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Feste natalizie: tre spettacoli al Ponchielli

sogno

Feste natalizie al teatro Ponchielli. Sono tre le rappresentazioni in programma. Il 26 dicembre alle 16 va in scena Sogno di un valzer, operetta di Oscar Staus, con la Compagnia Corrado Abbati, il 31 dicembre alle ore 22 e il 1° gennaio alle ore 16 lo spettacolo PaGaGnini, il 5 e il 6 gennaio alle ore 16 e alle ore 18 Un Canto di Natale.

Sogno di un valzer

Sogno di un Valzer di Straus è un classico, un affresco dipinto con i diversi stili del valzer: una sorta di simbolo dell’operetta grazie anche alla storia d’amore che racconta: una storia più vera di altre. Una storia moderna che potremmo ritrovare anche oggi perché in Sogno di un Valzer i sentimenti, le azioni, le reazioni, e gli immancabili momenti comici non sono così prevedibili…e poi? E poi e soprattutto c’è la musica, quella proprio è … un sogno. Lasciamoci emozionare.

Pagagnini

PAGAGNINI unisce in un unico show musica classica, il virtuosismo artistico del violinista Ara Malikian e humour farsesco. Il risultato è un divertente e sorprendente “Dis-Concerto” che passa in rassegna alcuni dei momenti più alti nella storia della musica classica combinati in maniera ingegnosa a motivi popolari.

È da questa combinazione di stili che si crea un medley di emozioni, un concerto in cui la serietà e la solennità della musica si sposano meravigliosamente con momenti di sottile umorismo.

Questo particolare espediente si unisce all’elegante e virtuosa interpretazione di quattro eccezionali musicisti, affascinando il pubblico più o meno esperto, di tutte le età e di qualsiasi provenienza geografica.

Il genio personale di Paganini è stato un riferimento di particolare importanza durante la creazione di tutto lo spettacolo, non solo nel titolo. Le complesse composizioni del violinista, il suo carattere e le sue interpretazioni talentuose, riflettono lo spirito di PAGAGNINI.

Allo stesso modo, le gag dello spettacolo ci conducono ad una nuova visione di quella che viene chiamata “musica classica contemporanea”, passando dagli U2 a Serge Gainsbourg.

Un canto di Natale

Questo spettacolo è innanzitutto musica.

In una piccola scena adagiata sulla cartina di Londra tre musicisti accompagnano il racconto.

Il racconto è uno dei più conosciuti di Charles Dickens: Il Canto di Natale.

Ci piace Dickens, in questo momento ancora di più, non tanto per il suo linguaggio obsoleto o per la elaborata costruzione del racconto, quanto per il suo sguardo preciso, tagliente, decisamente “moderno” sull’infanzia e sulla costellazione di adulti che la circonda. Non fa sconti Dickens nel Canto di Natale, il cattivo è decisamente cattivo, il povero povero, il freddo taglia e uccide.

Ma se si considera con sguardo attento il vero centro della storia: un bambino malato che morirà se le ombre del futuro non muteranno, si capisce che qualcosa può accadere, che il cambiamento non è impossibile ed è nelle nostre mani, nelle mani degli adulti che decidono, scelgono, prendono posizioni.

E gli adulti possono essere visitati dagli spiriti del passato, del presente e soprattutto del futuro, possono e devono considerare la loro storia ed avere preveggenza sul futuro, possono e devono cercare di mutare le ombre di questa storia per darle un lieto fine.

Nello spettacolo il Natale non è considerato come l’unico giorno dell’anno in cui si possono compattare affetti e rivivere legami, ma come “ogni giorno” che al risveglio può essere considerato una festa, magari senza regali, perché in fondo è…

…“Natale se lo vuoi

né asini né buoi

ci siamo solo noi

Un pensiero in armonia

le luci nella via

basta anche la torta di mia zia”

Questo è uno spettacolo in cui si parla di ricchezza e povertà, povertà che non fa di certo rima con dignità.

Perché

“La dignità non la compri e non la vendi

la dignità è un patto con te stesso

la dignità è non essere un oggetto

la dignità è saper cos’è il rispetto”

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