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Quattro piante di 'maria' in casa: 51enne assolta Per il gup 'non è coltivazione'

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Il giudice Salvini

“La crescita domestica di alcune piante  in vasi esce dal concetto di ‘coltivazione’”. “‘Coltivare’ non significa allestire vasi e vasetti, ma governare un ciclo di preparazione del terreno, semina, sviluppo delle piante e raccolta del prodotto”. Lo scrive il giudice Guido Salvini che ha emesso sentenza di  proscioglimento nei confronti di una 51enne cremonese residente a Malagnino, accusata di aver coltivato quattro piantine di marijuana contenenti 1,9 grammi di principio attivo trovate dai carabinieri durante la perquisizione nella cascina di Malagnino della donna. Ai militari era stata segnalata la presenza di piante di marijuana visibili con l’aiuto di un binocolo anche dall’esterno dell’abitazione. I fatti risalgono al 30 settembre 2011. L’imputata era difesa dall’avvocato Franco Antonioli. Nella perquisizione erano state sequestrate le quattro piante. Una si trovava in giardino, mentre le altre, ciascuna nel suo vaso, erano sul davanzale della finestra del soggiorno. All’interno di un portacenere erano stati sequestrati anche i resti di quello che era probabilmente uno spinello artigianale. Non era stato trovato, però, nient’altro che potesse essere ricollegato ad attività di coltivazione, detenzione o spaccio di marijuana, ed in particolare lampade o altri strumenti d’illuminazione.
L’11 aprile del 2012 il pm aveva chiesto l’archiviazione del procedimento, rilevando che la quantità di sostanza stupefacente rinvenuta, pur superando il limite massimo consentito, era comunque compatibile con un uso esclusivamente personale. Da parte sua il difensore ha sostenuto che non c’erano tracce di una coltivazione “estensiva ed organizzata tale da far ritenere che la piccola coltivazione domestica fosse avvenuta ai fini della cessione del ricavato a terzi”.
Il 4 ottobre del 2012 il gip ha però respinto la richiesta di archiviazione e disposto che il pm provvedesse alla formulazione dell’imputazione, richiamando nella motivazione alcune sentenze della Suprema Corte che hanno individuato come condotta penalmente rilevante qualsiasi attività di coltivazione anche se realizzata per la destinazione del prodotto a mero uso personale.
Il caso è poi arrivato davanti al gup Salvini che ha disposto il non doversi procedere “perché il fatto non costituisce reato”.
Per il giudice, “non è nemmeno certa la riferibilità all’attuale imputata delle piante sequestrate, posto che la cascina era certamente abitata da più persone e non risulta essere stata fatta alcuna indagine in proposito”.
Secondo Salvini, “la crescita domestica di alcune piante  in vasi esce dal concetto di ‘coltivazione’, risolvendosi, in assenza di circostanze di segno opposto, in una forma di detenzione senza acquisto da parte dell’agente che si procura da sé ed anche ripetutamente la sostanza”.
In pratica, per il gup, “‘coltivare’ non significa allestire vasi e vasetti, ma governare un ciclo di preparazione del terreno, semina, sviluppo delle piante e raccolta del prodotto”.
In questo caso, dunque, il giudice non ha ravvisato “elementi che indichino una destinazione della marijuana a terzi. Il numero di piantine era esiguo, il luogo ove si trovavano  certo non era indicativo di una attività di spaccio: non erano nascoste ma ben visibili e non facevano certo parte di un campo coltivato o di una serra con apposite lampade  per la crescita come di norma avviene quando ci si trova di fronte ad una vera  coltivazione con illecite finalità di smercio”.

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