamente deleterie per le comunità dei sottoscritti, i quali, in assenza di un riesame del caso, si riservano di rassegnare in blocco le dimissioni, non sentendosi più in grado di servire al meglio i propri concittadini cui devono il mandato”.

LA LETTERA DI COTI ZELATI AL SINDACO BONALDI
Anche il consigliere di Sel, Emanuele Coti Zelati ha preso carta e penna e scritto al sindaco Stefania Bonaldi per chiederle di non concedere l’utilizzo della struttura del tribunale come archivio.
“Quanto sta accadendo al nostro Tribunale rappresenta il concreto rischio di perdita non solo di un servizio alla città di Crema ma anche un evidente danno economico, culturale e sociale inflitto all’intero cremasco: quello della Giustizia e della Sicurezza é infatti molto più che l’esercizio amministrativo di una funzione e significa l’investimento in cura del territorio ­ e di quanti lo abitano ­ da parte dello Stato (non dimentichiamo infatti che con il Tribunale se ne andranno anche la Procura e, presumibilmente a breve, il commissariato di Polizia): evidentemente contiamo molto poco per quanti si muovono tra le stanze del Governo. Localmente abbiamo il compito di giocare ogni carta a nostra disposizione per fare in modo di salvaguardare questo presidio importantissimo: è lampante che la perdita del Tribunale potrebbe costituire solo il primo passo di un processo di depauperamento in termini di servizi che ridurrebbero drammaticamente il ruolo e il significato territoriale della nostra città: non possiamo permetterlo specialmente in funzione del nostro programma che ci impegna direttamente a far riacquistare a Crema il ruolo di capocomprensorio”, scrive Coti Zelati chiedendo per l’appunto che non venga concesso l’utilizzo al ministero del tribunale come archivio.
Ultimi fuochi di una battaglia, che ormai, salvo ripensamenti dell’ultima ora da parte del ministero, sembra destinata ad essere persa

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