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Resta chiusa nella bussola della banca in orario di chiusura

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La donna delle pulizie della filiale della Banca Intesa San Paolo di Robecco è rimasta chiusa per circa due ore e mezza nella bussola che divide l’atrio dalla sala della banca stessa. E questo in orario di chiusura della filiale, da prima delle ore 18 alle 20,15. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Cremona ed un’autoambulanza per il malore che successivamente ha colpito la donna.

E’ successo ieri sera, giovedì 19. Verso le 19,10, Luca Penocchio, uscendo dall’ambulatorio medico di via De Amicis, sentiva le grida di una donna provenire dalla Banca confinante. La donna era rimasta prigioniera nella bussola rotante da prima delle ore 18. Per fortuna la porta non era chiusa completamente e lasciava penetrare un filo d’aria. La donna, una brasiliana, coniugata con prole,  residente a Pontevico, riferiva inizialmente a Penocchio che stava bene e che era tranquilla. Il robecchese chiamava il 112 dei carabinieri che, a propria volta, provvedevano ad avvertire le guardie del servizio di sorveglianza della banca. Il centro operativo di queste ultime avvertiva poi che le stesse sarebbero arrivate sul posto dopo una quarantina di minuti circa. Dopo circa mezz’ora la donna cominciava ad agitarsi e a soffrire della situazione in cui era venuta a trovarsi. Il direttore della banca si teneva informato sulla situazione telefonando al Penocchio. Verso le 20 arrivavano sul posto i Vigili del Fuoco di Cremona allertati dai carabinieri. Forse l’urlo delle sirene spiegate oltre al fatto che i vigili dapprima avevano consigliato alla signora di stare il più indietro possibile nella cabina  ipotizzato di rompere il vetro per farla uscire, provocava un malessere in quest’ultima per cui si richiedeva l’intervento di un’autoambulanza. Intanto giungeva sul posto anche il marito della signora cercando di tranquillizzarla. I vigili, verso le 20,20 circa riuscivano ad aprire la porta con l’aiuto di un potente divaricatore liberando la donna che veniva portata all’ospedale di Manerbio.

Angelo Locatelli

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