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Fratelli rapinati: 'Sono stati loro', i nigeriani: 'Eravamo alla Caritas'

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Quattro i cittadini nigeriani arrestati l’anno scorso dai carabinieri di Cremona perché ritenuti autori di una rapina commessa attorno alle 22,30 del 25 novembre del 2012 in via Postumia ai danni di due connazionali. Ora i quattro stranieri, Emmanuel Okafor, Mike Ochuko Aderha, Anthony Oijangbe e Ahmed Momom, tre 30enni e un 27enne, tutti in regola con il permesso di soggiorno, sono a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Maria Stella Leone con a latere i colleghi Francesco Sora e Cristina Pavarani.

Oggi in aula a raccontare ai giudici come si sono svolti i fatti c’erano le due vittime, fratello e sorella. Quella sera i due erano appena tornati da una festa a casa di amici a Gambara, quando la macchina si era fermata per un problema di batteria. Da via Postumia, i due giovani si erano diretti a piedi verso via San Rocco, nell’abitazione della sorella, per prendere una batteria nuova. Lungo la strada si erano imbattuti nei quattro imputati, che li avevano avvicinati. “Ci hanno bloccati e strattonati”, ha raccontato, attraverso l’interprete inglese, il 26enne nigeriano, che ha detto di essere stato colpito con un calcio al ginocchio. Nel frattempo la sorella era riuscita a fuggire, anche se inseguita da uno dei malviventi. “Sembravano ubriachi”, ha detto la ragazza in aula. Da parte sua il fratello ha riferito di aver cercato di afferrare il cellulare, ma che uno del gruppo gliel’aveva tolto di mano, mentre un altro da dietro gli aveva strappato la catena d’oro che aveva al collo. “Se avessi reagito”, ha detto, “mi avrebbero accecato e tagliato un orecchio”.

Quando la vittima era riuscita ad allontanarsi, aveva raggiunto l’abitazione della sorella dove lei lo stava aspettando. Insieme ad un cugino chiamato in soccorso, i due erano poi tornati alla macchina con la batteria nuova per poi dirigersi dai carabinieri. Per il giovane nigeriano erano state necessarie le cure dei medici del pronto soccorso che gli avevano diagnosticato otto giorni di prognosi.  Ai militari, fratello e sorella avevano raccontato di non conoscere gli aggressori, ma di averli visti spesso stazionare davanti alla Caritas. In aula il nigeriano ha raccontato che i carabinieri si erano presentati in via Sant’Antonio del Fuoco, ma che don Antonio Pezzetti, il direttore, era riluttante a farli entrare per la perquisizione. A quel punto i militari avevano chiesto di vedere i passaporti di tutti gli ospiti. Dalle foto le vittime avevano riconosciuto i quattro connazionali. Cellulare e catenina, però, non sono mai stati ritrovati.

Oggi in aula il pm Fabio Saponara ha mostrato delle foto ai due nigeriani, ed entrambi, a distanza di un anno, hanno riconosciuto i quattro imputati. I due fratelli hanno anche riferito che a distanza di tre settimane dal fatto, a casa loro si era presentato il sacerdote della loro parrocchia. “Ci ha chiesto di non occuparci di questo caso perché queste persone, che evidentemente sapevano che frequentavamo la parrocchia, avrebbero risarcito quello che era stato rubato”.

Per sentire altri testi, tra cui i carabinieri e don Antonio Pezzetti, il collegio ha rinviato l’udienza al prossimo 4 febbraio. I quattro imputati sono difesi dall’avvocato Maria Laura Quaini, che ai due fratelli ha fatto una serie di contestazioni  su alcune contraddizioni emerse nel verbale di denuncia. Secondo la difesa, quella sera il gruppo si trovava in discoteca e alla Caritas era rientrato verso le 21, quindi più di un’ora prima della rapina, dove erano rimasti fino all’arrivo dei carabinieri.

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Commenti
  • Paolo

    EEntrino siorri, entrino tutti”……una casa decisamente …”accogliente”….