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Acquistarono gioco del lotto non autorizzato, tre negozianti a giudizio

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Avevano comprato tagliandi non  autorizzati dai Monopoli di Stato, tanto che si erano trovate in negozio la guardia di finanza che aveva posto tutto sotto sequestro. Ora tre commercianti cremonesi, titolari di un negozio del centro e due della periferia, sono finite a processo davanti al giudice Francesco Sora con l’accusa di aver esercitato abusivamente l’organizzazione del gioco “Cogli il numero”, da considerare quale gioco del lotto o di scommesse o di concorsi pronostici che la legge riserva allo Stato. Quattro anni fa le tre negozianti avevano ricevuto nel loro esercizio commerciale la visita di una donna munita di tutta una serie di documenti e certificati dei Monopoli che attestavano la regolarità di “Cogli il numero”. Il gioco era stato acquistato per una somma di poco inferiore ai 200 euro. “Sembrava tutto regolare”, ha detto una delle imputate, che il 6 agosto del 2009 non era presente in negozio. “C’era mio figlio, che ha comprato da una donna i lotti dei biglietti. Il giorno dopo è arrivata la finanza e ha perquisito tutto”. Fuori dall’esercizio era stato appeso il tabellone che pubblicizzava il gioco. “E’ rimasto esposto neanche 24 ore”, ha detto la titolare. L’avevamo visto esposto anche in altri locali. Mio figlio si è fidato”. L’imputata ha raccontato che dopo la visita della finanza, in negozio si era presentato un uomo dicendo che doveva ritirare tutti i documenti che la sua collega aveva lasciato al momento dell’acquisto del gioco. “Quei documenti ce li ha la finanza”, aveva risposto la titolare, che ha raccontato che alla fine della vendita dei biglietti, come era scritto sul regolamento, avrebbe ricavato 110 euro. Lo stesso “modus operandi”, la coppia di venditori l’aveva utilizzato con le altre due commercianti. Una delle imputate ha ricordato di aver ricevuto la visita dell’uomo che era tornato per riprendersi la documentazione. Voleva essere pagato. “Se no ti spacco tutto”, le aveva detto. A suo tempo le negozianti avevano sporto denuncia (sia l’uomo che la donna che si erano presentati nei negozi sono imputati in un procedimento a parte per truffa), ma questo non le ha risparmiate dall’essere a loro volta accusate di aver comprato il gioco che, secondo la finanza, non poteva essere commercializzato proprio perché non autorizzato. A far scattare l’indagine dei finanzieri di Cremona era stata la segnalazione di alcuni esercenti. “I nostri clienti hanno fatto l’acquisto in buona fede”, hanno detto i difensori, gli avvocati Paolo Brambilla, Francesca Ponti e Chiara Fredi. Le imputate rischiano una condanna che va da sei mesi a tre anni. La prossima udienza è stata aggiornata al prossimo 18 dicembre per la sentenza.

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