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Pressing sul Comune 'Fini speculativi dietro rilancio inceneritore'

pezzoni rifiuti-evid

Pressing sul Comune, nei giorni cruciali in cui  Lgh e Aem stanno decidendo sul futuro del termovalorizzatore. Secondo l’azienda e l’assessore all’Ambiente Francesco Bordi, quello in corso di definizione con la Regione è semplicemente un miglioramento delle prestazioni emissive dell’impianto di San Rocco; secondo altre linee di pensiero è invece tutt’altro che scongiurata l’ipotesi dell’ammodernamento completo dell’impianto in modo da renderlo attivo per i prossimi vent’anni e in grado di bruciare rifiuti da tutta la regione. Totalmente assente dal dibattito risulta la Provincia, che pure sta elaborando il nuovo piano Provinciale dei Rifiuti: la bozza di documento dovrebbe essere pronta, ma sui contenuti c’è molta riservatezza. Su questo secondo fronte si colloca il vasto mondo dell’ambientalismo e una buona parte del Pd più vicina al nuovo corso, mentre la componente pizzettiana ultimamente è in silenzio sulla polemica rifiuti. Dopo la presentazione del progetto “Amali, rifiuti=risorse” venerdì scorso alle Acli da parte di 21 associazioni ambientaliste, torna sugli stessi concetti Marco Pezzoni come associazione CreaFuturo (nata qualche anno fa sul tema del no al nucleare).

“Oggi – scrive Pezzoni –  il Comune di Cremona non è chiamato a chiudere subito l’inceneritore ma a voltare pagina, attrezzandosi per partecipare al nuovo mercato del riuso dei rifiuti come materie prime seconde, inserendosi in quella più avanzata filosofia economica che punta sul recupero dei materiali piuttosto che sul loro incenerimento, sostenendo nel quadro lombardo il progressivo superamento dei troppi inceneritori dotati già oggi di sovracapacità rispetto alla quantità di rifiuti prodotti in Lombardia.

“Documenti regionali ufficiali dicono con chiarezza che quello di Cremona è uno degli inceneritori che può essere spento tra i primi in Lombardia, tanto più che il volume dei rifiuti indifferenziati dovrebbe gradualmente diminuire. In questo quadro, il Comune di Cremona e la Giunta Perri  sono chiamati oggi ad assumersi la precisa responsabilità di decidere, con atti formali, soluzioni alternative all’inceneritore e di darne ufficialmente mandato vincolante all’AEM, essendo questa partecipata al 100% dal Comune di Cremona che, infatti, ne nomina i Presidenti. Di conseguenza l’ AEM, nei suoi organismi e in quelli di LGH, è chiamata a sancire l’abbandono immediato del progetto di revamping dell’impianto di  San Rocco ed è investita del compito di presentare, al suo posto, proposte innovative  e alternative. Del resto soluzioni tecnologiche alternative oggi esistono e sono già adottate non solo in Europa ma anche in Italia da Amministrazioni Provinciali e da Comuni, come nella  vicina Reggio Emilia. Se l’AMA di Roma si è recata con il suo Presidente nel comune toscano di Capannori per imparare qualcosa da quel modello, senza necessariamente copiarlo, l’AEM di Cremona e la holding LineaGroup possono recarsi in realtà territoriali vicine in cui si è avuto il coraggio di incamminarsi su strade nuove? Il nodo politico-amministrativo  oggi è questo: si vuole decidere di deliberare soluzioni alternative all’inceneritore di S. Rocco, così da poterlo chiudere quando queste potranno entrare in funzione, oppure no? Rinviare questa decisione, significa che si vuole mantenere attivo per un tempo ancora più lungo l’inceneritore. Se poi questo funziona sempre peggio, come già sta accadendo, significa prima o poi entrare in emergenza, non avendo ancora approntato il nuovo sistema di smaltimento della frazione residua dei rifiuti. Oppure trasferire i rifiuti residui in inceneritori molto più potenti come quello della vicina Brescia. E’ questo che vuole il sindaco Perri e la sua giunta ?

“Purtroppo la cosa assai più probabile è che prevalga la voglia di lavarsene le mani e, come gli struzzi, fingere di non sapere e non vedere che l’AEM e LGH stanno aspettando il momento più propizio per realizzare il progetto di revamping dell’impianto di San Rocco,  possibilmente senza scomodare il “sonno” dei Comuni e passando sopra le loro competenze. Perchè nella loro logica aziendalistica, privatistica e conservatrice Lgh e AEM non hanno fatto finora che correre sui vecchi binari dell’incenerimento e piuttosto di pensare in termini di sistema regionale dei rifiuti e di nuove opportunità, puntano a competere con i giganti di A2A, portando in dote nel probabile matrimonio con multiutility mediopiccole come Verona, il rilancio e la rivalorizzazione patrimoniale dell’impianto di San Rocco, anche a costo di andare a comprare rifiuti per alimentare l’inceneritore ben al di fuori della nostra Provincia. Costi aggiuntivi che verranno scaricati sulle tariffe dei residenti, col paradosso che più i cremonesi aumenteranno la quota della raccolta differenziata che, dunque, non va all’inceneritore, più i gestori dello smaltimento dovranno compensare la quota dei rifiuti mancante, andandola a comprare chissà dove.

“L’opportunità da cogliere sarebbe invece quella di un nuovo piano industriale che realizzi soluzioni tecnologiche più flessibili e più utili all’economia del futuro come è il TMB, il trattamento meccanico biologico, in grado di recuperare compost per la nostra agricoltura. Dunque all’AEM e a Lgh non si chiede di rinunciare alla propria funzione ma, al contrario,  di adeguarsi alle nuove sfide con politiche industriali che sappiano utilizzare i rifiuti come risorse, invece di inseguire il rilancio di vecchi modelli di incenerimento che, in futuro, staranno in piedi solo come operazioni speculative.

“Se AEM e Lgh  – conclude Creafuturo – non sono in grado di cambiare prospettiva, la decisione in ultima istanza spetta alla politica e, in particolare, a chi è stato eletto direttamente dai cittadini. Conclusione: se davvero il Sindaco Perri e l’assessore Bordi sono coerenti con l’ordine del giorno sui rifiuti e sull’inceneritore, votato praticamente all’unanimità dal Consiglio comunale di Cremona, non hanno che da trasformarlo in precise delibere di Giunta, in atti formali e di indirizzo verso AEM e verso LGH”.

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Commenti
  • paolo pini

    Bè signor Pezzoni l’unico documento ufficiale della Regione Lombardia evidenzia che l’impianto di Cremona risulta essere a PIANO REGIONALE.

    si informi bene… poi questo è un problema serio che deve essere gestito da persone capaci e non solo con dichiarazioni da chiacchere e distintivo.

    se lei ha una alternativa credibile alla termovalorizzazione dei rifiuti la metta in pratica e non continui chiedere ad altri di realizzare proposte fantasiose che non trovano campo di applicazione al di là della pura sperimentazione.

    La Regione Lombardia ha dichiarato che nel 2020 solo in Provincia di Cremona il rifiuto derivante dall’urbano NON riciclabile ammonterà a 56.000 tonnellate a cui vano aggiunti i rifiuti ospedalieri i fanghi e tutto il rifiuto speciale non pericoloso derivante dalle attività commerciali ed industriali….

    lei come vorrebbe gestirlo questo problema… semplicemente spegnendo il termovalorizzatore ed obbligando LGH a realizzare su scala industriale quello che oggi è solo sulla carta o nella testa di qualche ben pensante i cui progetti non hanno mai superato la fase sperimentale?

    ma per piacere… se proprio desidera sperimentare si prenda una giornata di rifiuto prodotto in Provincia e lo renda tutto riciclabile…

    siete dei fenomeni, sono 3 anni che date addosso ad LGH perché ha comprato una discarica in Puglia invece che investire i soldi sul territorio.

    oggi vi lamentate perché li vorrebbe investire…. cosa dovrebbe fare cambiare oggetto sociale e produrre margherite….

    per ultimo i 35 dipendenti specializzati del termovalorizzatore lo stipendio glielo continua a pagare lei??? o anche qua ci deve pensare LGH

    … nelle ultime settimane personaggi variopinti hanno pontificato… verbalmente…. ma in termini di fatti…. siamo lontani da una seria capacità realizzativa…..

  • Daniele

    incredibile come durante una campagna elettorale quanti cercano una visibilità mediatica.
    per la cronaca
    L’esperienza di Capannori è eccellente nella raccolta ma non lo è altrettanto nel riciclo: sono più di dieci anni che non riescono a collocare nel proprio territorio un impianto di compostaggio. Quindi ogni giorno l’organico raccolto a Capannori va all’impianto di compostaggio di Montespertoli, che si trova in un’altra provincia e dista 60 chilometri. Non mi pare né molto ecologico né molto economico….
    Tutte le altre tipologie di raccolta (organico, multi materiale, indifferenziato) vengono avviate a riciclo o a smaltimento (termodistruzione) in altri comuni.