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Buche in via Sesto, incidente madre e figlia Assolto addetto manutenzione strade

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È stata totalmente riformata in appello dal giudice Pierpaolo Beluzzi la sentenza di condanna emessa nel dicembre del 2012 dal giudice di pace Daniela Badini nei confronti di Giuseppe Azzini, responsabile del servizio di manutenzione delle strade, che oggi è stato assolto dal reato di lesioni per un incidente accaduto in via Sesto il 16 maggio del 2009. Quel giorno mamma e figlia di due anni e mezzo erano cadute mentre erano in bicicletta, procurandosi escoriazioni alle gambe. L’imputato, in qualità di responsabile del servizio di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade “di proprietà e facenti capo al comune”, era accusato di aver violato le “norme sulla disciplina della circolazione stradale”, e di aver causato “lesioni personali” ad una mamma e alla sua bambina, “non disponendo di provvedere alla manutenzione ordinaria del tratto di strada interessato dal sinistro” e permettendo “il sussistere di profonde buche e dislivelli del manto stradale”.

Il 20 dicembre del 2012 il giudice di pace lo aveva condannato a 600 euro di multa, più il risarcimento alla madre di 500 euro e alla figlia di 1.500 euro (oggi la parte civile era rappresentata dall’avvocato Massimiliano Cortellazzi). In udienza era emerso che il servizio di manutenzione delle strade, in seguito ad una convenzione, era stato conferito dal comune ad Aem. Spettava a quest’ultima, cioè, adottare, le competenti misure d’urgenza per ovviare ai rischi. Nell’estate del 2009, in effetti, il rifacimento della strada era stato effettuato. In quel periodo il responsabile della manutenzione e’ risultato essere proprio Giuseppe Azzini, giudicato responsabile dal giudice di pace per “l’incuria e la mancanza di monitoraggio, oltre che per l’inesistenza della segnaletica”.

Oggi, pero’, nel processo d’appello, il giudice Beluzzi ha accolto la versione fornita dalla difesa e ha assolto l’imputato “perché il fatto non costituisce reato”. Per il difensore, l’avvocato Cesare Gualazzini, “le responsabilità dell’incidente devono ricadere esclusivamente sulla mamma”. “Al manubrio della bici, verso l’esterno”, scrive il legale nell’atto di appello, “era appeso un cestello porta oggetti e verso l’interno un seggiolino per bambini sul quale era trasportata la bambina. Il carico sul manubrio e la visibilità in avanti preclusa per almeno tre metri hanno fatto si’ che una situazione di per se’ non insidiosa, lo diventasse”. “La superficie dell’asfalto  in un certo tratto”, prosegue Gualazzini, “era interessata da una scrostatura dovuta agli effetti del gelo invernale e del copioso spargimento di sale. Il fenomeno aveva dato luogo alla formazione di dislivelli della profondità di pochi millimetri. La situazione era stata percepita dalla mamma che in udienza aveva dichiarato che era stata attenta perché la strada era in evidente stato di dissesto”. “Le scrostature”, conclude il legale, “erano perfettamente avvistabili, a prescindere dalla presenza dei cartelli”. Per l’avvocato, “non si riesce a capire nemmeno dov’è il titolo della colpa. La colpa e’ della madre che ha commesso una grossa imprudenza”.

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