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Film-documentario sulla vita in carcere, mercoledì sera al Filo

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Appuntamento mercoledì 22 (ore 21) al cinema Filo con la proiezione del film-documentario “Levarsi la cispa dagli occhi – leggere e scrivere aspettando la libertà” girato nel carcere di massima sicurezza di Milano Opera. Si tratta della tappa cremonese di un tour che sta approdando in diverse parti d’Italia. Alla proiezione saranno presenti i registi  Carlo Concina e Cristina Maurelli, l’autore delle musiche Francesco Pederzani e alcuni protagonisti del film.
A firmare le musiche è, tra l’altro, Francesco Pederzani, cremonese (di Piadena). Inoltre il laboratorio di liuteria in cui viene ritratto uno dei detenuti poeti protagonisti del film è stato tenuto da alcuni mastri liutai della città di Cremona.
“La vita in carcere è sempre uguale” scrivono gli autori, spiegando le motivazioni che li hanno spinti a impegnarsi in questo progetto. “I detenuti hanno tanto tempo e poco spazio: una cella piccola e spesso affollata (dove trascorrere la gran parte della giornata), l’ora d’aria in un cubo di cemento vuoto (dove il muro che divide dal mondo di fuori diventa visibile e tangibile), gli spazi di lavoro (per chi può avere una occupazione). E tanto tempo per pensare, dormire e più spesso guardare la Tv. Poche relazioni, tutte potenzialmente “pericolose”, pochi momenti di confronto, poco dialogo con gli altri e con se stessi.
Per questo lettura e scrittura possono essere la salvezza, un modo diverso di vedere la realtà e di ripensare il proprio io”. Il carcere di Milano-Opera all’interno del quale da quasi vent’anni, è stata percorsa faticosamente questa via, con l’instancabile lavoro di volontari ed educatori, è sembrato agli autori un ottimo esempio da raccontare.
“Siamo entrati con le telecamere nel carcere di Milano-Opera per circa sei mesi, ripreso con mille difficoltà tecniche gli spazi di cui avevamo autorizzazione, spesso vincolati da ragioni di sicurezza e di opportunità” raccontano ancora gli autori. “Quello che abbiamo trovato è una umanità pronta a raccontarsi, a mettersi in gioco e a portare una testimonianza della necessità e urgenza di coltivare la propria mente e la propria anima, di esprimere la propria unicità poetica di esseri umani.Al di là degli errori del passato, al di là della propria storia personale, questi uomini nella maggior parte dei casi rinchiusi da molti anni negli spazi angusti del carcere, ci hanno restituito un messaggio che riguarda tutti noi: una ricerca del senso della vita e del significato della Libertà”.

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