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Operaio morto sepolto nello scavo, un anno al direttore dei lavori

infortunio

Con l’accusa di omicidio colposo, il giudice Pierpaolo Beluzzi ha condannato ad un anno, pena sospesa, Achille Bonoldi, 66 anni, di Vescovato, residente a Sesto ed Uniti, nel 2009 coordinatore della sicurezza, direttore dei lavori e progettista nell’area del cantiere, teatro, il 2 dicembre di quell’anno, di un infortunio mortale sul lavoro. Vittima, Alberto Ferrazzano, operaio di 39 anni originario di Potenza ma residente a Colorno, in provincia di Parma. L’uomo era stato travolto, schiacciato e sepolto da un cumulo di terriccio franato nello scavo dove stava lavorando nel cantiere edile di Casanova del Morbasco. Per l’imputato, il pm onorario Barbara Tagliafierro aveva chiesto la condanna a due anni, pena sospesa. Per quanto riguarda il risarcimento danni, Bonoldi e’ stato condannato a risarcire la vedova con una provvisionale di 50.000 euro, mentre i due figli di 40.000 euro ciascuno. Di quello scavo, secondo alcuni testimoni della difesa, Bonoldi non era stato informato. Per l’accusa, invece, l’imputato non poteva non sapere dei lavori. In aula i legali di parte civile, gli avvocati Luigi De Giorgi, Giuseppe Negri e Mauro Pelizzoni, hanno parlato di “macroscopiche violazioni delle norme piu’ elementari”. Da parte sua, l’avvocato difensore Cesare Gualazzini ha sottolineato il fatto che Bonoldi fosse l’unico ad avere una copertura assicurativa adeguata. “Per questo bisognava incastrare lui”. Il legale ha puntato il dito contro Sacchi, il committente, la cui posizione e’ gia’ stata archiviata. Ma per Gualazzini, “Sacchi ha prodotto documenti taroccati e fatto dichiarazioni false”. Per l’avvocato, “era lui il responsabile dei lavori. Qui avrebbe dovuto esserci Sacchi, non il mio cliente. E’pazzesco quello che hanno fatto,  uno scavo allucinante”. Nel processo sono stati sentiti alcuni testimoni che quel giorno si trovavano sul cantiere.  “Abbiamo sentito gridare”, hanno dichiarato. “Aveva tutta la terra addosso e noi ci siamo messi a scavare per tirarlo fuori”. Ma Ferrazzano, dipendente di un’azienda di Sissa, marito e padre di due figli, non era riuscito a sopravvivere. Quel giorno la vittima stava lavorando insieme al suo datore di lavoro, Gianni Storci, 61 anni, di Trecasali. La ditta Storci era incaricata della realizzazione di lavori di scavo e posa delle fognature. Il 2 dicembre del 2009 il geometra Storci aveva già realizzato un fossato della profondità di due metri e largo 60 centimetri, e aveva depositato il materiale di risulta in parte sul ciglio dello scavo e in parte sul cassone di un autocarro. Improvvisamente una parte della parete caricata con il materiale di risulta era franata per un tratto di circa sette metri, sorprendendo Ferrazzano che in quel momento si trovava all’interno dello scavo. Il 39enne era stato letteralmente sepolto dalla terra.

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