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Tamoil, 42 lavoratori restano a spasso Reindustrializzazione ancora lontana

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La manifestazione sindacale contro la chiusura della Tamoil nell’autunno 2010

Tavolo Tamoil in Regione, il primo a quasi un anno dall’ultimo, previsto dagli accordi sindacati-azienda dell’aprile 2011. Si è svolto nel pomeriggio di oggi 22 ottobre, a Milano. Rappresentanti dei lavoratori, sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, azienda e istituzioni si sono riuniti per fare il punto su stato occupazionale a quasi due anni dalla chiusura della raffineria e a due mesi dall’esaurimento della cassa integrazione (scadrà il 19 dicembre). Dei 95 dipendenti in cassa integrazione straordinaria, 42 non sono stati ricollocati in questi due anni, quindi allo scadere della cassa integrazione andranno in mobilità per periodi più o meno estesi a seconda dell’anzianità (massimo tre anni). Una cinquantina coloro che “scivoleranno” verso la pensione. Per coloro che non hanno finora trovato lavoro la Cgil, attraverso il segretario  della categoria dei Chimici Marco Arcari, presente al tavolo,  ha chiesto un prolungamento dell’impegno aziendale, almeno per un altro anno, per continuare la collaborazione con l’azienda di outplacement. “Credo che l’azienda possa farsi carico di un ulteriore impegno in questo senso, anche in considerazione dei segnali positivi di ripresa economica che vengono evidenziati da più fonti. Abbiamo chiesto di mettere ulteriormente  a disposizione risorse nella società di outplacement, “.  Difficile invece che possa avvenire in tempi brevi un rilancio del sito industriale della ex raffineria. “Personalmente nutro qualche dubbio sulla concretizzazione della proposta che è stata avanzata”, afferma ancora Arcari. “L’azienda ci ha parlato della sinergia con una società di trasformazione di materie plastiche svizzera, in possesso di un brevetto che consente, con un impatto ambientale molto basso , di avviare un’attività di riciclo di plastica addizionandola al gasolio proveniente dal deposito cremonese. L’area che l’azienda è disposta a mettere a disposizione anche subito è la ex Bortolotti. La portata occupazionale dell’iniziativa, di cui non ci è stata fornita tempistica né dettagli è di circa dodici persone”. “Spero di essere contraddetto – ha aggiunto il sindacalista – ma non mi pare che ci siano elementi per fare affidamento su tutto ciò nel medio termine”.

All’incontro hanno preso parte tra gli altri, l’assessore Francesco Bordi e i tecnici dell’Arpa cremonese; l’assessore provinciale al Lavoro Paola Orini, gli assessori regionali Valentina Aprea e Mario Melazzini; i consiglieri regionali Carlo Malvezzi e Agostino Alloni. Prossimo appuntamento da fissare tra il 7 novembre  e 19 dicembre, ossia dopo la conferenza dei servizi a Roma per  la procedura di smantellamento impianto e prima del termine della Cigs.

A seguito dell’accordo sottoscritto il 1 aprile 2011 tra Regione, Ministero dello Sviluppo economico, Provincia di Cremona, Comune di Cremona, Rsu e la società Tamoil, come previsto dagli impegni di ordine istituzionale, Regione Lombardia ha istituito un tavolo tecnico di confronto con il compito di verificare almeno 4 volte l’anno l’andamento di tutti gli impegni. A oggi, a distanza di due anni, sono stati convocati solo quattro incontri, il 19 dicembre 2011, il 26 aprile 2012, il 19 luglio 2012 e il 7 novembre 2012, come ha più volte rimarcato il consigliere regionale Pd Agostino Alloni, che sulle mancate convocazioni è intervenuto anche con un’interrogazione.

E intanto in tribunale prosegue l’iter giudiziario: Altra udienza, oggi, davanti al gup Guido Salvini, del caso Tamoil, indagine “madre”. Sentiti i consulenti tecnici delle parti civili. Due i capi di imputazione contestati a cinque manager. Secondo l’accusa, “in cooperazione tra loro, non prevedendo, per imprudenza ed imperizia, la dispersione nell’ambiente di vapori esplosivi”, gli imputai non avrebbero adottato tempestivamente misure di sicurezza idonee ad aspirare i gas infiammabili sprigionatisi dal sottosuolo gravemente contaminato per presenza, nel suolo e nella falda superficiale, di idrocarburi con conseguente grave e concreto pericolo di esplosioni che avrebbero messo a repentaglio la pubblica incolumità”. In particolare, i rilievi fatti dai vigili del fuoco tra maggio e giugno del 2008 “registravano alla canottieri Bissolati la presenza di miscela infiammabile con elevate concentrazioni sia nei pozzetti dei sottoservizi sia negli edifici adibiti alla preparazione e alla consumazione dei pasti, alla canottieri Flora la presenza di miscela infiammabile con elevate concentrazioni all’interno dei pozzetti dell’impianto elettrico di terra situati nel parcheggio interno, nello spazio adiacente il Cral Tamoil e un’abitazione privata la presenza di miscela infiammabile con elevate concentrazioni in corrispondenza di un pozzetto dei sottoservizi elettrici e al Cral Tamoil la presenza di vapori esplosivi in condotti di servizio e pozzetti”. Nel secondo capo di imputazione, la procura accusa i manager di aver avvelenato la falda acquifera dal 2001 al 2007 “con reiterate condotte di sversamento al suolo di sostanze inquinanti che penetravano nel terreno e nella falda stessa”. Condotte “a fronte delle quali non adottavano idonei interventi di messa in sicurezza di emergenza, non procedevano ad effettuare tempestive analisi geologiche e dunque accettavano il rischio di avvelenare le acque della falda, aumentandone il grado di contaminazione da idrocarburi e metalli pesanti, anche nelle aree circostanti al di fuori del perimetro della raffineria”.

Giuliana Biagi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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