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Truffe, le imprese nel mirino Bollettini ingannevoli via posta

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Proposte commerciali alle imprese cremonesi con richiami ingannevoli alla Camera di commercio. Tramite email o (soprattutto) via posta vengono spediti alle attività bollettini precompilati da pagare per l’adesione a registri o portali multiservizi. Presunta opportunità presentate come riservate a chi è iscritto al Registro imprese nel 2013 e collegate direttamente e automaticamente all’avvenuta iscrizione. Le richieste di pagamento oscillano tra i 200 e i 300 euro circa e arrivano in realtà da soggetti privati totalmente estranei alla Camera di commercio. Episodi di queste genere si stanno diffondendo un po’ in tutte le province del Nord e il territorio cremonese, ovviamente, non è immune. Come le Camere di commercio di altre zone pure quella di piazza Stradivari mette in guardia e invita a prestare attenzione. Casi di questo tipo non sono mancati nelle ultime settimane dalle nostre parti. Talvolta segnalazioni di imprenditori arrivano anche negli uffici camerali, come accaduto una quindicina di giorni fa.

Tutto è cominciato, in particolare, quest’estate. Un primo avviso alle imprese era stato inviato dalla Camcom di Cremona a fine luglio: veniva evidenziata l’estraneità della Camera di commercio e si ricordava che “l’unico tributo dovuto all’atto di iscrizione è il diritto annuale, versato mediante imputazione della somma in sede di protocollazione della pratica telematica oppure entro 30 giorni dall’invio mediante modello F24”. Meglio ribadire nuovamente il concetto oggi. Con un suggerimento: telefonare alla Camera di commercio quando si ricevono proposte di questo genere per fare una verifica. Soprattutto in tempi di crisi sembra che le imprese siano finite al centro dell’attenzione di soggetti a dir poco sospetti. Esattamente un anno fa ci furono numerose telefonate di falsi funzionari Camcom con richieste di dati e informazioni economiche “al fine di un aggiornamento della visura camerale”. Anche allora il messaggio degli uffici di piazza Stradivari fu chiaro: “Tali richieste sono assolutamente estranee al modo di operare della Camera di Commercio di Cremona”.

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